Intercettazioni, duello tra Berlusconi e Prodi

Il Cavaliere esprime &quot;solidarietà&quot; e si schiera contro la pubblicazione delle telefonate tra <strong><a href="/a.pic1?ID=286442" target="_blank">l'ex premier e i familiari</a></strong> nell'affare Italtel: &quot;Grave che accada&quot;. Ma il Prof replica: &quot;Pubblicate pure tutte le mie telefonate&quot;. Veltrioni: &quot;La solidarietà di Berlusconi è falsa&quot;<br />

Roma - Intercettazioni di nuovo nella bufera. Panorama ha pubblicato ampi stralci di alcune intercettazioni telefoniche di Romano Prodi nel giugno del 2007, quando era presidente del Consiglio, che sono ora al vaglio della procura di Roma. I testi pubblicati dal settimanale, che ne dà notizia in una nota, riguardano tra l’altro conversazioni di Prodi con il suo consigliere Alessandro Ovi. Dura la replica dell’ex premier che parla di "fatti di nessuna rilevanza dal punto di vista sia giuridico sia penale". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dichiara la sua solidarietà a Prodi e invoca una legge. Ma il Professore respinge l’ipotesi di un provvedimento.

Berlusconi: "Stop alle intercettazioni" Il premier Berlusconi prende le distanze dalla pubblicazione fatta da Panorama di intercettazioni telefoniche riguardanti l’ex premier Romano Prodi. Berlusconi, che si dice solidale con Prodi, chiede anche che il parlamento intervenga per ridurre la possibilità che siano resi pubblici i contenuti delle intercettazioni telefoniche. Lo si legge in una nota di Palazzo Chigi. "La pubblicazione di intercettazioni telefoniche riguardanti Romano Prodi, a cui va la mia assoluta solidarietà, non è che l’ennesima ripetizione di un copione già visto. È grave che ciò accada e il parlamento deve sollecitamente intervenire per evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali", si legge nella nota diffusa dal governo. Ieri il settimanale Panorama ha anticipato il contenuto di alcune telefonate, riprese da molti giornali, fra Prodi e alcuni suo collaboratori. Nelle conversazioni l’ex presidente del consiglio discuteva di alcuni interventi e favori che venivano richiesti da parenti e amici.

Il no di Prodi No a una legge sulle intercettazioni che limiti i poteri di indagine attribuiti ai magistrati, "nessuna contrarietà a che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche". Romano Prodi reagisce così alla pubblicazione di alcune sue intercettazioni relative all’inchiesta Siemens. "Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l’inconsistenza dei fatti a me attribuiti da Panorama - dice l’ex presidente del Consiglio, che parla subito dopo l’intervento in proposito del premier Silvio Berlusconi - non vorrei che l’artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile a una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie. Da parte mia - conclude Prodi - non ho alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche".

L'attacco di Veltroni "La dichiarazione di solidarietà che il presidente del Consiglio a Romano Prodi è un esercizio non utile, sarebbe bastato che i giornali di sua proprietà non pubblicassero quelle intercettazioni", ha detto il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, parlando a Denver al termine della convention di Barack Obama. "E una solidarietà appare evidentemente falsa e non ispirata a principi e pensieri reali - ha aggiunto - oggi i giornali di proprietà del presidente del Consiglio Berlusconi, e già questa cosa in un Paese come l’America sarebbe inimmaginabile, pubblicano le intercettazioni telefoniche contro uno degli esponenti dello schieramento opposto, l’ex presidente del Consiglio Prodi". "A questo ha fatto seguire una dichiarazione di solidarietà nei confronti di Prodi che giustamente ha detto non essere necessaria - ha aggiunto Veltroni - considero il fatto che il presidente del Consiglio italiano, così impegnato nella lotta per evitare che i magistrati facciano intercettazioni perchè si dice che queste intercettazioni finiscono poi sui giornali, finisca poi col pubblicare su giornali di sua proprietà intercettazioni sugli avversari. Considero questo il contrario di un felice rapporto tra rispetto e conflitto, come abbiamo visto invece in questi giorni in America". "Se qualcuno pensa di utilizzare questa vicenda per impedire alla magistratura italiana di fare tutto intero il suo lavoro si sbaglia. E si sbaglia di grosso", ha detto Veltroni.