Intercettazioni, Anm contro il ddl: a rischio le indagini sulla mafia

Nel corso dell'audizione in commissione
Giustizia della Camera, il segretario dell’Anm lancia l’allarme: "Con la riforma delle intercettazioni
sarà sempre più difficile indagare
sulla mafia&quot;. E il ministro Alfano va avanti: <strong><a href="/a.pic1?ID=313372">&quot;Separazione delle carriere&quot;</a></strong>

Roma - Con la riforma delle intercettazioni messa a punto dal governo sarà sempre più difficile indagare sulla mafia. A lanciare l’allarme è il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini nel corso della sua audizione in commissione Giustizia della Camera sul ddl intercettazioni.

L'affondo dell'Anm "Formalmente le indagini sulla criminalità organizzata si possono fare - aggiunge Cascini - ma poi nella pratica questo si rivelerebbe impossibile visto che con il provvedimento del governo diventeranno intercettabili solo reati con condanne superiori ai 10 anni". E questo significa che "l’indispensabile strumento delle intercettazioni" non potrà essere usato per tutta una serie di reati compiuti normalmente dai mafiosi come, ad esempio, la turbativa d’asta e l’estorsione. "A meno che - prosegue Cascini - non si voglia sostenere che la mafia sia solo narcotraffico e omicidio". "Con questo ddl, poi - sottolinea l’esponente dell’Anm - sarà impossibile intercettare i detenuti mafiosi quando telefonano in carcere o durante i colloqui con i familiari".

L'audizione a Montecitorio Cascini, nel corso della sua audizione in commissione Giustizia della Camera, ribadisce anche la contrarietà dell’Anm all’ipotesi di estendere il campo di applicazione delle intercettazioni preventive rispetto a quelle processuali. "Abbiamo espresso delle perplessità molto serie - dice il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini - sull’ipotesi di ampliare il novero dei casi in cui sia possibile procedere con intercettazioni preventive a scapito delle intercettazioni processuali". "Questa soluzione ridurrebbe le garanzie fondamentali dei cittadini e - afferma ancora il pm - contemporaneamente comporterebbe anche una drastica riduzione dei possibili accertamenti di gravi fatti illeciti". "Abbiamo ribadito - sostiene Cascini - che l’Anm è favorevole a una disciplina molto rigorosa sulla possibilità di diffondere e di pubblicare intercettazioni telefoniche contenenti fatti non rilevanti per l’accertamento nel processo penale attraverso il meccanismo del filtro anticipato che esclude il materiale non rilevante da custodire in archivi riservati". L’Anm ribadisce anche che "la riduzione della possibilità di utilizzare lo strumento delle intercettazioni, determinerebbe oggettivamente la riduzione della capacità di contrasto dei fenomeni criminali da parte di forze dell’ordine e magistratura". "Riducendo il novero dei reati - conclude Cascini - è nelle cose che si riduca anche la capacità di indagare sulla mafia e sul terrorismo".