Intercettazioni, il Pd: "Non pubblicare quelle non rilevanti"

Il governo recupererà il ddl Alfano: smentito il ricorso a un decreto. Poi Alfano bacchetta i pm: "La pubblicazione di intercettazioni penalmente irrilevanti è un reato da perseguire, ma nessuno lo persegue"

Roma - "Oltre ad essere moralmente sbagliata, la pubblicazione delle intercettazioni penalmente irrilevanti è anche un reato da perseguire". Così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in riferimento alle intercettazioni sulla P4 pubblicate in questi giorni, al termine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi sullo stato d’attuazione del Piano straordinario per la digitalizzazione della Giustizia. "Nessuno però si fa carico di riparare al torto", ha rimarcato il Guardasigilli, mentre anche questo è un "reato da perseguire in base al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale". "Ci sono già dei casi - ha spiegato il guardasigilli - in cui è vietato pubblicare delle intercettazioni tanto penalmente irrilevanti da non essere prese in considerazione nemmeno ai fini dell’ordinanza di custodia cautelare: esse gettano disdoro intorno a persone che non c’entrano niente con l’inchiesta, ma nessuno si fa carico di riparare al torto e di esercitare la giustizia".

Duro attacco di Berlusconi "Non è civile", secondo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, "un paese in cui non c’è più la garanzia dell’inviolabilità di ciò che si dice al telefono". Pensa di "dire una banalità" il premier quando, durante la conferenza stampa al termine del vertice dei Capi di Stato e di governo a Bruxelles, ha "trasgredito", per usare le sue parole, all’annuncio iniziale di non voler parlare di questioni italiane. "Non è più vita - ha aggiunto il Cavaliere - quella di alzare il telefono e non poter parlare liberamente con il rischio che queste telefonate siano intercettate e di vederle apparire sulla stampa anche se non hanno nessun, nessun risvolto penale". "Credo che su questo tutti non possano che concordare", ha dichiarato Berlusconi che poi ha aggiunto: "C'é la possibilità che si riprenda dal testo Mastella". Il premier ha quindi precisato che intanto si andrà avanti in Parlamento con il ddl già incardinato.

Recupereremo il ddl Alfano Alfano ha poi ribadito la strada che il governo intende intraprendere e ha dichiarato che l'esecutivo vuole recuperare il ddl Alfano sulle intercettazioni, arenatosi alla Camera l’estate scorsa dopo il compromesso con la ex componente finiana della maggioranza che aveva parzialmente allentato la stretta sugli ascolti e sulla loro pubblicabilità, concedendo ai giornalisti di fare la sintesi dei contenuti dei verbali. Alla domanda se il recupero del ddl Mastella, che risale alla precedente legislatura, possa essere una soluzione, il Guardasigilli ha replicato: "Noi abbiamo scelto un percorso tre anni fa e non intendiamo fare un decreto né orientare la prua in direzione diversa dal ddl che è stato già discusso alla Camera il 29 luglio 2010".

Frattini: faremo una buona legge Non un decreto, ma "una buona legge" da approvare "entro agosto". Questo il piano del governo per impedire ai giornali di pubblicare in futuro le intercettazioni giudiziarie, alla luce delle paginate sugli atti dell’inchiesta sulla cosidetta P4. Lo ha riferito il ministro degli Esteri Franco Frattini, intervistato da TMNews. "Spero che ci sia la possibilità di farla entro agosto" e "sarebbe un bell’esempio se tutte le forze politiche si mettessero insieme d’accordo" e la approvassero "con urgenza", ha sottolineato il titolare della Farnesina. Una buona legge è necessaria nell’interesse di tutti". Secondo Frattini, "il danno ormai è stato fatto, un danno consistente nell’usare intercettazioni stralciate dal magistrato - proprio perché irrilevanti - come strumento per incidere sulla politica, perché quando si riferisce come nel mio caso di conversazioni politiche, che poi io avevo ripetuto in privato e in pubblico molte volte, si fa né più e né meno che un’opera artificiosa di uso di intercettazioni vietate, cioè che non possono essere pubblicate né utilizzate". La conclusione che ne trae l’esponente del Pdl, fra i principali contatti del faccendiere Luigi Bisignani, è che "ci vuole una buona legge che sia ispirata alle regole europee. Quando un magistrato stabilisce che le intercettazioni si devono usare per il processo devono essere usate nel processo, quando a maggior ragione un magistrato le stralcia dal processo perché sono irrilevanti ovviamente la privacy scatta di nuovo e le intercettazioni vanno proibite". 

E i Democratici aprono Il Pd è favorevole ad una riforma delle intercettazioni che vieti la pubblicazione di quelle irrilevanti, ma che mantenga questo strumento di indagine per i magistrati. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in una conferenza stampa al termine della Direzione del partito.  Bersani ha salutato positivamente la rinuncia da parte del ministro Alfano ad un decreto in favore di un disegno di legge: "Questo è nella logica delle cose". "Noi abbiamo una posizione sul tema delle intercettazioni - ha detto Bersani - ed anzi abbiamo già depositato una proposta di legge a firma Finocchiaro". Questa proposta, ha sottolineato Bersani, "porta il problema alla fonte, e cioè che non vengano divulgate le intercettazioni che non devono essere divulgate, perchè sono relative alla privacy". "L’ultima volta - ha sottolineato Bersani - il confronto abortì perchè per noi è inaccettabile il divieto di poter utilizzare le intercettazioni per la formazione della prova". Invece la posizione del Pd è che "ci sia un discrimine tra le intercettazioni da dare alle parti e quelle da distruggere".

La procura in guerra "Una cosa grave e che mi preoccupa è che la gente si sgomenta e si arrabbia per la diffusione delle intercettazioni, ma non per il contenuto delle stesse. Questo è molto grave". Lo ha detto il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore, intervenuto oggi su Radio 24, per parlare dell'inchiesta P4. "Io vorrei vedere un po' di indignazione per i contenuti - ha aggiunto Lepore - invece si cerca di delegittimare i magistrati dicendo che cerchiamo pubblicità, il che non è vero. I fatti venuti fuori attraverso le intercettazioni non sono solo gossip, che peraltro noi vorremmo evitare, ma la legge ci impone di depositare tutti gli atti, con gli allegati". Il procuratore ha confermato, come scritto nelle carte, di avere partecipato a un pranzo con uno degli indagati, l'ex pm Alfonso Papa: "Eravamo a casa di amici e c'era anche il dottor Papa, collega che conosco da anni. Dovetti andare pur sapendo già dell'inchiesta perché la mia assenza poteva insospettirlo. Ma era un pranzo con 40 persone, tutti amici, non personaggi particolari. C'è qualcuno che ha riferito questo episodio che non ha alcuna rilevanza".