Intercettazioni illegali, ora Vieri vuole 21 milioni di risarcimento

Il centravanti chiede 9 milioni all'Inter e 12 a Telecom per i pedinamenti e le intercettazioni organizzati ai suoi danni. I legali della società respingono al mittente le accuse: "Nessun risarcimento"

Milano - E Vieri chiede 21 milioni di risarcimento: dall'Inter 9 milioni di euro e altri 12 da Telecom Italia. Li vuole - secondo quanto anticipa l'Espresso che si occupa della vicenda in un articolo sul settimanale in edicola da domani - come risarcimento per lo spionaggio organizzato ai suoi danni dall'azienda controllata da Marco Tronchetti Provera su richiesta del patron nerazzurro Massimo Moratti. Fedele alla fama di centravanti di sfondamento, l'ex bomber interista, assistito per l'occasione dal legale milanese Danilo Buongiorno, passa così dalla parole ai fatti. E come preannunciato fin dall'autunno scorso non ha intenzione di accontentarsi delle scuse verbali. Quelle poche frasi amichevoli che Moratti gli rivolse sui giornali e in tv (via "Le Iene" su Italia Uno) circa sei mesi fa, quando esplose la spy story telefonica.

Per questa violazione della privacy Vieri lamenta danni morali, esistenziali, di immagine, patrimoniali e biologici e batte cassa sia alla sua ex squadra (sei campionati dal 1999 al 2005) sia all'azienda telefonica che tramite l'ex capo della security Giuliano Tavaroli (in carcere da settembre) avrebbe affidato l'operazione all'investigatore privato Emanuele Cipriani. Secondo il settimanale, Telecom si è già costituita in giudizio respingendo in blocco le richieste di Vieri: "Nessun risarcimento" tagliano corto i legali dell'azienda. Innanzitutto perché i fatti risalgono a più di cinque anni fa e quindi sono prescritti. Infatti le uniche due fatture pagate dall'Inter a Cipriani risalgono al 2000, quando, a dire il vero, il gruppo di telecomunicazioni era ancora sotto il controllo di Roberto Colaninno e dei suoi soci. Sui fatti attribuiti a Tavaroli, invece, l'inchiesta giudiziaria è ancora in corso.