Intercettazioni, Berlusconi: "C'è stato di polizia" Stranieri, Fini: non sono d'accordo col premier

Il premier lancia la volata alle Regionali: "Scende in campo al mio fianco per
difendere la libertà". E invita a schierarsi contro il centrosinistra: "Vuole aprire le porte agli immigrati". Ma su questo punto Fini non è d'accordo: "Non sono completamente d'accordo, così non si risolve il problema"

Roma - "Scende in campo al mio fianco per difendere la libertà". Basta questo manifesto, secondo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per far capire la nuova iniziativa ideata dal Premier insieme a Michela Vittoria Brambilla. Durante la presentazione dell’iniziativa Promotori della libertà, il premier ha presentato un video realizzato per le Regionali: "Il nostro governo è rispettato nel mondo mentre l’opposizione è anti nazionale e anti italiana. Non si fa scrupolo di propagandare un’immagine negativa del nostro Paese". Poi ha denunciato: "La sinistra vuiole spalancare le porte agli immigrati". Ma su questo punto è intervenuto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha invitato a non seguire "un approccio collegato alla campagna elettorale" che rischia di essere "fuorviante" e di "non risolvere la situazione".

Il nodo immigrazione Tra i problemi connessi a un possibile ritorno del centrosinistra al governo Berlusconi ha, poi, annoverato l'emergenza immigrazione. "La sinistra vuole spalancare le porte ai cittadini stranieri - ha spiegato il presidente del Consiglio - vuole un’invasione di stranieri perchè pensa che si possa cambiare il peso del voto che ha visto la vittoria dell’Italia moderata". Ma, proprio su questo tema, è intervenuto Fini ricordando che "è notorio che la mia opinione non coincide al cento per cento con quella del presidente del Consiglio. Approfondiremo". Il numero uno di Montecitorio ha, poi, aggiunto che "un approccio collegato alla campagna elettorale è fuorviante e non porta a risolvere la situazione". "Quel che è accaduto a Milano - ha proseguito Fini da Bruxelles - non è dissimile a quanto avviene in tante altre città europee; è un problema europeo con le minoranze culturali e religiose". Soprattutto, ha detto ancora il presidente della Camera, "la sfida non è l’integrazione di per sé, che tutti a parole vogliono, la sfida è cosa significa davvero integrazione, non solo nell’ambito dei doveri, ma anche dei diritti che si è disposti a concedere". Fini ha, quindi, ricordato vari modelli quello francese dell’assimilazione, che "molti credevano fosse la strada da seguire", salvo poi essere smentiti dalla cronaca. O quello olandese o britannico delle enclave, "si parlava del Londonistan - ha ricordato Fini - ma anche qui oggi i primi a discutere di quel modello sono gli stessi olandesi o i cittadini di Sua Maestà".

L'appello agli elettori La proposta è semplice: "un esercito contro il male". Il presidente del Consiglio ha invitato "tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra" a scendere in campo, a formare "l’esercito del bene contro l’esercito del male e dell’odio", un nuovo "movimento che nasca dal basso" e difenda la libertà. "A voi lancio un appello e una proposta", ha premesso il Cavaliere: "L’appello è quello di impegnarvi personalmente e scendere tutti in campo e se avete già preso la tessera, di impegnarvi ad andare oltre". "La proposta - ha proseguito Berlusconi - è quella di creare dei paladini della libertà, un esercito del bene contro l’esercito del male; di chi ama contro chi odia; una forza popolare, un vero e proprio esercito di difensori e di promotori della libertà, composto da uomini, donne, giovani, da italiani che si schierano e si impegnano per difendere e promuovere, proprio come dei paladini, la libertà". Tra gli impegni di questo "esercito", ha spiegato il leader del Pdl, quello "innanzitutto di sostenere l’azione del nostro governo", spiegando ad amici e conoscenti quello che è stato fatto finora. 

Il piano casa "L’impegno dei nuovi governatori del centrodestra sarà fare subito una legge" per realizzzare il piano casa del governo. Questo uno dei punti presentati oggi dal presidente del Consiglio ai "Promotori della Libertà". "Porterò gli italiani a ragionare sulla convenienza che i governi locali siano in sintonia con il governo nazionale", ha continuato Berlusconi senza, tuttavia, nascondere i compiti degli enti locali. "Bisogna - ha spiegato il premier - che le Regioni facciano una legge che dia seguito alla nostra legge". Berlusconi ha poi annunciato quale sarà il leit motiv della sua campagna elettorale, che si baserà appunto sul "pericolo" della vittoria del centrosinistra. "Quel centrosinistra che - ha detto Berlusconi - vuole rimettere l’Ici, vuole raddoppiare le imposte sulle rendite finanziarie, aumentare le imposte sul patrimonio e ridurre il debito pubblico combattendo l’evasione con norme che di fatto introducono uno stato di polizia tributaria".

I rapporti interni al partito "Non esistono scontentezze interne - ha continuato Berlusconi - contrasti dipinti dai giornali sono pura fantasia". "Tra di noi c’è grande stima, motivazione e affetto reciproco", ha voluto sottolineare Berlusconi tornando a "blindare" i vertici del Pdl. "Con molta difficoltà faccio fatica a usare la parola partito. Il Pdl non è un partito come nella tradizione classica", ha poi puntualizzato Berlusconi spiegando di "eseguire gli ordini che mi vengono indicati dall’ufficio di presidenza ma, per esempio, non ho mai indicato i candidati per le elezioni regionali. Sono sempre stato ai bordi della discussione, ho lasciato agli altri decidere". Berlusconi ha, quindi, ribadito che il "Pdl è un partito assolutamente democratico". "Sui vari temi presenti nel programma - ha continuato il Cavaliere - non ci deve essere discussione perchè si tratta di un impegno preso con elettori ma sui temi nuovi non è un leader o un coordinatore che decide ma li organi che si riuniscono e decidono sulle cose". Per il presidente del Consiglio, questa è democrazia: "La minoranza deve adeguarsi".

Inchieste e intercettazioni Durante la presentazione dell’iniziativa elettorale Berlusconi è tornato a parlare anche del tema delle intercettazioni ribadendo che si tratta di "un attacco forte alla libertà perché il diritto alla riservatezza è un diritto fondamentale". Secondo il premier, infatti, le intercettazioni sono solo "secchiate di fango". Quasi sempre "non ci sono reati che emergono con certezza", ha continuato il Cavaliere spiegando che il Pdl "vuole restare libero: amiamo la libertà". "Siamo già tutti sottoposti al controllo dei telefoni e oggi è già uno stato di polizia - ha incalzato Berlusconi - è un sistema barbaro".