Intercettazioni, parte da Palermo la campagna anti-sprechi

Il procuratore Francesco Messineo ha firmato una circolare che impone l'abbassamento delle tariffe per ascoltare telefonate e mettere cimici. Nel 2007 proprio l'ufficio giudiziario del capoluogo siciliano è stato il più spendaccione d'Italia

È l'ufficio giudiziario che nel 2007 ha speso di più in assoluto, pur avendo, di fatto, ascoltato di meno: 46 milioni e 92mila euro per 4800 intercettazioni telefoniche e 9875 servizi di ascolto ambientale, contro i 35 milioni 892mila euro di Milano, che però ha disposto l'ascolto di 8.813 telefonate e l'installazione di cimici ambientali in 26.145 casi. Di qui il giro di vite, imposto con una circolare dal procuratore di Palermo, Francesco Messineo: non più di 14 euro al giorno per le intercettazioni telefoniche, e una forte decurtazione delle tariffe per le ditte esterne cui affidare l'installazione delle microspie. Un segnale forte, quello che la Procura del capoluogo siciliano cerca di lanciare nell'ottica dell'eliminazione degli sprechi nella giustizia, e giusto mentre impazzano le polemiche proprio sulla gestione delle intercettazioni. La circolare è la numero 593 del 2009, e fissa regole precise cui i sostituti, specie quelli della Dda che di solito hanno maggiori necessità di ascolto per ragioni investigative - solo a Palermo, sempre nel 2007, sono stati 6.430 i decreti relativi a indagini antimafia - devono attenersi. Una sorta di vademecum che dovrà essere accettato - pena non potere più avere gli appalti - dalle ditte esterne che si occupano delle intercettazioni. Cominciamo dall'ascolto delle telefonate. Il prezzo giornaliero, secondo le nuove regole, deve passare da 20 euro al giorno ad un massimo di 14 euro. Le «bollette» dovranno essere chiaramente interpretabili, e improntate alla massima trasparenza, in modo da potere effettuare i necessari controlli. Più complesso il sistema per quanto riguarda le intercettazioni ambientali. La tariffa base per l'affitto di telecamere e cimici rimane uguale. Scende però il pagamento quanto più si prolunga il servizio di monitoraggio: meno 20 per cento dopo i primi 40 giorni di intercettazione, meno 40 per cento dopo 60 giorni, meno 60 per cento dopo 80 giorni. Se si supera il limite di 100 giorni le imprese riceveranno solo una percentuale del 10 per cento della tariffa iniziale, come «remunerazione degli oneri di impresa». Non sarà inoltre risarcito l'eventuale smarrimento o danneggiamento degli apparati di ascolto. Le ditte esterne dovranno accettare le nuove regole. Ma anche i pm dovranno fare attenzione. Il procuratore Messineo avverte che sono «assolutamente non ammissibili» i pagamenti effettuati «secondo tariffe superiori a quelle stabilite» nella precedente circolare sulla materia, quella del 2007. Eventuali eccezioni, legate a particolari esigenze investigative, dovranno essere sottoposte «al vaglio del procuratore aggiunto competente, senza deroga alcuna». Insomma, stop agli sprechi.