Intercettazioni, il governo corregge: sarà un ddl

Presentato in un primo momento come decreto legge da discutere nel Cdm di venerdì, Berlusconi ha fatto sapere che sarà un disegno di legge: "Non ci sono le condizioni di urgenza". Si è trattato di un "refuso". Di Pietro polemizza: "Colti con le mani nella marmellata"

Roma - Per alcune ore è sembrato che il provvedimento tanto atteso sulle intercettazioni telefoniche che verrà esaminato nel Consiglio dei ministri di venerdì potesse essere presentato come un decreto legge e non un disegno di legge. Immediate le polemiche. Ma la presidenza del Consiglio ha fatto subito sapere che si è tratto di un "refuso" o di un errore materiale nella scrittura dell'ordine del giorno.

Il contenuto del provvedimento "Una democrazia non è tale se non c’è il rispetto della privacy". Proprio per questo, le intercettazioni saranno consentite "per pene edittali da 10 anni in su". Non solo. "Le intercettazioni - ha puntualizzato - non possono essere prolungate indefinitivamente, ma possono essere effettuate nell’ambito di un periodo di tre mesi". Da Napoli Berlusconi ha fatto sapere che è "un provvedimento atteso da tutti" dal momento che c’è stata "una degenerazione di questo sistema di indagine". Il premier ha spiegato che il ministero di Giustizia intende seguire "la regola europea come in altri Paesi e come la vicina Austria". "Non credo - ha quindi concluso il prsidente del Consiglio - che, dato che questa è una situazione che si protrae da diverso tempo, sarebbe stato pacifico individuare in questo provvedimento le caratteristiche di necessità e urgenza che devono essere necessarie per poter fare un decreto legge".

La polemica di Di Pietro "Ci hanno provato ma sono stati colti con le mani nella marmellata", attacca il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, invitando tutta l'opposizione a "stare attenta e sempre con gli occhi aperti". "Ribadisco che noi dell’Italia dei Valori di questa maggioranza non ci fidiamo - ha spiegato l'ex pm - per questo, continueremo a vigilare attentamente e non accetteremo nessun dialogo con chi, invece di portare avanti gli interessi del Paese, pensa a curare quelli di una stretta cerchia di amici".

Il giallo sul provvedimento Per alcune ore è sembrato che il provvedimento tanto atteso sulle intercettazioni telefoniche potesse essere presentato come un decreto legge. La polemica è montata immediatamente. Il presidente della Camera Fini ha assicurato "la volontà di discutere senza pregiudiziali da parte di tutti. Non so se ciò - aggiunge - sarà sufficiente per le larghe intese, lo sapremo al momento del dibattito". "Mi meraviglia molto. Non mi sembra materia da decreto, non c’è nessuna urgenza", ha commentato Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della Giustizia. Massimo D’Alema ha auspicato che per rivedere la normativa si riparta da quanto previsto nel ddl Mastella. "Penso che l’approccio equilibrato - ha aggiunto D’Alema - è quello che fu definito nel governo Prodi perché contemperava, con un approccio equilibrato, l’esigenza di non ostacolare le indagini della magistratura a quella della tutela della privacy". Anche l’ex Guardasigilli, Roberto Castelli, si è detto esterrefatto: "È davvero una assoluta novità. A questo punto bisogna cercare di capire cosa c’è scritto. Sono curioso anch’io di vedere...".

 

Il "no" di Napolitano Alla richiesta di chiarimenti sull’ipotesi di un provvedimento di urgenza in materia di intercettazioni telefoniche, la presidenza della Repubblica risponde richiamando le dichiarazioni rese ieri a Venezia dal capo dello Stato, nelle quali si fa esplicito riferimento a un disegno di legge. "Come debba essere congegnato il provvedimento, se possa preoccupare per altri aspetti - ha detto ieri Giorgio Napolitano - si saprà quando ci sarà un disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri e quando poi inizierà la discussione in Parlamento".