Intercettazioni, i pm condannano D'Alema: merita uno sciopero

Caso Unipol, è sempre più duro lo scontro tra giudici e ministro dopo le sue dichiarazioni contro la Procura di Milano. L'associazione magistrati accusa il presidente Ds: "Parole fuori misura per alimentare lo scontro". Riforma della giustizia: pronta la protesta "se verrà snaturata"

Roma - Le dichiarazioni di Massimo D’Alema contro magistrati, per le intercettazioni telefoniche su Unipol che lo coinvolgono, hanno incrinato qualcosa nel rapporto tra la sinistra e le toghe. La conferma viene dall’Anm, il cui vertice prepara uno sciopero entro il 20 luglio, se la riforma della giustizia sarà «snaturata». Ma il vicepresidente del «sindacato» dei magistrati Antonietta Fiorillo (della corrente moderata Magistratura Indipendente), dichiara che a provocare una protesta estrema basterebbero da sole le frasi del leaderDs. «Da parte di un vicepremier sono parole fuori misura, che ci riportano a unclima di scontro che sembrava superato». Così, dice, «si delegittima la magistratura perché si continua a dare all’opinione pubblica l’idea di giudici che agiscono a orologeria».

Non è l’unica ad attaccare D’Alema. Il presidente dell’Anm Giuseppe Gennaro (della maggioritaria Unità per la Costituzione) è più cauto nei toni, ma severo nella sostanza: «È comprensibile la reazione dell’uomo politico; assai meno, quella di un personaggio che per la sua storia può essere considerato tra i più autorevoli in assoluto della sinistra». Un altro componente del «parlamentino» delle toghe sempre di Unicost, Carlo Fucci, è ben più duro: «È inaccettabile la rappresentazione fatta da D’Alema. La magistratura non c’entra nulla in questa fuga di notizie, quindi è assurdo attribuirle responsabilità. Da parte dei giudici c’è stata la massima attenzione al rispetto delle regole. Se sono state violate, la magistratura lo accerterà, perseguendo i responsabili se dovessero essere individuati». Per Fucci, in ogni caso «non fa bene ai rapporti tra istituzioni un attacco così diretto e frontale come quello di D’Alema».

Le due correnti di sinistra, Magistratura Democratica e Movimenti per la Giustizia, naturalmente sono imbarazzate. E ha suscitato qualche malumore nell’Anm il segretario Nello Rossi (Md), che venerdì ha detto: «Da parte di D’Alema c’è un risentimento giustificato, ma sbaglia quando individua responsabilità dei magistrati, mentre ci sono lacune nella legge Boato». Le toghe rosse, in questo momento, preferiscono concentrare le loro proteste sulle modifiche della riforma dell’ordinamento giudiziario, per loro insoddisfacenti. Il comitato direttivo centrale dell’Anm preannuncia «una o più giornate di mobilitazione o di protesta, anchenelle forme dello sciopero», se ci saranno modifiche «peggiorative» al ddl Mastella. I tempi stringono perché è fissata al 31 luglio la scadenza per approvare le correzioni alla riforma Castelli, che altrimenti entrerebbe in vigore.

Ad allarmare sono le notizie sul lavoro del comitato ristretto della Commissione Giustizia del Senato. Il vertice dell’Anm dice no a un concorso separato per l’accesso in Cassazione e alla partecipazione di avvocati alle deliberazioni dei Consigli giudiziari per valutazioni di professionalità dei magistrati. Rifiuto netto anche per il trasferimento di distretto o di regione per i magistrati che passano dalle funzioni di giudice a quelle di pubblico ministero o viceversa. «Irrinunciabili » per l’Anm sono anche la revisione della disciplina delle procure e delle nomine alla Scuola della magistratura.