Intercettazioni, indagato «il Giornale» e Castelli manda gli ispettori a Milano

Dialogo Fassino-Consorte, avviso di garanzia per il giornalista autore dello scoop. Il Guardasigilli: «Basta con gli abusi, lotterò con ogni mezzo»

Stefano Zurlo

da Milano

Due inchieste sullo scoop del Giornale. La prima della Procura di Milano, la seconda del ministero della Giustizia. Due indagini parallele sull’articolo che ha messo a soqquadro il mondo della politica: quello in cui Gianluigi Nuzzi riportava alcuni brani delle telefonate fra il presidente di Unipol Giovanni Consorte e il segretario dei Ds Piero Fassino. Quella conversazioni, intercettate dagli investigatori milanesi la scorsa estate, non erano state depositate agli atti, insomma non erano a disposizione degli avvocati, e non erano state nemmeno trascritte, ma erano disponibili solo su supporto audio. Dunque, ora si corre ai ripari nel tentativo di scoprire la talpa che ha passato al cronista notizie che nemmeno molti investigatori conoscevano.
Il procuratore aggiunto Armando Spataro ha deciso l’apertura di un fascicolo che è stato poi assegnato a Stefano Civardi. E Civardi contesterà a Nuzzi due reati: la violazione del segreto istruttorio, in concorso con ignoti, e la pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento. Contemporaneamente Roberto Castelli ha disposto un’ispezione al palazzo di Giustizia di Milano. Secondo il ministro, «la presente vicenda ripete, in forma del tutto analoga e con connotati oggettivi di indubbia gravità, altra precedente vicenda, già verificatasi con modalità similari nei mesi di luglio e agosto scorsi, relativamente allo stesso procedimento». Il ministro si riferisce ai dialoghi, finiti sui giornali questa estate, fra il governatore di Bankitalia Antonio Fazio e il dominus della Popolare di Lodi Gianpiero Fiorani. Per la cronaca era stato sempre il Giornale, e sempre a firma di Gianluigi Nuzzi, a bruciare sul tempo gli altri quotidiani e settimanali pubblicando per primo le parole di Fazio. Ora Castelli annuncia al Tg1 una sorta di guerra totale: «Bisogna combattere questo malcostume che è anche un reato. Da parte mia userò tutti i mezzi che la Costituzione e la legge mi mettono a disposizione affinché tutto ciò non avvenga più in futuro».
Eccesso di zelo, secondo l’Associazione nazionale magistrati. «Per quel che mi risulta - spiega il presidente del sindacato delle toghe Ciro Riviezzo - le intercettazioni che riguardano Fassino non sono mai state utilizzate in alcun procedimento giudiziario, né trascritte in brogliacci e nemmeno depositate. È stato commesso evidentemente un reato sul quale ritengo stia indagando l’autorità giudiziaria competente. E tanto - aggiunge polemicamente Riviezzo - dovrebbe essere sufficiente». Di più, il magistrato sale in cattedra e contesta anche il paragone fatto dal Guardasigilli: «Ogni parallelismo fra questo caso e la vicenda di questa estate che riguardava la divulgazione lecita di intercettazioni depositate e comunque conosciute dalle parti è azzardato». Di diverso avviso Virginio Rognoni, vicepresidente del Csm: per lui l’accertamento dei fatti è «giusto» e «l’azione amministrativa rientra nelle competenze del ministro». Dunque, nulla da obiettare.
Tacciono invece i magistrati protagonisti dell’inchiesta sulla scalata ad Antonveneta. In Procura rientra solo nel pomeriggio, da Courmayeur, Francesco Greco. Greco si incontra con Civardi e con Spataro, ma al termine della riunione evita ogni dichiarazione. In realtà Greco ha la testa nel labirinto di Antonveneta e pensa alle prossime mosse: oggi col ritorno di Eugenio Fusco la macchina riprenderà a funzionare e con ogni probabilità ricomincerà a girare anche la ruota degli interrogatori. Già in giornata potrebbe toccare, per la sesta volta, a Gianpiero Fiorani, detenuto nel carcere di San Vittore.
Civardi ascolterà Nuzzi nei prossimi giorni. Lui, l’autore del pezzo sotto i riflettori, concede poche battute all’Adnkronos: «Avevo una notizia e l’ho pubblicata. Ho fatto soltanto il mio dovere di giornalista». «Capisco - dichiara sempre all’Adnkronos il direttore del Giornale Maurizio Belpietro - che la Procura faccia la sua parte, ma non capisco certe reazioni. Abbiamo pubblicato le intercettazioni tra Fassino e Consorte senza dare alcun giudizio sull’operato del segretario dei Ds. Fra l’altro - aggiunge Belpietro - lo stesso Fassino il 14 agosto aveva invocato che le sue intercettazioni fossero pubblicate al fine di fare chiarezza. Noi le abbiamo trovate e le abbiamo pubblicate».
Lo scavo sulla fuga di notizie si annuncia comunque assai difficile. La storia di Mani pulite è un susseguirsi di scoop, tutti orfani di padre. A cominciare dal più celebre: il recapito in edicola, sulla prima pagine del Corriere della Sera, dell’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi nel novembre 1994. Per ora si sa che copia delle bobine, contenenti le intercettazioni di Antonveneta, sono custodite, sotto chiave, in Procura e negli uffici della guardia di Finanza. Qualche volta, però, escono dagli armadi blindati.