Inter da tremarella: sembra quella di Lippi Anche Benitez in tilt

Il ricordo è da amuleti a tutto campo. Chi li ha in tasca, o chi altrove, ne faccia buon uso. Era dall’anno 2000, infausta stagione partita con Lippi in panchina (vabbè, una giornata soltanto) che l’Inter non subiva così tante sconfitte alla quindicesima giornata. Ne contò 5: una di Lippi appunto e le altre a carico di Tardelli e furono il segnale di una stagione da dimenticare. Non solo per gli acquisti di Vampeta, Gresko, Hakan Sukur e la cessione di Pirlo e Mutu. Stavolta nulla è perduto, neppure l’onore. Ma l’Inter si interroga: cosa succede? Perchè mai? Che fare? Quattro sconfitte fanno male, tre subite in scontri diretti(Roma, Milan, Lazio), da sei partite la squadra prende gol e non è un caso che anche Xavier Zanetti abbia additato una delle ragioni: «L’assenza di Samuel per noi è fondamentale. Stiamo subendo troppi gol».
Il conto alla rovescia e cominciato: dieci giorni alla prima partita del mondiale per club ad Abu Dhabi e ci sono dieci buoni motivi per non sentirsi tranquilli. Basterebbe sfogliarne uno al giorno per arrivare con la tremarella. Nel mezzo la partita di Champions con il Werder (ieri pari, 0-0, col Wolfsburg): vale il posizionamento nel girone che, normalmente, serve ad evitare le rogne peggiori negli ottavi, ma stavolta dovrà piuttosto evitare un peggior stato di depressione. Non sarà facile. Benitez vorrebbe provare qualche giocatore in vista del mondiale (Mariga, ancora Muntari, Chivu), ma i rischi sono tanti. Stankovic lo ha dimostrato: ha giocato un mesetto, ritrovato un po’ di forma ed eccolo di nuovo dal medico: problema leggero, dice l’Inter, risentimento al muscolo semitendinoso della coscia sinistra. Salta la Champions, sarà pronto per il 15 dicembre (la eventuale finale il 18 dicembre).
Ma, appunto, sfogliando i dieci motivi per non dormire tranquilli, partiamo proprio da Stankovic. 1) serve che guarisca lui, ma che gli altri ritrovino miglior forma. A Roma quando è uscito il serbo, Cambiasso, Thiago Motta e l’improponibile Muntari sono naufragati. 2) L’assenza di Samuel ha trasformato la difesa a livelli di un gruviera. 3) L’assetto difensivo sconta le assenze. A Roma giocava un solo titolare (Lucio) su cinque (Julio Cesar, Maicon, Samuel, Chivu). Le riserve non sono all’altezza e qualunque difesa andrebbe in sofferenza con tanti assenti. 4) L’attacco non regge, Pandev sbaglia troppe reti. Benitez sta tentando il recupero di Milito per Abu Dabhi. Ma è anche vero che il Principe ha già dimostrato di aver la colt inceppata. 5) L’allenatore comincia a battere in testa: la partita con il Parma doveva instillare qualche dubbio sull’atteggiamento difensivo della squadra. Serviva trovare soluzioni, magari ridursi a giocare da provinciale: asserragliati e stretti tra centrocampo e difesa. Invece il tecnico ha preferito continuare a giocare come avesse a disposizione una squadra in buona condizione e con tutti i titolari. Saprà aggiornare la situazione e resattarsi in tempo utile? 6) Gli umori di Moratti possono rappresentare una variabile impazzita. 7) lo scarso feeling del presidente con il tecnico resisterà fino al mondiale, ma rischierà di regalare alibi ai giocatori. 8) La grande paura si traduce nel rischio infortuni. L’Inter ne ha avuti troppi e soprattutto troppe recidive e ricadute. Ogni tanto dovrebbe metterci la faccia il medico. Troppo comodo accusare solo preparatore e allenatore. Il caso Stankovic rende più inquietante il viaggio verso il mondiale. 9) È evidente il deficit di buona stella. Va riconosciuto a Mourinho il fatto di esser Special One in materia. Appunto! Se guardiamo le stelle, l’Inter può tremare. 10) Mancano grinta, concentrazione, determinazione. Difficile riscoprire tutto in una decina di giorni.
Ieri capitan Zanetti ha provato a regalare a tutti la predica del buon pastore: «Crediamoci, stiamo uniti, dobbiamo aver fiducia e ricordarci che siamo forti. Facciamo l’ultimo sforzo al mondiale. Eppoi, nel 2011, ripartiamo alla grande». E l’Inter sa di avere una occasione unica: in dieci giorni costruire un sogno e recuperare tutti gli infortunati. L’alternativa è quella di disfare una squadra.