Intercettazioni, Camera approva il ddl Alfano: "Ora basta spiare nel mucchio"

Via libera della Camera alle nuove norme sulle intercettazioni. Toghe in rivolta: &quot;Si uccide la legalità&quot;. Proteste e striscioni dell'Idv. Il presidente Napolitano: &quot;Esaminerò il testo, poi deciderò. Ci sono molte cose da difendere e molte da innovare&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=358191">Il ministro Alfano al <em>Giornale</em></a></strong>: &quot;Troppi abusi e sprechi. Anche deputati dell'opposizione hanno votato sì&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=358196">Csm, tre membri si dimettono
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Roma - L’aula della Camera ha approvato il disegno di legge in materia di intercettazioni. Il testo ora passa al Senato. I voti a favore sono stati 318, 224 quelli contrari. Un deputato si è astenuto. In aula al momento del voto si sono sentite proteste e il grido "Buffoni, buffoni". Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in serata fa sapere che si riserva di "esaminare il testo approvato e di seguire l’iter che avrà in Parlamento per prendere poi le decisioni che mi competono. Certo - ha aggiunto il presidente della Repubblica - ci sono molte cose da difendere e molte cose da rinnovare".

Proteste dell'Idv Protesta dell’Italia dei valori al momento del voto sul disegno di legge sulle intercettazioni. I deputati dell’Idv espongono diversi cartelli in cui si riportano quattro diverse frasi contro il provvedimento. In un cartello c’è scritto "Libertà di informazione cancellata"; in altri appare la scritta "Pdl: proteggiamo delinquenti e ladri", poi vari cartelli con la scritta "Vergogna". Infine, alcuni deputati espongono la scritta "Morta la libertà di informazione, uccisa dall’arroganza del potere".

Lite con la Lega Un "testa vuota" era volato già prima in aula, questa volta però gridato dai banchi della Lega durante l’intervento del capogruppo Idv, Massimo Donadi, che anche oggi ha usato parole "di fuoco" per bocciare il disegno di legge che modifica la disciplina degli ascolti. Voto a scrutinio segreto è stato chiesto dal capogruppo del Pd, ma sono stati diversi i pollici alzati fra i banchi della maggioranza per indicare l’esplicito consenso alle norme che ora l’aula di Palazzo Madama dovrà vagliare. Pienone di ministri nell’aula di Montecitorio dove per il voto è arrivato anche il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi.

Alfano: non si rovinerà più la vita delle persone "Una ventina di deputati dell’opposizione hanno votato il testo del governo". Così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, esprime la soddisfazione per il sì dell’aula della Camera al provvedimento sulle intercettazioni. "Chiederemo - spiega il guardasigilli - una rapida lettura del Senato. Abbiamo raggiunto dopo un anno di lavoro un punto di equilibrio tra la tutela della privacy e la riservatezza delle indagini. Non ci sarà più la possibilità - conclude - di rovinare la vita delle persone".

Grasso denuncia rischi "Siamo in un momento particolare in cui si stanno prendendo delle decisioni legislative che certamente influenzeranno il futuro. Vedremo un po' che cosa succederà. Le nostre previsioni sono per una minore potenzialità dal punto di vista investigativo, e per quanto riguarda l’informazione notizie ritardate e raffreddate". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso.

La replica del ministro "Abbiamo istituito un doppio binario - aggiunge il Guardasigilli - che lascia inalterate le potenzialità investigative dei bravi investigatori antimafia". Così Alfano replica alle perplessità avanzate da Grasso. 

Bossi elogia Berlusconi "Berlusconi ha avuto fiuto, ha capito che la gente era stanca di essere intercettata, e ha avuto buon gioco". Umberto Bossi commenta così l’approvazione del ddl intercettazioni da parte della Camera. E ai cronisti che chiedono se non teme che le limitazioni alle intercettazioni possano indebolire le indagini, il leader della Lega risponde: "Si troverà un’altra via". Infine, sulla ventina di deputati dell’opposizione che hanno votato a favore del provvedimento, Bossi commenta: "C’è confusione, dicono una cosa e ne fanno un’altra... L’importante è che il ddl sia passato, va bene così e non c’è nessuna polemica da fare".

Nuovo attacco dell'Anm "Con queste norme polizia e magistratura avranno le mani legate nei confronti dei criminali e abbiamo il dovere di dirlo ai cittadini". Così Giuseppe Cascini, segretario dell’Anm, ha parlato del ddl intercettazioni intervenendo a 24 Mattino su Radio 24: "Questa legge sostanzialmente abolisce uno strumento investigativo utilizzato in tutto il mondo per contrastare la criminalità". Secondo Cascini, "si potranno fare intercettazioni solo se ci sono evidenti indizi di colpevolezza nei confronti di una persona. Qualcuno dovrà spiegarci perchè non la si arresta una persona così, invece di intercettarlo". "Tutte le intercettazioni a carico di ignoti per omicidio, violenza sessuale, rapine in villa, corruzione o reati finanziari non si potranno più fare", continua il segretario dell’Anm denunciando il termine di 60 giorni: "In un sequestro di persona in corso le intercettazioni dovranno essere interrotte anche se si ascolta che l’ostaggio verrà ucciso nei giorni successivi".

La replica di Cicchitto Sulle nuove norme sulle intercettazioni "c’è un allarmismo che viene da chi vorrebbe tenere in piedi una situazione inaccettabile". Lo dice il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto che spiega: "C’è un sistema che andava regolato e ciò è stato fatto in modo tale da non colpire le indagini che riguardano il terrorismo e la criminalità organizzata, mentre vengono regolate le altre indagini, in termini tali che comunque anche queste possano essere sviluppate". Per Cicchitto il sistema era "andato fuori controllo: prima c’è stato un uso politico della giustizia e a questo ha risposto il lodo Alfano. Poi un uso incredibile, come numero, delle intercettazioni e il fatto che pezzi di queste intercettazioni, riguardanti anche la vita privata di soggetti estranei, andavano a finire sui giornali".

Critiche da Fieg e Fnsi Quella del voto alla Camera sul ddl Alfano "è una brutta notizia per l’informazione, la sua autonomia, il suo valore non meramente materiale". Lo affermano, in una nota congiunta, la Fieg e la Fnsi che "si uniscono ancora per rinnovare al Parlamento, ora in particolare al Senato, e a tutte le forze politiche l’appello ad scongiurare l’introduzione nel nostro ordinamento di limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e di sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori".