Intercettazioni illegali: le toghe come Murdoch Il Parlamento si ribelli

In Inghilterra il magnate alla sbarra, qui i pm trattati da eroi. Ma fanno la stessa cosa: spiano senza motivo. Bisogna reagire

Troppo facile attaccare la «casta». E troppo giusto. Ma quale casta, e quali privilegi? Ormai abbrutiti e umiliati i parlamentari non hanno lo scatto d’orgoglio per denunciare gli stessi soprusi di cui sono vittime. Oggi, in Parlamento, si alzeranno le voci di condanna per il parlamentare Papa, le cui responsabilità (ove vi siano) vanno ricondotte non alla funzione parlamentare ma a quella di magistrato, non diversamente dal parlamentare Milanese, i cui comportamenti sono da riferire alle conoscenze nella funzione di colonnello della Finanza.

Dunque il Parlamento non deve difendere due suoi membri né, tantomeno, verificare la fondatezza delle imputazioni e la sostanza dei reati ma quello che, con formula sospetta, si chiama «fumus persecutionis». Non il merito, dunque, travolto dal giudizio sommario di intercettazioni selvaggiamente pubblicate dai giornali, ma l’equilibrio fra i poteri che non può derogare dalla legalità, da una parte e dall’altra.

E allora si osservi la situazione, nel conflitto prima psicologico e personale fra due magistrati, Woodcock e Papa, uno dei quali assimilato alla «casta», l’altro identificato come campione della legalità, nonostante gli abusi e i fallimenti delle sue inchieste. Al di là dell’azione specifica, l’uno innalzato dal ruolo taumaturgico che la magistratura si attribuisce, con orgoglio e aggressività, l’altro mortificato e umiliato dall’appartenenza a una categoria di fantasmi e di impresentabili. Era già accaduto nel 1993 quando io raccolsi i miei infiammati e solitari interventi in Parlamento in un libro dal titolo «Onorevoli fantasmi».

Le condizioni erano simili, ma si incriminavano o si chiedevano gli arresti di parlamentari democristiani di grande esperienza e valore come Bruno Tabacci e Riccardo Misasi. Il primo, oggi riscattato, sembra averlo dimenticato; il secondo che deambulava nel transatlantico per chiedere l’elemosina di un voto a suo favore, si era come tanti, trasformato da deputato in imputato.
Guardiamo ora la situazione internazionale. In Inghilterra l’omologo di Berlusconi, Rupert Murdoch, è accusato (e proprio ieri ha dovuto riferirne in Parlamento) di avere, per nutrire i suoi giornali di indiscrezioni, abusato di intercettazioni illegali. «Intercettazioni illegali».

E, per questo, si è scusato colle vittime. I confini della vicenda, anche e soprattutto giudiziaria, oltre che morale, non sono ancora definiti. Ma un dato è subito chiaro. In Italia Berlusconi con il potere raddoppiato di non essere soltanto il principale titolare di organi di informazione, soprattutto televisivi, ma anche presidente del Consiglio, non ha fatto intercettare nessuno ma è stato vittima di intercettazioni. Qualcuno dirà: perché vittima? Ed ecco che si può tentare di spiegare cosa intendo per scatto d’orgoglio del Parlamento rispetto alle sue prerogative violate.

Se in Inghilterra chi ha fatto intercettazioni è chiamato risponderne cosa dovrebbe dire di un magistrato che per costruire un’inchiesta su fondamenti inconsistenti mette deliberatamente sotto intercettazione il telefono di un deputato? La legge lo vieta. E il magistrato deve fare rispettare la legge. Com’è andata dunque la vicenda che investe, fino alla richiesta di arresto, il deputato Papa? Si è stabilito che egli faceva parte di un’associazione a sua insaputa, la P4, inesistente se non nel teorema del magistrato sulla insinuante suggestione della P2.

Persone che non si conoscevano si riunivano, senza incontrarsi, per dar forma a un’associazione segreta di cui non conoscevano l’esistenza. Per meglio indagare su questa pericolosa struttura eversiva Woodcock mette sotto controllo il telefonino del parlamentare e ne deriva una serie di elementi che gli sembrano sufficienti a chiedere l’arresto. Ma è possibile? È possibile che io costruisca un reato e chieda di arrestare un parlamentare sulla base di un abuso? Possibile che il Csm e il ministro della Giustizia non riconoscano il vizio di questa azione giudiziaria?

È possibile che Murdoch paghi per intercettazioni illegali e Woodcock sia lodato dal suo superiore Lepore come un ottimo magistrato? Il Parlamento non deve entrare nel merito delle accuse ma accusare i metodi illegali di chi usa la funzione giudiziaria contro il potere politico.

E se questo vale per Papa a maggior ragione vale per Berlusconi. Il quale deve rispondere secondo la magistratura milanese di reati impossibili, basati su intercettazioni non di persone indiziate ma di donne insultate, offese e non indagate, come sono le ragazze che per ragioni evidenti hanno scelto di frequentare Berlusconi, in quanto proprietario di televisioni e uomo di potere.

In Italia i magistrati a Napoli come a Milano si comportano come i giornalisti di Murdoch, e i risultati delle loro inchieste puntualmente appaiono sui giornali del vero Murdoch italiano, il nemico di Berlusconi, blandito e assistito dalla magistratura. Oggi votando su Papa il Parlamento avrà l’ultima occasione di denunciare gli abusi della magistratura e l’aggressione deliberata alle funzioni parlamentari. Il Parlamento non deve difendere privilegi ma rivendicare prerogative. Altrimenti è la fine. Non dimenticatelo, il vero Murdoch da noi, in questa fase, non è Berlusconi ma Woodcock.