Intercettazioni a pioggia, Preziosi nei guai «Hanno trovato i soldi, non ho detto niente»

Pagliara, ds del Venezia: «Non preoccuparti, ho spiegato loro che erano per il contratto»

Paola Balsomini

da Genova

«Mi hanno fermato i carabinieri, hanno trovato la valigetta, ma non ti preoccupare, ho detto che erano i soldi del contratto». Al telefono c’è il direttore sportivo del Venezia, Pino Pagliara, dall’altra parte del filo il presidente del Genoa, Enrico Preziosi. Il colloquio avviene subito dopo il blocco stradale dei carabinieri che martedì scorso avevano intercettato l’auto di Pagliara nei pressi di Cogliate, quartier generale della Giochi Preziosi. Il diesse era stato portato in caserma dopo che all’interno dell’auto le forze dell’ordine avevano trovato una valigetta con 250.000 euro in contanti e un contratto per l’acquisto del giocatore Maldonado. Una volta fuori dalla caserma, Pagliara ha immediatamente chiamato Preziosi: «Mi hanno fermato, ma è tutto a posto». Il presidente del Genoa chiede chiarimenti e soprattutto quali domande siano state poste. L’ultima intercettazione complica ancora di più la posizione del club ligure e di quello lagunare, sotto inchiesta per «frode sportiva» proprio per il match tra Genoa e Venezia che aveva sancito la promozione del Grifone. Poi ci sono quelle della settimana precedente al match: «Mandi fiori a mia moglie?», chiede l’attaccante Borgobello, «Non preoccuparti di fiori e vino buono ce n’è per tutti» risponde il diesse del Genoa Capozucca.
Ma il testo più compromettente è quello tra Preziosi e un dirigente veneto (anche se il Re dei Giocattoli ieri ha smentito di aver utilizzato queste parole): «Ma che diavolo state facendo - direbbe Preziosi sul risultato di 1-1 - non doveva andare così, eravamo d’accordo». Il giorno dopo tra Pagliara e un dirigente genoano: «Che sta succedendo? Gli accordi vanno rispettati». La risposta del rossoblù: «Non c’è problema, andate a Milano». Giallo anche sulla telefonata nell’intervallo della partita. Pagliara afferma: «Nell’intervallo sono andato negli spogliatoi, ma ho dimenticato i miei due cellulari sulla panchina del venezia. Quindi non potevo essere io ada evr risposto a Preziosi». E Preziosi: «Io quella telefonata non l’ho mai fatta». E ieri proprio Pagliara è stato interrogato a Monza, dicendo che le parole pronunciate si riferivano al contratto: «Erano solo contatti per il mercato; avendo fatto soffrire il Genoa fino all’ultimo, l’atteggiamento di Preziosi per l’acquisto di alcuni giocatori del Venezia sarebbe potuto cambiare». Secondo la Procura che ha confermato tutti i testi delle intercettazioni, non si spiegherebbe la telefonata di martedì notte: «Hanno trovato i soldi».
Il generale Italo Pappa (Ufficio indagini) comincerà gli interrogatori mercoledì: prima sarà la volta dei giocatori, poi la settimana successiva toccherà a Preziosi (ascoltato già ieri a Roma dall’ufficio inchieste della giustizia sportiva), Capozucca, Pagliara e all’ex presidente Dal Cin. Tutta la squadra rossoblù sarà sentita, anche i veneziani Borgobello, Vicente, Maldonado (che non sapeva di essere stato ceduto al Genoa) e l’ex genoano Boisfer. Intanto i difensori di Enrico Preziosi hanno detto di essere disposti, per tutelare la società e per non permettere l’uso in tribunale delle intercettazioni, a ricorrere non solo alla Corte Costituzionale, ma anche alla Corte di Strasburgo.