Intercettazioni regolari per il Tribunale di Milano

Il presidente Cardaci risponde a Casini: nessun parlamentare è sotto controllo. Pronto il disegno di legge del premier

da Roma

Il presidente del Tribunale di Milano assicura: tutto lecito nelle intercettazioni telefoniche, nessun parlamentare è stato abusivamente messo sotto controllo.
Nella risposta ufficiale al presidente della Camera Casini, che aveva sollevato il caso dopo la pubblicazione sui giornali di stralci di telefonate nelle quali comparivano anche esponenti politici come Piero Fassino, Vittorio Cardaci scrive: «Non risulta che alcuna delle conversazioni telefoniche intercettate sia riferibile a persone identificabili come deputati delle Repubblica».
Per quanto riguarda invece le conversazioni coperte da omissis «questo ufficio sconosce contenuti e provenienza» conclude il presidente del Tribunale di Milano. Casini non ha commentato, ma ha fatto sapere di aver inoltrato la lettera di Cardaci al presidente della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, il ds Siniscalchi, «per le valutazioni di competenza». Quel che pensa delle intercettazioni lo aveva comunque ribadito ieri mattina, affermando che «è barbara la divulgazione di colloqui privati anche di carattere familiare sulle pagine dei giornali, come è desolante il contenuto di certe conversazioni».
Intanto dalla Sardegna Silvio Berlusconi ha annunciato che il disegno di legge da lui voluto per limitare l’uso delle intercettazioni nelle indagini è pronto, e verrà sottoposto al prossimo Consiglio dei ministri. «Io credo - ha affermato il premier - che tutti preferiscano avere in circolazione tre truffatori o anche un omicida, piuttosto che sentirsi tutti prigionieri del Grande Fratello che ci sorveglia e ci ricatta». Obiettivo del provvedimento è quello di «preservare la libertà dei cittadini e del loro privato: sono principi civili fondamentali in un Stato liberale», mentre in Italia «abbiamo il massimo numero di intercettazioni», molte più che negli Usa «che pure hanno sei volte il numero dei nostri abitanti». Una anomalia da correggere, secondo il governo. Il responsabile giustizia di Forza Italia, Giuseppe Gargani, frena un po’ l’entusiasmo: il testo del ddl «non è ancora stato scritto», e ancora «se ne sta discutendo». Ma sarebbero già «assolutamente chiari» i criteri ispiratori: definire per quali reati è possibile disporre le intercettazioni (oltre a quelli di mafia e terrorismo, dovrebbero essere compresi anche altri reati gravi come quelli relativi a droga e armi), imporre una stretta alla discrezionalità dei magistrati «che non esiste in nessun altro Paese» e un inasprimento delle pene per chi ne divulga il contenuto. Le limature al ddl saranno al centro di un vertice con Berlusconi, la prossima settimana.
Sul provvedimento che deve ancora vedere la luce, però, si è già accesa la polemica di parte dell’opposizione, e anche dalla maggioranza arriva qualche colpo di freno.Certamente bisogna colpire abusi ed eccessi, dice ad esempio il presidente dei deputati di An La Russa, ma serve «cautela» perchè «non bisogna arrecare danni alle indagini» limitando la possibilità di intercettazioni a pochi reati. Il testo del ddl, dunque, «può essere la base» per la discussione, ma poi «si deve interrogare il Parlamento». Per il Verde Pecoraro Scanio «Berlusconi non vuole regole per tutelare la privacy, ma garantire l'impunità a malfattori e impedire inchieste scomode». Assai più aperturista il ds Luciano Violante, che annuncia che il suo partito ha assai a cuore che «si eviti la divulgazione delle intercettazioni telefoniche sino a quando non c'è il dibattimento pubblico», e assicura: «Noi lavoreremo in questa direzione».