Intercettazioni, la polemica della Guzzanti: "Chiunque alzi la testa viene emarginato"

Prima in piazza con gli indignados, ora aspetta la messa in onda del suo <em>Viva Zapatero </em>venerdì sera su La7. E il Fatto coglie l'occasione per intervistare la Guzzanti e attaccare il governo

Ieri in piazza a Roma a sostenere gli indignados italiani che protestavano contro la Banca d'Italia, venerdì in prima serata su La7 col suo film Viva Zapatero. Nel bel mezzo una intervista al Fatto Quotidiano per denunciare gli intrallazzi made in Rai, la politica incuiciona e il solito sentimentalismo anti casta. Spunta subito la parola "censura" nella chiacchierata con Sabina Guzzanti me spunta subito la libertà di espressione. Perché per certi guru anti Cav o la si butta nell'epurazione (vedi Michele Santoro per lanciare Comizi d'amore) oppure rischiano di passare inosservati. 

"Viva Zapatero è stato un film che ha scosso molti. Ma allora l’opinione pubblica era reattiva, c’era un clima diverso: non c’era ancora la sensazione, arrivata con le elezioni del 2008, che la situazione assurda del nostro Paese non sarebbe mai finita". Eppure poco dopo che il film era uscito e aveva vinto pure il Nastro d'argento, il centrosinistra era salito al potere con Romano Prodi premier. "Ero convinta che avrebbe colto l’occasione per battersi per l’informazione libera, era una battaglia molto popolare dopo tutte le iniziative di quel periodo - spiega la Guzzanti - invece, non hanno fatto nulla". Il centrosinistra che in questi giorni sbraita a favore dell'informazione libera e contro "la legge bavaglio" è lo stesso centrosinistra che nel passato governo valutava di riformare l'uso delle intercettazioni in base alla proposta dell'allora ministro della Giustizia Clemente Mastella. Nessuno, però, spiega che il nuovo decreto legge portato avanti dal Pdl è pressoché uguale a quella voluta dal leader dell'Udeur. Ma questo non interessa nemmeno alla Guzzanti che tira subito in ballo la "censura" per non essere stata richiamata a fare Raiot: "Se una persona finisce la stagione e non la richiami, è una censura. Ma non era mai successo, e non si è più verificato, che un programma venisse interrotto dopo una sola puntata". 

E chi avrebbe censurato la Guzzanti? La Rai certamente no dato che ai tempi sullo scranno della presidenza sedeva Lucia Annunziata. La comica accusa apertamente Mediaset: "Ci querelò in fretta e furia chiedendo 20 milioni di euro: bisognava creare un minaccia seria per dire che con noi l’azienda rischiava problemi economici". La Guzzanti non dice, tuttavia, che nel corso del programma erano state pronunciate menzogne e insinuazioni gravissime contro il Biscione. Affermazioni che il colosso di Cologno Monzese definì "contrarie alla verità dei fatti e di conseguenza lesive dell'onorabilità di una società quotata in borsa". E così la Guzzanti si paragona allo stesso Santoro che le prova tutte pur di passare da epurato.

"Il disgusto che abbiamo per la classe politica andrebbe esteso ai giornalisti - tuona la Guzzanti - sono stati i loro migliori complici. Al di là dei precari che sono gli unici giustificati, è incredibile come, nonostante i loro ottimi stipendi, abbiano rinunciato a fare le domande, a raccontare, persino a vedere". A detta della Guzzanti, "chi ha alzato la testa è stato licenziato o emarginato, e se l’è presa in saccoccia". Ma il vero pallino della comica è il Cavaliere. Si trattiene fino all'ultimo, poi non ne può proprio più. E sbotta. Una pungente stilettata contro il presidente del Consiglio: "E' evidente che c’è bisogno di una proposta di cambiamento che deve venire dal basso, dall’opinione pubblica. E' evidente che i partiti non hanno capacità né intellettuale né pratica di riformarsi. Ma c’è fermento intorno, e grande voglia di cambiamento".