Un’intera via «dedicata» all’apologia dell’attentato al premier

Il lavoro è stato senza dubbio eseguito con pazienza e precisione. Anche perché non si è trattato di un blitz frettoloso. Un lungo tratto di corso Gastaldi è stato «affrescato» con cura quasi maniacale da un graffitaro che non ha risparmiato alcuna serranda e ha provveduto a lasciare il segno anche sulle pareti dei palazzi. Tutto per esprimere il proprio totale e incondizionato apprezzamento per Massimo Tartaglia, l’uomo che a Milano aggredì Silvio Berlusconi colpendolo e sfregiandolo con una statuetta del Duomo. Un uomo condannato quasi unanimemente dal mondo politico, con la debita eccezione di chi sogna per l’Italia dei valori condivisi e improntati all’antiberlusconismo.
Genova-città si allinea però ai negazionisti dell’attentato, a chi giustifica il gesto folle, a chi addirittura lo esalta. Tanto che quelle scritte non solo sono state vergate senza che nessuno interrompesse l’opera, ma addirittura non sono mai state rimosse, nonostante sia già passato molto tempo. La solerzia che l’amministrazione dimostra nel cancellare insulti e frasi offensive quando i contenuti sono scomodi alla propria parte politica o risultano comunque politicamente scorretti secondo i canoni della sinistra, in questo caso viene messa da parte. Così, oltre alle scritte documentate nelle immagini sopra riprodotte, campeggiano slogan in rima tipo «Una mitraglia per Massimo Tartaglia», o ancora «Diamo una medaglia a Massimo Tartaglia», ovviamente in attesa del richiesto «Nobel per la Pace». Tutto ciò è tollerato. A Genova nessuno si scandalizza, nessuno insorge, così come in precedenti occasioni. Ogni attività politica regolarmente autorizzata da parte di partiti politici presenti in Parlamento viene impedita con la violenza senza che nessun rappresentante delle istituzioni abbia qualcosa da obiettare. Ministri in visita alla città vengono aggrediti con un coltello, senza che si levi una sola voce di condanna. No global e attivisti di sinistra possono liberamente decidere chi può manifestare e chi no, togliendo se del caso con la forza lo spazio a chi l’aveva chiesto. E d’altronde quando Berlusconi subì un lancio di uova a Sestri Ponente, «Genova» disse che era stato lui a provocare. Oggi le scritte inneggianti a Tartaglia.