Intercettazioni, Berlusconi incassa anche il sì di Prodi

Il leader dell’opposizione favorevole a una legge: «Gli abusi vanno evitati». Per il ministro Castelli «siamo all’anarchia». In Parlamento nove disegni di legge

Massimiliano Scafi

da Roma

Pochi articoli, disposizioni «chiare», sanzioni «severe», tempi rapidi per l’approvazione: la legge sulle intercettazioni potrebbe essere pronta già a settembre. Silvio Berlusconi, deciso a stroncare “verbale selvaggio”, scriverà “personalmente” la nuova normativa e la presenterà alla ripresa dei lavori. L’idea del premier piace, quasi, a tutti: del resto in Parlamento ci sono ben nove Ddl in lista d’attesa e Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, li ha già messi in calendario: «Saranno all’ordine del giorno della prima riunione dopo le ferie». Tra i favorevoli al giro di vite persino Romano Prodi: «Sono d’accordo, gli abusi vanno evitati. Ma occorre riprendere in mano il problema in modo organico e con saggezza politica». E un mezzo sì, «se l’iniziativa resta sul terreno giusto», arriva pure da Pierluigi Bersani.
Gianni Alemanno chiede «una norma che sia garantista senza bloccare le inchieste». Roberto Castelli chiede di fare qualcosa, e pure in fretta «perché qui siamo all’anarchia». «Ci vogliono delle regole più sicure che valgano per tutti - spiega il Guardasigilli -. Qui stiamo parlando di cose che possono incidere sulla vita economica del Paese e non solo su quelle delle singole persone». Una «riforma necessaria» anche per Pecorella: «Non è da oggi che da più parti si denuncia l’uso eccessivo di uno strumento che deve essere limitato a casi eccezionali perché incide su un diritto costituzionale come la riservatezza». Pene per chi pubblica i verbali, uso ristretto ai reati di tipo mafioso, obbligo di distruggere le conversazioni non utili alle indagini, questi i punti principali dei testi in discussione. Ma secondo Roberto Calderoli «il nodo è la magistratura». E pure per Luigi Bobbio, An, ex giudice e membro della commissione Giustizia del Senato, «la questione non è tanto colpire i giornali, quanto porre rimedio a una falla enorme, la mancanza di iniziative nei confronti dei magistrati che forniscono informazioni». Solo così, «con pesanti minacce penali» nei confronti di chi fa circolare le carte, si può bloccare l’emorragia di verbali e difendere «uno strumento di indagine fondamentale».
Si arriverà a un testo condiviso, bipartisan? Antonio Tajani, presidente dei deputati europei di Forza Italia, chiede all’opposizione di «sostenere la proposta di Berlusconi perché i processi vanno fatti nei tribunali e non nelle piazze mediatiche». Ma non tutto il centrosinistra sembra convinto. Secondo Paolo Cento, capogruppo verde a Montecitorio, «serve una legge più rigorosa e rispettosa della privacy e delle garanzie per tutti i cittadini» e quindi «l’iniziativa del premier, se non è la solita mossa per delegittimare la magistratura, può costituire l’inizio di una discussione parlamentare». «Se si vogliono studiare nuove norme di tutela, ben vengano», aggiunge Giuseppe Fioroni, Margherita: «Bisogna consentire ai giudici di indagare, però i procedimenti vanno fatti nelle aule di giustizia, non sui giornali». Ma per Alfonso Pecoraro Scanio «il Cavaliere ha mosso l’ennesimo attacco ai magistrati e ai giornalisti: se ci sono degli abusi, basta applicare le leggi esistenti». Per Oliviero Diliberto «in questi giorni sono emerse commistioni tra controllori e controllati e un operato non limpido del governatore Fazio: discutere di intercettazioni significa spostare il baricentro del problema». Giuseppe Fanfani, Dl, parla di «proposta strumentale», E per Giuliano Pisapia «la soluzione del premier non è solo errata ma controproducente». «La legge attuale - sostiene - è il giusto contemperamento tra diritto-dovere di informare, libertà di stampa, necessità investigative e diritto alla privacy. Il codice già prevede che le intercettazioni devono essere usate solo se indispensabili».