«Intercettazioni, pugno duro come negli Stati Uniti»

Subito la riforma della giustizia e norme più rigorose sulle intercettazioni, per dare all’Italia «una giustizia degna di un Paese moderno» e per «porre fine agli abusi e alle violazioni della nostra privacy».
Nel messaggio ai Promotori della libertà Silvio Berlusconi va al contrattacco e rilancia l’attività del governo. Prima una stoccata ai «magistrati di Milano» per le «ennesime, insensate e imperdonabili iniziative giudiziarie», che lo vedono rinviato a giudizio per il caso-Ruby, poi l’annuncio che la priorità, nell’agenda dell’esecutivo, va alle riforme che riguardano sistema giudiziario e intercettazioni telefoniche.
In particolare su queste ultime, il premier si toglie un sassolino dalla scarpa e promette un «passo ancora più spedito» dell’esecutivo, proprio grazie all’uscita di «Fini e dei suoi» dalla maggioranza. Al leader del Fli, Berlusconi rimprovera d’aver frenato l’azione del governo, soprattutto «ritardando di proposito» la riforma sulle toghe e il varo di nuove regole sulle intercettazioni. La normativa per tutelare dalle «violazioni della privacy che si verificano in danno di chi non è neppure indagato», ricorda Berlusconi, prevede «l’introduzione di nuove norme di garanzia che scoraggino la pratica di fornire ai giornali il risultato delle intercettazioni, così come avviene in tutti i Paesi civili». Con sanzioni dure, «come avviene negli Stati Uniti, dove chi passa le intercettazioni alla stampa va in galera, e ci resta per molti anni».
Ma il Cavaliere stringe i tempi anche per le «innovazioni di portata storica» che l’esecutivo intende portare nell’ordinamento giudiziario, per arrivare a un sistema «senza quelle ingiustizie, quelle lentezze e quelle inefficienze» che, secondo il premier, hanno trasformato la giustizia «sempre più in un contropotere politico che esonda dai principi costituzionali e che è sempre meno un servizio pubblico efficiente e giusto». Avanti dunque con la separazione delle carriere «tra avvocati dell’accusa e giudici giudicanti», ma anche con uno snellimento delle «procedure per invocare la responsabilità civile dei magistrati» e con la riforma elettorale del Csm, «per ridurre quella che oggi è una politicizzazione eccessiva e inaccettabile».
Il presidente del Consiglio ribadisce poi il «diritto-dovere» di governare il Paese per il suo esecutivo, «legittimato dal voto popolare» e con il «sostegno della maggioranza parlamentare», una maggioranza che tra l’altro «ha vinto tutte le tornate elettorali degli ultimi tre anni». I nuovi «numeri» del Pdl si guadagnano un passaggio della lettera del premier, che ricorda come «negli ultimi tre mesi il Parlamento ci ha rinnovato per ben otto volte la fiducia», e l’ha fatto «con uno scarto crescente a favore della maggioranza»,
Insomma, Berlusconi ci tiene a sottolineare come l’offensiva giudiziaria, l’inchiesta milanese e le polemiche politiche non stiano paralizzando palazzo Chigi, che anzi può rivendicare di aver «garantito la tenuta dei conti pubblici e del bilancio» in tempi di crisi. E rimarcando di non aver «mai alimentato tensioni o conflitti tra le istituzioni», il Cavaliere snocciola i «provvedimenti importanti» portati al voto dell’Aula o approvati negli ultimi due mesi: riforma universitaria, legge di stabilità, decreto rifiuti, Milleproroghe. Nell’elenco non mancano i «decreti attuativi» del federalismo fiscale, legge che - spiega Berlusconi - «rappresenta una riforma epocale». Infine, spazio alla crisi in Nord Africa. L’«emergenza umanitaria» deliberata dal governo non è una questione solo italiana, commenta il premier, che la sottoporrà «quanto prima» all’attenzione del prossimo «vertice dei capi di governo dell’Ue».