Inter da rottamare Servono 100 milioni per la rifondazione

Per rifare l’Inter servono 100 milioni di euro, poco più del bilancio in rosso (-87 milioni) di quest’anno. Lo diceva l’anno passato Rafa Benitez. Gli bastarono due mesi di lavoro per capire. Ma non fu preso sul serio. Liquidato come un provocatore. Lo aveva detto anche Mourinho, ma in altra forma: voglio sei giocatori nuovi. E certo non chiedeva ragazzi della Primavera. Potrebbe bastare per spiegare il 17° posto (mai capitato dopo 9 giornate: alle statistiche un 16° posto nel 1930-31, serie A da 18 squadre), il “- 11 punti“ dalla Juve, il “-10“ rispetto all’anno passato. Oggi l’Inter deve pensare alla salvezza, che poi nessuno creda alla retrocessione è altra storia. Mai dire mai. In contemporanea meglio pensare al mercato: c’è la Champions di mezzo. Tevez? Costa 30 milioni. Due centrocampisti di qualità (oltre al genoano Kucka) diciamo Montolivo e un giocatore che unisca sostanza e determinazione. Il brasiliano Casemiro, classe ’92? Rischia solo di essere l’ennesima scommessa. Serviranno almeno altri 30 milioni. Si fa presto ad arrivare a 100.
Sabato sera Moratti ha alzato il finestrino dell’auto quando un tifoso gli ha gridato: «Ranieri va bene, il mercato no». Sintesi perfetta per capire i mali dell’Inter e tornare alle previsioni di Benitez. Il problema stavolta non è il tecnico, che peraltro ha cercato di distillare ottimismo («Magari a Natale faremo altri conteggi. Io vedo la squadra in crescita») a costo di uscirne male come intenditore di calcio. La frase più ingenua? «Ho inserito Castaignos perchè in allenamento è sempre il migliore». Ecco, appunto, se l’olandesone è il migliore (è già la seconda volta che l’allenatore parla così) eppoi sparisce in partita contro altro tipo di avversari, forse i compagni non sono tanto forti o tanto vispi.
Parlare con i numeri rischia sempre di essere riduttivo, ma dice qualcosa: l’Inter non subiva 16 reti in 9 giornate dal 1932-33, ovvero da 79 anni, ma era quinta in classifica. E i gol fatti erano 23 contro i miseri 11 di oggi. Si dirà: anche l’anno passato la squadra era a quota 11: Eto’o, da solo, ne aveva segnati sette. Ecco, appunto, ringraziatelo: ha nascosto, o disinnescato, molti guai. Solo nella prima stagione di Mancini (2004-05) l’Inter subì di brutto in nove partite (14 reti, 5ª in classifica): guarda caso quando l’allenatore cominciò a costruire l’Inter che poi sfociò in quella del Triplete. Che ora si sta sgretolando. Il calcio manda segnali, basta saperli leggere.
E se Moratti cerca di mantenere una calma apparente. «Sono un po’ dispiaciuto», ha detto ieri. Eppoi ha confermato di aver capito il messaggio: «Il problema non è Ranieri. Bisogna avere pazienza. A gennaio vedremo la situazione». Dallo spogliatoio escono segnali di fumo. Milito sbuffa parole. Sneijder urla ai compagni, senza trovare altrettanto fiato in campo. Zanetti ha aumentato numero delle prediche e delle buone intenzioni. La squadra è usurata fisicamente, le ricadute sono tante. Diciotto giocatori su 28 già finiti in infermeria. Ci eravamo dimenticati forse di antichi dubbi sulla gestione medica? Ieri Maicon ha nuovamente alzato bandiera bianca: stiramento al bicipite femorale della gamba sinistra. Ci vorrà un mese per tornare in campo. Thiago Motta, Cambiasso e Sneijder sono sempre in ansia per dolorini preoccupanti e limitano gli allenamenti. Mercoledì in Champions, contro il Lilla, qualcuno rischia di starsene in tribuna.
Ranieri potrà recuperare i due stopper (Samuel e Ranocchia), ma quanto potranno davvero fortificare la difesa? L’argentino non è più un muro e l’italiano sta diventando una promessa mancata: poco svelto e un po’ingenuo. Qualcuno dovrà cominciare a valutare la dismissione del gruppo argentino: tutta gente ad alta fedeltà, però gli anni, gli infortuni e il naturale invecchiamento dovrebbero indurre a prendere decisioni anche dolorose. Certe valutazioni sono difficili da comprendere: per esempio, perchè rinnovare l’ingaggio a Lucio? Errore già scontato con Milito. Forse all’Inter dovrebbero parlarsi, parlare un po’ più di calcio tecnico e un po’ meno di nemici e complotti. Stavolta l’arbitro non si è accorto di un rigore contro (fallo su Marchisio): sarebbe stato il sesto. E se tutti questi guai non capitassero per caso, nemmeno i rigori? Non conta la politica del pallone, conta la politica del mercato e della società. Ora l’Inter si aggrapperà alla Champions dove fila come una grande squadra. É ancora campione del mondo. Ma vedi Zarate (zero gol in 8 partite di campionato) e te lo dimentichi.