"Intercettazioni, chi ne abusa rischia 5 anni"

Berlusconi annuncia il giro di vite contro le intercettazioni telefoniche, unica eccezione le indagini per i reati di mafia e terrorismo. L'impegno del governo per ridurre la pressione fiscale e risolvere l'emergenza rifiuti. Il viatico degli industriali: <strong><a href="/a.pic1?ID=267342">&quot;Ma adesso meno tasse&quot;</a></strong>

Santa Margherita Ligure - «Introdurremo il divieto assoluto di intercettazioni telefoniche». Unica eccezione per le indagini che riguardano reati di mafia, camorra, 'ndrangheta e terrorismo. Davanti alla platea dei giovani imprenditori di Confindustria, Silvio Berlusconi annuncia per il prossimo Consiglio dei ministri un deciso giro di vite. Il provvedimento che sarà approvato, infatti, prevede pene esemplari per i trasgressori: «Cinque anni a chi le ordina e a chi le esegue. E multe sostanziose per gli editori che le pubblicano». D'altra parte, chiede rivolgendosi alla platea, «alzi la mano chi di voi non ha il timore di essere ascoltato ogni volta che parla al telefono». Di mani non se ne vede neanche una.

Il presidente del Consiglio, dunque, è intenzionato ad andare avanti sulla via del decisionismo. Anche perché, dice ricordando i consigli di Margaret Thatcher, se «i primi cinque anni sono serviti per impostare le soluzioni », i prossimi cinque «serviranno a realizzarle». E dunque, avanti come annunciato in campagna elettorale sul ddl intercettazioni. E avanti pure sull'emergenza rifiuti. «Entro luglio», assicura, per le strade di Napoli non ce ne saranno più. Anche se, avverte, «la soluzione decisiva sarà costruire i termovalorizzatori» che «non sono stati fatti dalla sinistra per colpa della sua componente estrema». E ancora: «Se lo Stato vuole restare tale, quando c'è da far rispettare la legalità deve intervenire usando la forza».

Nessun dubbio anche sulle centrali nucleari: «Bisogna partire con celerità per farne subito di nuove senza aspettare la quarta generazione. Ci stiamo mettendo d'accordo anche con degli Stati amici come la Francia perché ci aiutino con la loro tecnologia». Insomma, non si può più attendere perché «dobbiamo chiedere all' estero tutta l'energia di cui abbiamo bisogno».

Il presidente del Consiglio, poi, torna sulla questione tasse. E ricorda quella che spesso chiama «l'equazione del benessere». «Meno tasse per le famiglie, il lavoro e le imprese - dice - significa più consumi, più produzione, più posti di lavoro e più soldi nelle casse dell' erario». «Per pagare tutti meno tasse - aggiunge però - bisogna che tutti le paghino ». E quindi «dobbiamo continuare la lotta all'evasione fiscale», soprattutto «se è vero che il 18-20% del nostro Pil è in nero» e che «ci sono cento miliardi di euro in meno nelle casse dello Stato». Anche se «serve una tassazione contenuta e che sia sentita come giusta» dal contribuente.

Qualche preoccupazione, invece, per il caro petrolio. Tanto che quando al suo arrivo gli si avvicina un giovane imprenditore chiedendogli come stiano andando le cose, il premier risponde eloquente: «Sto comesi può stare con una situazione di caro petrolio così...». Per fortuna, insomma, che «la luna di miele» con gli italiani continua. «Non riesco a entrare in un negozio perché tutti vogliono abbracciarmi. Chissà - sorride - cosa mi succede se non va bene...».

E anche sulla vicenda Alitalia, Berlusconi decide di coinvolgere la platea. Come aveva fatto con i senior di Confindustria, anche ai giovani industriali riuniti a Santa Margherita Ligure chiede di «partecipare direttamente alla cordata». «Un Paese come l'Italia che vuole rimanere una potenza - spiega - non può non avere una compagnia di bandiera». «Chi se la sente di non far parte di una cordata italiana?». E anche in questo caso di mani alzate non ce ne sono