Inter sonnolenta, ma è già padrona

I nerazzurri non sprecano l’occasione per allungare, ma devono ringraziare i solisti. Cagliari costretto a chinare la testa. Cruz leva d’impaccio Mancini. <strong><a href="/a.pic1?ID=228206" target="_blank">Roma bloccata sullo 0-0 dal Torino</a></strong>

Cagliari - Meno male che c'è il Ricardo, nel senso di Cruz, e l'Inter non lascia rimpianti, né concede speranze. Il campionato e il Cagliari ancora una volta hanno chinato la testa. Da queste parti la gente nerazzurra ha una bella tradizione: onorata anche ieri sera, nonostante un primo tempo da squadra affannata. Ma dove non arriva l'Inter, arrivano i suoi solisti. E così è stato. È bastato chiamar Cruz al risveglio per veder gol e occasioni. Il gaucho silenzioso ha inanellato la nona rete della collezione in campionato, il tanto per mettersi a pari con Ibra. Poi è stato gioco da ragazzi con ciliegina finale per il palato di Suazo. E così l'Inter va, più sola che mai, più convinta di sempre, regina di un campionato un po' troppo sonnolento.

Subito fischi per Suazo, di tutto e di più contro i propri giocatori. Il pubblico di Cagliari ieri sera aveva la faccia del cielo della città, nuvolo e rabbuiato, e del suo clima, freddo e piovoso. Intorno a Cagliari monti coperti di neve, sul campo Inter a tre punte: a suo modo, ciascuno ha cercato di essere sorprendente. L'Inter a tre punte, per il vero, era la riedizione di quella vista in Champions. Ma solo nei nomi, non certo nel modo di giocare e di trovare ispirazione. Inter per un tempo lenta e imprecisa, incapace di mettere nell'angolo un Cagliari non proprio eccitante. Del resto il pubblico della curva ha fatto subito intendere che questa squadra ha bisogno di attributi finora sconosciuti. Ma l'Inter, almeno per un tempo, non ha saputo approfittare di certi disagi. Un po' involuta a centrocampo, senza mordente in attacco, con piccole crepe nell'assetto difensivo, ha lasciato ai sardi troppa tranquillità. Partita da armistizio, ben sapendo, invece, di dover sfruttare l'occasione per allungare il passo in classifica.

Per un po' il Cagliari ha cercato la porta con più credibilità. L'Inter ha bofonchiato calcio. Suazo ha cavato un destro, in onore del personale revival. Conti ha provocato qualche brivido a Julio Cesar. Crespo si è mangiato l'unica vera occasione del primo tempo, calciando come una tigre con le unghie spuntate. Chivu, nel mezzo del cammin del suo esser leader a centrocampo, ha invece proposto l'unico vero brivido ad alta tensione fiondando, letteralmente, una palla sulla traversa. Spiccioli di gloria per una squadra che ha abituato tutti a concretezza e cinismo. Il Cagliari ne ha cavato i frutti possibili e il suo pubblico non ha potuto che ringraziare Suazo quando, dopo una decina di minuti, ha presentato un atto d'amore: Chivu bombarda da fuori area, Marruocco respinge servendo l'assist all'ex e quello calcia fuori come il più maldestro dei brocchi.

Omaggio della ditta, ma l'ultimo dell'Inter perchè, dopo due minuti, Cruz si è lavorato la sua prima palla decente sotto area e ha chiuso infilando il portiere e cancellando l'esasperato buonismo dei suoi compagni. Vero che, nella ripresa, la gente nerazzurra è stata subito più determinata. Mancini ha chiuso con le tre punte, spedendo in campo Cesar per Crespo, la squadra si è assestata su basi più solide. E il Cagliari ha cominciato a soffrire davvero. Si è ben visto: Cruz e Suazo hanno creato occasioni sventate dal portiere. Cruz è arrivato al quasi gol, se Bianco non avesse messo piedino salvatore. Infine Cordoba s'è fatto gigante in area salendo di testa il tanto per mandare in tilt tutta la difesa, Marruocco respinge e permette a Suazo il gol del buon ricordo. Solo suo, ovviamente.