Intercettazioni, l'accordo: basta gossip sui giornali, arriva la norma salva-blog

Salta il tavolo col Terzo polo: la nuova bozza verso la fiducia in aula.
Scontro sull’udienza filtro, la Bongiorno si dimette da relatrice. Nella maggioranza c'è chi spinge per sanzioni penali ai giornalisti. Ma Palma frena

Roma - La Bongiorno s’impunta e dice «no» persino al «bavaglino». La ricerca del dialogo tra Pdl e Terzo polo sulle intercettazioni dura lo spazio di 48 ore, complice il «niet» della futurista Giulia Bongiorno che, ieri, ha ufficializzato le sue dimissioni da relatrice del disegno di legge sugli ascolti. Una linea dura che ha rischiato di spaccare il Terzo polo posto che l’Udc, in mattinata, s’è riunito in conclave per decidere sul «che fare»? I centristi si sono divisi: accanto a Enzo Carra, che avrebbe voluto addirittura non sedersi neppure al tavolo della trattativa con la maggioranza (ha votato in dissenso al gruppo sulle pregiudiziali di costituzionalità), altri udiccini erano invece favorevoli a discutere con Pdl e Lega. Ma la linea dura della finiana, alla fine, ha prevalso e il Terzo polo s’è arroccato sul «non possumus». A questo punto è ragionevole pensare che il Pdl decida di andare avanti per la propria strada, mettendo la fiducia sul disegno di legge. Quando non è dato sapere. Oggi di intercettazioni se ne discuterà in aula e presumibilmente la prossima settimana o quella successiva il testo dovrebbe essere licenziato, per poi passare al Senato e diventare legge. Il pidiellino Enrico Costa, neorelatore del ddl, biasima la finiana («È una scelta personale e politica. Non ho compreso le ragioni delle sue dimissioni, ma evidentemente lo ha fatto per rafforzare il suo ruolo, come punto di riferimento della giustizia, nel Terzo polo») ma continua a dimostrarsi aperturista su ulteriori modifiche: «Lavoro per allargare il consenso parlamentare, per questo aspetto delle proposte». Tuttavia nel partito in molti chiedono di chiudere in fretta la questione, anche perché il disegno di legge è tutto fuorché un bavaglio. Un «bavaglino», appunto.
Dal punto di vista tecnico, la maggiore novità della legge in discussione è contenuta nell’emendamento a doppia firma Enrico Costa-Manlio Contento. La norma prevede che sia vietata la pubblicazione delle intercettazioni contenute nell’ordinanza di arresto, di sequestro e di perquisizione soltanto fino alla cosiddetta udienza-filtro. Un’udienza in cui, entro 45 giorni dal deposito degli atti da parte del pm, accusa, difesa e giudice stabiliscono quali siano le intercettazioni rilevanti ai fini dell’inchiesta e quali no. Un incontro per spurgare le carte gossippare. Poi, gli ascolti rilevanti potranno essere pubblicati, rispettando così al contempo il diritto di cronaca e di privacy.
Una norma che, però, ha mandato su tutte le furie principalmente la Bongiorno che ha attaccato frontalmente il premier: «Non mi riconosco più in questo testo e credo inaccettabile che prima si fa un accordo e poi siccome c’è questo schioccar di dita del presidente del Consiglio tutti voltano le spalle». Posizione rigida non condivisa dal Guardasigilli Nitto Palma: «Le variazioni al testo licenziato dalla commissione sono minimali ed estremamente ragionevoli». Ma tant’è. E dire che la maggioranza aveva tenuto un atteggiamento di apertura, posto che sull’altro nodo della legge, quello sulla cosiddetta «norma anti-blog», il Pdl ha fatto dietrofront. Resta infatti l’obbligo di rettifica ma soltanto «per le testate online che sono registrate». Un risultato ottenuto anche grazie allo sforzo del ministro Meloni, in veste di mediatore. Dovrebbe rimanere invece l’altro emendamento contestato: quello secondo il quale debba essere un collegio di tre magistrati ad autorizzare o a prorogare gli «ascolti».
Di fatto il «bavaglino» continua a far discutere, anche all’interno del Pdl. Per l’onorevole Maurizio Paniz, infatti, giudicando il testo troppo soft, sarebbe necessario introdurre sanzioni penali per i giornalisti che scrivono ciò che non è pubblicabile. Una versione hard, stoppata dal Guardasigilli Palma: «Non penso che questa proposta sia interessante». Ma un emendamento di Manlio Contento invece lo prevede. E oggi si preannuncia lo scontro in aula.