Intercettazioni, il governo invia gli ispettori a Milano

Il Guardasigilli Mastella: «Chiarirò in Parlamento». Mazzoni (Udc): «Posizione contraddittoria»

Stefano Zurlo

da Milano

È vero, non ci sono intercettazioni. Però ci sono tabulati, dati di varia natura, dossier. Insomma, la Procura di Milano si sta muovendo sempre dentro il perimetro del decreto confezionato a settembre di gran carriera dal Parlamento. La nota inviata dai Pm di Milano a Roma spiega ma non convince; il sottosegretario Luigi Ligotti sintetizza il messaggio dei giudici ambrosiani con un telegramma: «Milano non ha mai applicato il decreto perché deve fare accertamenti». L’opposizione va alla carica. Manlio Contento di An chiede l’invio degli ispettori a Milano. Una «sollecitazione» che Ligotti accoglie immediatamente, mentre il decreto legge, affossato solo 48 ore fa, viene rilanciato.
«La situazione che si è venuta a creare - riassume Contento - è davvero kafkiana. Il governo fa un decreto per chiedere l’immediata distruzione di materiale relativo a intercettazioni definite illegali, ma i magistrati non applicano il provvedimento perché ritengono che si debba accertare l’illiceità delle condotte utilizzate per la raccolta dei dati. Assurdo».
Come mai questa situazione? Un passo indietro. Mercoledì arriva a Roma la nota della Procura che sembra disinnescare il decreto sfornato sull’onda del caso Telecom. Il Procuratore Manlio Minale dice due cose. La prima: intercettazioni illegali in questa storia non ce ne sono. Una notizia rassicurante. Ma nella coda c’è altro. Minale aggiunge che non si è ancora potuto procedere alla distruzione «dei documenti formati attraverso la raccolta illegale di informazioni, trattandosi di disposizione la cui attuazione presuppone la ricostruzione e il completo accertamento, con riguardo ad ogni singolo episodio, della illiceità delle condotte utilizzate per la raccolta dei dati».
Che significa? Ligotti sintetizza in aula: «Milano non ha ancora distrutto le carte perché deve ancora fare degli accertamenti». La Casa delle libertà protesta e mette i puntini sulle i. «La Procura - nota l’avvocato Giulia Bongiorno di An - sta svolgendo indagini sull’attività di illecita acquisizione di dati riservati realizzata attraverso reati di corruzione, rivelazione dei segreti d’ufficio, falso e appropriazione indebita». In pratica, la compravendita, al mercato nero dei detective italiani, di tabulati e dati sensibili. «Mi sembra - chiude il cerchio il difensore di Giulio Andreotti - che si tratti della stessa materia che è disciplinata dal decreto legge».
La risposta di Milano, dunque, non tranquillizza. Il decreto, sia pure sottoposto a correzioni, si applica infatti «a documenti, atti concernenti dati e contenuti di conversazioni e comunicazioni relativi al traffico telefonico e telematico illegalmente formati o acquisiti». Ben di più, quindi, delle intercettazioni. Per tutto questo materiale è prevista «l’immediata distruzione». Senza «accertamenti».
Erminia Mazzoni, Udc, chiede di «chiarire le contraddittorie affermazioni della procura di Milano sul materiale raccolto illegalmente». Contento reclama addirittura l’ispezione; il guardasigilli Clemente Mastella mette le mani avanti: «Risponderò alla richiesta di An in Parlamento». Dietro le quinte, il ministro chiama in soccorso i partiti dell’Unione per evitare di restare col cerino o in mano. Come gli era capitato con l’indulto. L’esame del decreto va quindi avanti alla Commissione giustizia di Montecitorio.