Intercettazioni, pagano soltanto i giornalisti

Nel progetto del Polo pene più severe e la creazione di un archivio riservato

Marianna Bartoccelli

da Roma

Alla fine i due ministri-coltelli hanno trovato l’accordo e il Guardasigilli Mastella ha incassato prima delle ferie anche il disegno di legge sulle intercettazioni, sul quale il collega Antonio Di Pietro, tra un ponte e un’autostrada, ha trovato modo e tempo di imporre una serie di variazioni. Via libera dunque dal Consiglio dei ministri al ddl sulle intercettazioni. Ciò sta a significare che, a ripresa dei lavori d’aula, la commissione giustizia dovrà mettere al primo posto l’esame del testo. Ed è probabile che, per evitare di rimanere schiacciato dalla sessione bilancio che alla Camera inizia il primo ottobre, verrà discusso e forse approvato al Senato, la cui commissione Giustizia ha già fatto numerose audizioni proprio su questo tema. Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri non è il solo sulle intercettazioni, perché ieri anche la Cdl ha depositato il suo, che si differenzia da quello del governo soprattutto perché indica un rafforzamento delle pene per la violazione del segreto di indagine, definisce la responsabilità per la pubblicazione delle intercettazioni, e chiede la creazione di un archivio riservato.
È chiara comunque l’importanza politica che viene data al ddl che porta la firma di Clemente Mastella e di tutto il governo, che prevede che non potranno più essere diffuse e pubblicate le intercettazioni che riguardano indagini archiviate, che dovranno essere distrutte le registrazioni e i verbali «dopo il passaggio in giudicato della sentenza, ovvero dopo cinque anni dall'archiviazione». Sono state eliminate le sanzioni agli editori che, secondo il Guardasigilli, avrebbero potuto utilizzare lo spettro di un’eventuale sanzione per impedire al cronista di svolgere il suo lavoro e nessun rischio carcere per i giornalisti in caso di pubblicazione di intercettazioni, pena prevista solo per chi invece rivela un «segreto al quale è obbligato per motivi d'ufficio». Per i giornalisti si fa riferimento alle norme della violazione della privacy, che prevedono delle sanzioni pecuniarie (da 30mila a 60mila euro) da parte del Garante.
Elemento di novità è la riduzione del numero dei centri di intercettazione telefonica che passeranno da 166, ossia quanti sono gli uffici di procura circondariale, a 26, ossia quanti sono i distretti di Corte d'appello. Questa parte della riforma dovrebbe consentire di risparmiare 190 milioni di euro l’anno.
Un'altra novità riguarda anche la modalità di proroga delle intercettazioni. Fatta eccezione per quelle in materia di mafia e terrorismo, «viene limitata la possibilità di prorogare le intercettazioni oltre i tre mesi, salvo che non ricorrano ulteriori e precise risultanze investigative desunte anche dalle stesse intercettazioni eseguite». Anche Di Pietro, che ha seguito passo passo l’approvazione della legge, esprime soddisfazione: «Dopo l'accoglimento di diversi miei emendamenti è stato trovato un punto di equilibrio tra la tutela della privacy e il potenziale investigativo. Rimane da approfondire il meccanismo delle sanzioni previste per chi viola il divieto: c'erano diversi punti di vista, abbiamo deciso di rimetterli alla saggezza del Parlamento». Pareri negativi sono stati espressi invece dai rappresentanti dei giornalisti, a partire dal presidente dell’Ordine, Lorenzo Del Boca: «È un pezzo di libertà che va via. Meno peggio di quello che si temesse - afferma - ma a proposito del coinvolgimento dell’Authority della Privacy, sarebbe la prima volta che un potere esterno interviene sulla deontologia professionale dei giornalisti». Più duro il parere dell’Unione Nazionale Cronisti: «Il disegno di legge assesta un duro colpo al diritto di cronaca e libertà di informazione». Un giudizio negativo, soprattutto per il mancato coinvolgimento, è dato dalla Fnsi, il sindacato giornalisti. Il segretario Paolo Serventi Longhi, chiede che Ordine e Fnsi vengano convocati perché è necessario «evitare che il giornalista diventi il destinatario delle punizioni».