«Le intercettazioni? Le faccio da una vita in mezzo al campo»

«Voglio prendere Donadoni per il collo, come facevo con Lippi, vorrebbe dire che arrivano i risultati». «Se qualcuno ci vede rilassati si sbaglia, e di grosso»

nostro inviato a Coverciano

«Non è bello vincere il mondiale e poi restare fuori dall’Europeo». Una considerazione che non fa una grinza e arriva dritta al cuore degli italiani, d'altronde Rino Gattuso ormai ci ha abituato a fare della semplicità l’arma letale: «Le intercettazioni? Le faccio da una vita... in mezzo al campo ai miei avversari».
Adesso i tre in mezzo sono diventati la diga della Nazionale, Pirlo, De Rossi e lui, cervello, gioventù e grinta, il massimo: «Sono quattro mesi che si parla di intercettazioni, anche qui in nazionale, adesso è ora di finirla, cerchiamo di stare tranquilli». Parla proprio lui che si sta riciclando in poliziotto dei servizi segreti, a proposito, di questi tempi ci vuole un bel coraggio per fare da testimonial a una utenza telefonica... «Ma io e Francesco Totti ci divertiamo, siamo in missione e ci scappa da ridere – dice -. Adesso siamo in auto, lui guida e ci affianchiamo a una persona sospetta, Francesco mi dice delle cose e io faccio finta di prendere appunti ma non ce la faccio. Mica perché non so scrivere... ma perché lui mi fa scoppiare dal ridere, e come si fa a stare seri. Quella scena l’abbiamo dovuta girare cento volte, sul più bello giù a ridere, mi spiace per gli altri che ci devono sopportare».
Sì, ma Totti perché non è qui in campo con gli altri azzurri, cosa gli ha detto? Gattuso dice che la decisione di Francesco è solo da rispettare, ne hanno parlato e lui non si sente a posto fisicamente perché non si allena con continuità: «A noi un campione come lui manca tantissimo, quando rientrerà ci farà fare un salto di qualità, e se qualcuno pensa che Francesco se ne freghi di tutto questo si sbaglia, a lui non fa proprio piacere stare fuori dalla nazionale e ne soffre tanto. E poi non facciamola troppo lunga con questo numero dieci, è un numero molto importante, lo capisco, in genere lo mettono i campioni, infatti a me per esempio non interessa proprio. Anche se veramente ricordo che una volta l’ho indossato nel campionato scozzese, ma credo che quel giorno l’allenatore avesse esagerato un po’ con la birra...».
E così ha liquidato a modo suo l’affaire Totti e intercettazioni. Però se vuole diventa anche molto serio: «Io penso che se a qualcuno viene in mente di pedinare una persona, deve anche spiegarne i motivi. Bobo Vieri per me è una persona seria, tranquilla, non vedo nessun buon motivo per decidere di andare a pedinarlo».
E sul campionato sembra abbia solo voglia di cucirsi la bocca: era il più bello del mondo, adesso cos’è? «Non lo so – dice –, di sicuro non è un campionato uguale agli altri. Quando ci sono tante squadre che partono con dei punti di penalizzazione non può essere un campionato normale. Certo che se dovessimo vincerlo noi del Milan sarebbe un fatto storico, sia per noi che per la società e i tifosi. Non sono arrivati i grandi campioni stranieri come gli altri anni, anzi, tanti sono partiti e di questo sono rammaricato, forse non è più il più bello del mondo il nostro campionato. E sull’Inter non mi pronuncio finché tutto non è chiarito. Pian piano stanno venendo fuori tutte le squadre, meglio parlarne quando sarà stata fatta completamente chiarezza». C’è sempre una nazionale campione del mondo da salvare e Gattuso fa un giro largo, poi la sistema a modo suo: «Ci mancano i due punti con la Lituania, ce li riprenderemo con gli interessi, se qualcuno ci vede rilassati, si sbaglia. Qui abbiamo bisogno di campioni, Totti ma anche Cassano e senza far polemiche perché so che si è sentito con Donadoni e non ci sono casi o misteri. Piuttosto a settembre è successo quello che succede regolarmente, noi siamo in ritardo di preparazione e gli altri stanno meglio di noi. Facciamo fatica, soffriamo e possono anche venire risultati negativi. Ci dobbiamo preparare, perché l’anno prossimo Francia e Ucraina le incontriamo ancora a settembre. Cosa dico a Donadoni? Gli auguro di fare la fine di Lippi quando lo prendevo per il collo e gliene dicevo quattro: vorrebbe dire che sono arrivate grandi prestazioni e tanti gol, insomma belle cose».