Le intercettazioni dei politici si potranno leggere

Da lunedì gli avvocati potranno consultare, ma non fotocopiare, le trascrizioni delle telefonate dell’inchiesta Antonveneta. Compromesso all’italiana sul braccio di ferro fra Parlamento e
Tribunale di Milano. Mastella soddisfatto: "Non è più necessario
inviare un’ispezione"

Milano - Un compromesso. Che salva la forma e pure la sostanza. Le intercettazioni Unipol rimarranno blindate. Ma sarà una blindatura trasparente. Le telefonate fra Giovanni Consorte e i leader diessini Massimo D’Alema e Piero Fassino potranno essere lette dal plotone di avvocati dell’inchiesta Antonveneta, ma i penalisti non potranno farne copia. E nemmeno scattare foto col cellulare. Dunque, tolto il tappo della segretezza, il contenuto delle conversazioni uscirà presumibilmente dalla bottiglia in cui è rimasto imprigionato per quasi due anni, ma in un clima, come dire?, di sobrietà. Insomma, non gireranno pacchi di fotocopie. Clemente Mastella plaude, Fausto Bertinotti invece sembra prendere le distanze dalla formula escogitata dai magistrati milanesi: «Un parlamentare - afferma il presidente della Camera - deve avere una tutela per potersi esprimere senza ricatto».
La decisione arriva al termine di un serrato ping pong fra il Tribunale di Milano e il Palazzo. Nei giorni scorsi si era capito che la Forleo avrebbe depositato lunedì la trascrizione delle 73 telefonate che i pubblici ministeri vorrebbero utilizzare nel procedimento Antonveneta. A questo punto i presidenti di Camera e Senato Fausto Bertinotti e Franco Marini avevano scritto al Presidente del tribunale di Milano esprimendo la loro «preoccupazione»: una mossa del genere potrebbe mettere a repentaglio le prerogative che la Costituzione, all’articolo 68, assegna ai parlamentari. Al coro delle proteste si era unito il ministro della Giustizia Clemente Mastella che aveva chiesto, in un’altra lettera ai magistrati milanesi, il rispetto dell’articolo 68. Ora ecco la risposta del presidente del Tribunale Livia Pomodoro e di quello della Corte d’appello Giuseppe Grechi: Milano «ha provveduto in data odierna a trasmettere note del suddetto magistrato» Clementina Forleo, «circa la procedure che saranno adottate al fine di garantire le prerogative dei parlamentari e le esigenze della difesa». Per la Forleo il segreto è caduto, le telefonate saranno messe a disposizione delle parti, in vista di un’ulteriore udienza, ma su un punto il Gip innesta la retromarcia: niente copie. Per non andare contro l’articolo 68.
Le intercettazioni, di ritorno dal perito che le ha trascritte, saranno disponibili da lunedì. Gli avvocati potranno leggerle e prendere appunti, fino a mercoledì. In questo modo si salvaguarderà, almeno sulla carta, il doppio binario introdotto dalla Forleo: i penalisti avranno la disponibilità del materiale, toccherà poi al Parlamento valutarne l’utilizzabilità. Un qualche equilibrio è stato raggiunto.
Una soluzione che accontenta e scontenta. Il più soddisfatto è Mastella che sottolinea «la leale collaborazione da Milano», parla di «chiarimento interessante e costituzionalmente corretto», infine aggiunge: «Per il momento non vedo la necessità di inviare un’ispezione alla Procura di Milano».
Meno conciliante Bertinotti: «Un parlamentare - dice al direttore del Tg2 Mauro Mazza - deve avere una tutela per potersi esprimere senza ricatto. In un Paese in cui ci sono servizi segreti infedeli, intercettazioni e violazioni di ogni tipo, una tutela credo ci debba essere». Certo, Bertinotti specifica che quella inviata dai presidenti delle Camere «è stata una lettera nel pieno rispetto della magistratura» ma poi aggiunge: «Un tempo c’era l’immunità ed era una protezione per un parlamentare contro i rischi di ricatti». Oggi che l’immunità non c’è più, Bertinotti cerca altre forme di tutela e chiede ad alta voce: «Quale ragione ci sarebbe per rendere pubbliche le intercettazioni se non c’è rilevanza penale?».