Intercettazioni, il Csm corregge il decreto

Le toghe: le registrazioni illegali vanno distrutte solo davanti al Gip e dopo un contraddittorio tra le parti

Anna Maria Greco

da Roma

Per il Csm il decreto-legge sulle intercettazioni illegali va modificato, per tutelare il diritto di difesa sia dell'imputato sia della parte lesa. La distruzione dei dossier, dice il parere richiesto dal Guardasigilli Clemente Mastella e approvato ieri all’unanimità dal plenum, non può avvenire immediatamente, come voleva il governo, ma dopo un «contraddittorio delle parti, davanti al giudice e con garanzie di riservatezza». In attesa, il materiale va conservato.
Nella stessa seduta dell’assemblea, Palazzo de’ Marescialli decide di fermare le procedure per la scelta dei magistrati tra la funzione di giudice e pm, come prevede la riforma Castelli. E questo, in attesa che il parlamento decida se sospendere alcune parti del nuovo ordinamento giudiziario. Proprio ieri, infatti, il Csm avrebbe dovuto lanciare l'invito a tutti i magistrati a compiere l'opzione entro il 29 ottobre. Della questione il plenum discuterà nuovamente il 12 ottobre, quando le Camere avranno stabilito come intervenire sulla norma della separazione delle funzioni.
È stata, dunque, una giornata densa di decisioni a Palazzo de’ Marescialli. Prima di arrivare al voto unanime sul decreto per le intercettazioni illegali, la Commissione riforma ha lavorato a lungo sul testo, molto critico inizialmente, per mettere in risalto che si condivide la necessità di un provvedimento di tutela della privacy che, sottolinea il vicepresidente Nicola Mancino, «non difende il Palazzo, ma è il più umile cittadino», ma si manifestano dubbi sul modo di proteggere al tempo stesso l'interesse della parte offesa da intercettazioni che possano avere effetti «devastanti». «Se il corpo del reato - fa notare Antonio Patrono di Magistratura Indipendente - non si conserva fino alla fine, per tutelare invece l'interesse della riservatezza, ciò si pone in contrasto con il diritto di difesa sia dell'imputato che della parte lesa».
Il testo finale, scritto dal presidente della Commissione Fabio Roia, suggerisce dunque al parlamento di prevedere che il materiale sia conservato opportunamente, senza rischi di venire divulgato, fino al confronto davanti al giudice alla presenza dell’avvocato della vittima delle intercettazioni raccolte illegalmente. Solo così, secondo il Csm, si armonizzerebbero i diversi diritti in gioco.
«Come si può tenere insieme l'interesse dello Stato alla distruzione delle intercettazioni illegali, con quello della parte offesa che ha il diritto di contestare all'imputato quel che ha fatto, anche in termini di risarcimento?», è la domanda che bisogna porsi, secondo Mancino. Sarà il Parlamento a dare la risposta definitiva, quando mercoledì inizierà la discussione sulla riconversione in legge del decreto-Mastella.