Intercettazioni e fughe di notizie: Napoli capitale dei pm anti Cav

RomaPiù di Palermo, quasi più di Milano, ormai è la procura di Napoli il crocevia delle inchieste più scottanti, quelle davvero «pesanti» politicamente.
Anche perché, al di là dei tempi lunghi della giustizia, ogni volta c’è una fuga di notizie con fiumi di intercettazioni date in pasto ai mass media per alimentare gli scandali. Perché i nomi al centro dei fascicoli inquirenti sono molto vip, come nel Rubygate o nella P3 e nella P4, nelle indagini su Alfonso Papa e Marco Milanese o sulle feste di Arcore e Palazzo Grazioli, sugli sms al Cavaliere della soubrette Sara Tommasi o sugli accertamenti per le presunte «minacce» alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
Sono fuochi d’artificio degni di Fuorigrotta quelli cui ci ha abituato negli anni il pm-star Henry John Woodcock, che insieme a Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli ora ha voluto gli arresti dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini e della moglie Angela Devenuto per presunta estorsione al premier Silvio Berlusconi, aprendo la caccia anche al «latitante» Valter Lavitola, direttore-editore dell’Avanti.
Che importa se tante inchieste saranno trasferite altrove o si frantumeranno nel nulla: qualcosa di napoletano nell’aria rimarrà. E intanto, il Palazzo trema, il governo entra in fibrillazione (se ce ne fosse bisogno), la maggioranza pure e l’opposizione si scatena contro queste «squallide vicende da fine impero».
Si accendono ancor più i riflettori sull’ufficio guidato dal loquace Giovandomenico Lepore, che prima di andare in pensione a fine anno è deciso a lasciare dietro di sè una lunga scia di interviste. Il capo della Procura a giugno era andato in tv per attaccare i politici «intoccabili» e ora spiega: «Si dice sempre che i magistrati ce l’hanno con il presidente del Consiglio. Questa volta siamo noi a difenderlo. Lo abbiamo come vittima e perseguiamo chi ha cercato o ha commesso reati nei suoi confronti». Forse alle sue parole sul premier tutelato dalle toghe non crede neppure lui, perché aggiunge: «Stando alle sue dichiarazioni dice che abbiamo sbagliato un’altra volta. Vedremo».
Lepore aggiunge che Berlusconi potrà essere sentito in Procura: «Può darsi, non è da escludere. Se dovesse essere necessario prenderemo contatti con Palazzo Chigi. Al momento, tuttavia, questa necessità non c’è. Ma lui può fare dichiarazioni spontanee quando vuole». Sì, perché il premier ha già escluso di aver subito alcuna estorsione. «Ho letto quella intervista - dice il procuratore - Se fosse vera avremmo bisogno di sentire le precisazioni. Siamo a disposizione, se il presidente del Consiglio avesse la necessità di fare delle dichiarazioni».
Nel frullatore partenopeo negli ultimi mesi sono entrati nomi istituzionali di primo piano, da Berlusconi a Giulio Tremonti, insieme a faccendieri come Luigi Bisignani e personaggi trash come Lele Mora, Fabrizio Corona e Patrizia D’Addario. Il filo rosso delle inchieste, tiene a precisare il procuratore Lepore, sono le intercettazioni (quelle che la maggioranza vuole limitare), molto importanti per le indagini. «È l’unico mezzo di prova rimasto - dice - scavando scavando, si arriva a fatti di reato che certo non possiamo far finta di non sentire».
Che importa poi se, anche stavolta, si scoprirà che la competenza territoriale per indagare sui fatti era di altri? Il braccio di ferro Napoli-Roma è ormai un’abitudine.
Lepore sottolinea che «dietro nostra sollecitazione, il gip ha attribuito alla Procura di Napoli la competenza». Ma nella richiesta di misure cautelari gli stessi pm partenopei sollevano dubbi sulla competenza e sembra probabile il trasferimento dell’inchiesta da Napoli ad un’altra sede.
Quanto a Lavitola, che è all’estero e non si fa arrestare, Lepore spiega: «È irreperibile quando non sa di essere ricercato e destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nel momento in cui ne viene a conoscenza e non si presenta diventa latitante». Il procuratore è convinto che ritornerà: «Per lui è utile presentarsi ai magistrati per chiarire la sua posizione. Non può farlo con interviste dall’altra parte del mondo».
Può essere stata proprio la fuga di notizie, per Lepore, ad impedire l’arresto di Lavitola. «Lo stiamo appurando: pubblicare una notizia del genere è come avvisare l’indagato del suo arresto. Vogliamo andare fino in fondo perché è un fatto gravissimo e non è la prima volta».
Che siano stati i magistrati? «Non si può escludere, ma non certo i titolari delle indagini che vedono poi vanificato il lavoro di mesi. Dubito che un magistrato voglia farsi del male da solo».