«Intercettazioni, 10 anni a chi viola la privacy»

Emanuela Fontana

da Roma

Le pubblicazioni di intercettazioni e conversazioni «assolutamente private», nel caso specifico quelle di ieri mattina sulle Opa bancarie, ma non solo quelle, «sono scandalose». In una passeggiata a Porto Rotondo Silvio Berlusconi si sfoga con i giornalisti. Si dice «indignato» per quanto ha letto, soprattutto per le parti più private delle conversazioni riportate. E annuncia un disegno di legge che imporrà pene severe, «addirittura di cinque o dieci anni» per chi intercetta illecitamente o pubblica intercettazioni. Saranno escluse da queste restrizioni tutte le indagini su mafia e terrorismo.
«Non è più un Paese civile», dice il premier dalla Sardegna, quello dove si possono leggere i messaggi di una donna al suo uomo. In particolare il presidente del Consiglio si è riferito ai brogliacci pubblicati da Repubblica in cui il capo del governo viene citato da vari protagonisti della vicenda Antonveneta, tra cui Emilio Gnutti, Gianpiero Fiorani e Stefano Ricucci. Le pubblicazioni di conversazioni di questo tipo, commenta Berlusconi, «sono una cosa scandalosa» e «violano i diritti dei cittadini». Poi entra nel merito dei contenuti: «Io non ho mai dato adesioni a nessuno», chiarisce alla domanda se abbia dato via libera a Ricucci per la scalata a Rcs. «Ho sentito il governo - dichiara -, Gianni Letta e i ministri, informati sulla vicenda. Io lo sono stato e ho lasciato che il mercato fosse libero e adesso mi sembra che così libero non sia».
Perché queste «incursioni giudiziarie», ragiona Berlusconi, non solo violano la privacy, ma «bloccano la borsa, la società, il mercato. Sono una cosa a cui bisognerà porre rimedio prima o poi. Spero più prima che poi».
Il disegno di legge «per regolamentare la pubblicazione di intercettazioni» sarà scritto «di mio pugno», precisa il capo del governo, che ci stava già lavorando, «un disegno di legge per restringere in maniera molto forte la possibilità per chiunque di effettuare intercettazioni telefoniche». Il ddl verrà presentato alla prima seduta del Consiglio dei ministri. L’obbiettivo: «Punire con pene gravi» chi non rispetta le restrizioni sulle intercettazioni, «perché è grave - insiste Berlusconi - la continua violazione della privacy delle persone con le intercettazioni telefoniche». Gli «ascolti» non verranno limitati «solo nei casi stringenti come la lotta alla mafia o al terrorismo». Per tutti gli altri filoni, chi non rispetterà le limitazioni incorrerà «in pene severe, addirittura di cinque o dieci anni, per chi fa le intercettazioni e per chi le pubblica».
Quello che sta avvenendo, insiste il presidente del Consiglio, «è una cosa assolutamente inaccettabile. Questo non è più un Paese civile - riflette - se possiamo leggere su un giornale ciò che una signora scrive al suo fidanzato o a suo marito come invece è accaduto in questi giorni. Sono cose che indignano - è stata quindi la conclusione del premier -. E io sono assolutamente indignato».