Inter, trazione anteriore per evitare la prima stecca

Adriano-Martins per sgonfiare lo spauracchio Donetsk. Lucescu: «Col Milan battuti dall’arbitro»

Gian Piero Scevola

nostro inviato a Donetsk

La nuova Inter di Mancini-anno due riparte da Donetsk in Ucraina per tentare l’avventura nella coppa più bella. Contro i «minatori» dell’ex Mircea Lucescu (Donetsk, capitale del carbone, significa minatore), nello stadio dominato dalla gigantesca statua di Sergej Bubka, i nerazzurri hanno l’opportunità di iniziare nel migliore dei modi una stagione che tutti si augurano sia finalmente quella buona.
«Siamo venuti qui per vincere, anche senza tifosi, per abituarci al silenzio di San Siro, squalificato, nel ritorno», l’affermazione perentoria di Roberto Mancini che ha anche ammesso: «Questa è la rosa più forte che ho finora allenato, mai avuti tanti campioni tutti insieme come quest’anno. E l’atmosfera che si respira è davvero diversa rispetto al passato». Una confessione che rischia di essere una autentica spada di Damocle sulla testa del tecnico, anche perché gestire tanti galli nel pollaio non è certo facile. Ma Mancini è uno che non si tira mai indietro e allora «anche se squadra peggio dello Shakhtar non poteva capitarci, visto che ha già cinque turni di campionato nelle gambe e gode di un’ottima condizione fisica senz’altro migliore della nostra», l’ottimismo è di rigore.
«Sarà una partita difficile, dura, più impegnativa di quella di un anno fa quando nei preliminari il Basilea ci fece soffrire», ammette Mancini. «C’è un certo Lucescu che è un grande allenatore, le sue squadre giocano bene, conosce il calcio italiano e soprattutto l’Inter. Ricordo che nella passata stagione fece soffrire il Milan che alla fine però vinse. Questo Shakthar è da temere e rispettare, anche perché è composto da ottimi giocatori, diversi brasiliani e in particolare Matuzalem, un tipetto che sa sempre dove mettere il pallone».
Dopo l’elogio agli avversari, Mancini lancia il guanto di sfida: «Ma noi siamo l’Inter, i nostri obiettivi sono ambiziosi e già dalla prima partita vera abbiamo le idee chiare: ci interessa solo vincere». E le idee così limpide del tecnico porteranno a qualche clamorosa novità nella formazione: l’impressione generale è che Julio Cesar venga preferito a Toldo tra i pali, una esclusione che il portiere italiano non sembra proprio gradire (maretta in vista). Così come altre novità potrebbero registrarsi a centrocampo dove Veron rischia la panchina a favore di Pizarro. Salvo che Mancini decida per una linea di piedi buoni formata appunto da Cambiasso, Veron, Pizarro e Stankovic. Considerato che davanti Adriano e Martins appaiono intoccabili, si tratterebbe di un’Inter a trazione fortemente anteriore che potrebbe anche soffrire l’aggressività e il pressing degli avversari. Ma, bontà sua, Mancini ha detto di non avere problemi: «Certo, qualcuno resterà fuori, i musi lunghi sono sempre gli stessi». Ma questa è l’Inter, appunto, non una squadretta qualsiasi.
Anche Mircea Lucescu sa bene che questa è l’Inter, al punto che subito mette le mani avanti: «Siamo in grado di eliminare i nerazzurri, un club che mi è rimasto nel cuore per la grande signorilità di Massimo Moratti. Ma attenzione, pretendo che l’arbitro ci lasci giocare in undici e non ci penalizzi come un anno fa contro il Milan quando un nostro giocatore venne ingiustamente espulso per un fallo veniale a centrocampo, mentre i vari Cafu e Gattuso vennero graziati per falli più gravi. Anche se poi, alla fine, non sarebbe per noi una tragedia perdere con l’Inter». E Matuzalem ricorda e ammonisce: «All’Inter ho fatto un gran gol quando giocavo nel Napoli, ho un senso di rivalsa nei confronti del calcio italiano e non vedo l’ora di tornare in Italia».