Intercettazioni, intesa sulla legge

Mastella rilancia il suo ddl, che prevede di vietare la pubblicazione delle conversazioni telefoniche: "Il Senato deve approvarlo al più presto". La Cdl: "Basta polemiche, faremo la nostra parte"

Roma - C'è accordo tra i Poli sulle intercettazioni. Mastella chiama e i due schieramenti rispondono. Un'intesa di massima per l'approvazione del ddl presentato dal ministro della Giustizia Clemente Mastella (e arenato al Senato) per subordinare la pubblicazione delle conversazioni che riguardano i politici all'approvazione del parlamento. "Capisco che al Senato la situazione è complicata, ma approvare il ddl sulle intercettazioni è un dovere" dice il ministro della Giustizia. "Non sto difendendo - aggiunge - l’interesse corporativo di 900 tra deputati e senatori, ma 60 milioni di cittadini italiani la cui dignità costituzionale rischia di essere messa in pericolo. Alla Camera - ricorda il Guardasigilli - c’è stato un ampio consenso, un giudizio positivo sul ddl. Al Senato ci si è un po' fermati. Bisogna riprendere subito l’esame del provvedimento. A coloro i quali sostengono in buona fede che questo penalizzerebbe l’altro provvedimento sull’ordinamento giudiziario, io dico: credo di no. Anzi. Servirebbe proprio - conclude Mastella - a distendere i rapporti tra maggioranza e opposizione".

Il sì di Vietti La prima apertura arriva dal centrodestra. "Sulla vicenda delle intercettazioni telefoniche sarebbe facile notare che qualcuno si accorge dei problemi solo quando toccano la propria parte politica - fa notare Michele Vietti, portavoce dell'Udc -. Ma non ci interessa fare polemiche. Diciamo alla maggioranza che, anzichè piangersi addosso e tenere in stallo le Camere, faccia approvare rapidamente il ddl sulle intercettazioni. L’Udc e l’opposizione in tutta hanno già dimostrato la propria volontà volontà collaborativa".

Matteoli d'accordo "La legge sulle intercettazioni va sicuramente fatta, c’era un’ intesa su questo ma poi tutto si è fermato. Ora va ripresa per arrivare a un testo condiviso". Questo chiede il capogruppo di An al Senato, Altero Matteoli, che solleverà la questione alla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama che si è appena riunita. "Sono sicuro - dice Matteoli - che la sensibilità del presidente Marini porterà questo argomento nella discussione dei capigruppo". Riguardo alle intercettazioni pubblicate dai giornali sul caso Unipol ribadisce di essere "assolutamente contrario che le intercettazioni che non hanno alcun rilievo penale finiscano sui giornali". La commissione Giustizia del Senato, questa settimana, ha in calendario il ddl sulla riforma della Giustizia che ha una scadenza obbligata: il 31 luglio. Se in quella data il Parlamento non approva in via definitiva la riforma, rientrerà in vigore la legge Castelli, congelata per un anno.

Schifani: non ci tiriamo indietro "Confermiamo di essere pronti a fare la nostra parte, come è sempre accaduto in questi mesi, per approvare rapidamente il ddl sulle intercettazioni" assicura il capogruppo di Forza Italia al Senato, Renato Schifani, replicando all’intervista del Guardasigilli Clemente Mastella che si lamentava del fatto che il provvedimento è fermo in commissione Giustizia del Senato. "Dispiace però - sottolinea Schifani - doversi occupare di questi argomenti solo quando la polemica emerge. Sarebbe stato più giusto farlo prima, lontano da ogni ipotesi di sospetto".

Migliore "Le intercettazioni devono essere regolate". Lo dice il capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera, Gennaro Migliore, che aggiunge: "Si sta facendo un’azione profondamente distorta su quelle che sono necessarie informazioni giudiziarie e questo dovrà essere posto all’attenzione del parlamento, affinchè si perseguano i reati, ma non si faccia dello scandalismo giornalistico, che è un danno in sé e diventa ancora peggiore se cavalcato da alcuni partiti politici".