Inter tutta pazza. Tre gol di Crespo e passa la paura

Rimonta con il bomber. Vince con Materazzi e fa il record di punti

Milano - Il Chelsea ha ancora 17 giorni di tempo per inviare un fax in via Durini, ieri intanto Hernan Crespo ha segnato tre reti, dopo le due dell’Olimpico e quella a Messina, sei in sette giorni.
Comunque a quattro minuti dalla fine Marco Materazzi ha insaccato di testa il gol del 4-3 che vale 93 punti in campionato, nuovo e mirabolante record, mai nessuno meglio dell’Inter. Il campione del mondo è poi rimasto sotto la curva, l’altra, e ha iniziato a gridare «Cinque maggio», aiutandosi con la mano aperta verso il pubblico. Il 5 maggio è rimasto come un fantasma per i tifosi, ma è stato un macigno sullo stomaco di Materazzi che quel giorno pianse e ricordò personalissimi favori agli avversari che stavano affondando i sogni della sua Inter. E quegli avversari erano proprio la Lazio. È passata qualche stagione e di quella Lazio ieri non c’era in campo neppure un superstite, ma il calcio è anche questo, ricordi, sfide, rivincite, un 4-3 che non c’entra niente con quel 4-2, ma agli occhi di Materazzi lo riabilita. C’era una striscione in curva Nord che diceva «Simoni e Cuper anche voi campioni».
Al fischio finale di Banti la gente si è alzata dai seggiolini e ha urlato e poi applaudito quei pazzi che avevano fatto in modo di preparare un altro Roma-Inter quattro giorni dopo. Pandev e Mutarelli dopo sei minuti avevano già messo la Lazio sul 2-0, pasticci di Stankovic, Maicon e Vieira che nel primo quarto d’ora non ha indovinato un solo pallone, distribuendone con simpatia ai laziali che gli giravano nei pressi.
Partita cialtronesca fra due squadre in vacanza, senza obiettivi importanti, eccitate dai traguardi raggiunti. L’Inter ha ripreso in mano il risultato grazie all’argentino del Chelsea, prima che finisse il tempo una punizione di Ledesma che ha colpito il palo interno prima di insaccarsi, ha riportato la Lazio meritatamente davanti. Dopo Toldo anche Julio Cesar c’è finito in mezzo, peraltro con alcuni interventi che hanno evitato il disastro atomico, tipo la respinta su Pandev al 24’ e quella di coscia sul sinistro di Rocchi durante il primo minuto di recupero. Rocchi ha mandato in terapia l’intera retroguardia nerazzurra, più o meno quanto è successo a quella laziale con Crespo che ha portato all’espulsione di Siviglia, avvilito e frustrato. Il centrale difensivo laziale è stato fra i più tonici nella protesta sul terzo gol di Crespo ritenuto in fuorigioco. Smentito da Di Liberatore, guardalinee sotto la tribuna, e poi anche dalle immagini, ma sul campo la delusione deve essere stata forte e incontenibile da parte dei laziali che si erano illusi.
Ridotta in dieci e senza altre energie da spendere, la Lazio si è ritrovata chiusa fra i paletti, dieci minuti di bombardamenti, Ballotta sempre in piedi ma intenso odore di gol nell’aria. È arrivato con Materazzi, il gol del 5 maggio, e ha mostrato l’altro volto dell’Inter, una squadra con dentro ancora qualcosa, magari non esattamente la forza per ribaltare il 6-2 dell’Olimpico ma almeno di lasciare la coppa Italia con la bocca meno amara dopo due edizioni vinte consecutivamente.