Intercettazioni Rai, sospesa la Bergamini

La manager accusata di aver favorito Mediaset. Polo in rivolta

da Roma

La comunicazione a Deborah Bergamini arriva in mattinata: sospesa dall’incarico, in attesa della conclusione dell’inchiesta interna sullo scandalo delle intercettazioni telefoniche del 2005, che rivelano contatti su palinsesti e strategie aziendali tra la direttrice Marketing della Rai ed ex assistente personale di Silvio Berlusconi e Niccolò Querci, anche lui già collaboratore del leader di Fi e all’epoca numero tre delle televisioni Mediaset.
Viale Mazzini precisa che il provvedimento, cautelare e temporaneo, non comporta l’avvio di un procedimento disciplinare. Martedì il direttore generale, Claudio Cappon, ha annunciato l’apertura dell’indagine interna e ha promesso che si sarebbe agito rapidamente e con determinazione se fossero emerse responsabilità di singoli. Ora arriva il primo provvedimento, ma tutto è ancora da definire.
Lei, la Bergamini, ha già fatto sapere di non essere sorpresa di quello che sta accadendo e ha preannunciato querele contro i media che ha pubblicato i brogliacci. Ieri, dal suo blog, ha detto che per lei «sono momenti complicati», assicurando di essere la prima a «desiderare che venga fatta chiarezza». Parla di «degrado» della professione giornalistica, ma data l’inchiesta in corso, preferisce «tacere» sul suo lavoro.
Dal centrodestra arrivano dure critiche e attestati di solidarietà alla Bergamini, ma per il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni è giusto che la Rai abbia avviato con «prontezza» un’indagine, senza «minimizzare» sui fatti emersi dalle intercettazioni. Sui protagonisti della vicenda non esprime giudizi, ma Esterino Montino (Pd) gli chiede se non si dovrebbero sospendere pure gli altri manager e giornalisti coinvolti.
Eppure, anche il consigliere Rai Sandro Curzi critica la «decisione-non decisione, che ha generato perplessità e riserve sul piano della chiarezza e della trasparenza e che avrebbe potuto essere esaminata nella sede aziendale più alta, il Cda». Dubbi ce l’ha anche il responsabile informazione del Pd, Marco Follini: «La Bergamini regista dell’inciucio tv? È una fiction».
La dirigente Rai è già stata difesa da Berlusconi nei giorni scorsi e ora tutti gli azzurri della Commissione di Vigilanza (Paolo Bonaiuti, Giorgio Lainati, Francesco Giro, Paolo Romani, Massimo Baldini, Paolo Barelli, Paolo Guzzanti ed Egidio Sterpa) parlano di un «processo sommario», con una «condanna preventiva decisa dagli attuali vertici di sinistra della tv pubblica». Anche il presidente della Commissione, Mario Landolfi (An), critica la decisione della Rai che «dà adito a perplessità perché lascia margini di ambiguità alla sua interpretazione». Sarebbe stato meglio aspettare la fine dell’indagine interna e prendere un provvedimento «chiaro ed inequivocabile». Dai leghisti proteste e provocazioni, mentre Mario Baccini dell’Udc dice che bisogna fare vera chiarezza, senza cercare «capri espiatori».