Inter targata Brasile: Cesar e Adriano "acquisti" a sorpresa

Attorno alla loro prova e al sigillo del solito Crespo ruota il successo nerazzurro. Il gol del 2 a 0 firmato dall’ex laziale, l’Imperatore raccoglie consensi

Milano - Inter brasiliana con tocco del gaucho che non ti tradisce mai. Inter sperimentale con resurrezione di questi nostri fantasmi: Cesar e Adriano, tanto per non confondersi. Inter che sta cercando copione più rassicurante ed ancora non l’ha trovato. Un gol nel primo tempo, quando Mancini aveva chiesto di chiudere la partita. Stato di ipnosi per una decina di minuti della ripresa, fotocopia del secondo tempo giocato contro l’Udinese. Finale da Inter con la partecipazione straordinaria di Ibrahimovic che, una volta di più, ha dimostrato di essere terra di confine tra l’Inter della straordinarietà e quella della normalità. Molto più di Figo, che se n’è andato col muso, convinto del reato di lesa maestà.

Cose da Inter, non ancora quella scudettata dell’anno passato che sembrava un panzer schiaccia speranze. Questa lascia spazio e fantasie a tutti, ma comincia a prender le misure per calibrare meglio il campionato e continua con il modulo dei quattro centrocampisti, quello più rassicurante per una difesa ancora impacciata. Oggi la gente di Mancini è seconda dietro la Roma, ma l’Inter di ieri è stata squadra con la voglia addosso, non sempre con la lucidità per stendere l’avversario. Lo ha tramortito con la zampata di valdanito, al secolo Hernan Crespo. Lo ha distrutto con l’aparecido Cesar, affilato coltello serramanico che è stato, anzi è tornato ad essere dopo lungo torpore, giocatore di qualità. Stravaganze del mercato: Cesar è rimasto giocatore per caso di questa squadra non avendo trovato compratore. Due anni fa era una scommessa (poi perduta) di Mancini. Oggi è uno dei suoi migliori acquisti: capitale che ritrova valore, che comincia a valere (aveva giocato bene anche a Empoli) il prezzo dello stipendio. Anima filante della sponda sinistra, inutile chiedergli protezione difensiva, ma quando c’è da andare vola come una gazzella. Ieri penetrava dappertutto, ogni tanto esagerava, ma l’Inter se l’è goduto.

Samba brasiliano nerazzurro, quasi una novità avendo di solito nella compagnia argentina cuore e anima della squadra. I brasiliani erano cinque, tutti quelli a disposizione della rosa di Mancini. Gli argentini solo tre. Poi c’era Figo che parla la stessa lingua, nel senso calcistico ed anche in quell’altro. Ciascun ha fatto la sua parte. Rassicurante Julio Cesar, devastante Maicon che ha infilato palle per compagni che non sempre l’hanno assecondato. Onesto Maxwell. Imperioso Cesar, azione del gol compresa: Ibra lo smarca e lui sfrutta il contropiede con la sberla del killer. Patetico l’inizio di Adriano che poi si è rinfrancato, ha sentito il motore prender giri ed ha concluso la partita a lingua di fuori, però molto più sicuro e felice del suo essere calciatore. Nel primo tempo l’ex imperatore ha buttato qualche bel pallone servito da Maicon, però ha messo zampa, spalla, mano (non si è ben capito) nell’azione che ha fatto schizzare il pallone là dove stava appostato Crespo, inossidabile killer a dispetto di infortuni e lunghe fatiche per tornare in campo. Valdanito è il Bot di Mancini e qualunque altro allenatore: se la palla è da gol, sicuri che finisce dove deve. Rapinatore e mestierante, intuitivo e fantasioso. Il gringo ha messo piede anche in un altro paio di azioni che potevano portare al gol. Adriano si è mangiato alcune occasioni. Il Catania ha messo due volte i brividi a Julio Cesar. Poi ecco Cesar e passa la paura. Sarà peggio in Champions.