Intercettazioni, la riforma s’allontana

Roma - «Prima dei giornalisti ho il dovere di tutelare i cittadini». La prossima settimana inizierà alla commissione Giustizia del Senato la discussione sul disegno di legge sulle intercettazioni già approvato dalla Camera. Un intervento legislativo per definire delle regole è auspicato da entrambi i Poli, anche se i tempi non saranno brevi.
Il relatore, l’ex pm dell’Ulivo Felice Casson, annuncia infatti «modifiche al ddl Mastella», e ciò significa che il testo potrebbe tornare alla Camera. Ieri il Guardasigilli ha ribadito la sua linea: «Se un giornalista scrive cose faziose che non rispondono al vero è giusto che quel giornalista paghi. Questo non significa mettere la museruola». Secondo Mastella, la pubblicazione di alcune intercettazioni marginali rispetto al merito delle inchieste è «una forma di inciviltà democratica». Dal centrodestra, anche Pier Ferdinando Casini ieri ha lanciato critiche molto dure alle pubblicazioni: «Credo ai principi - ha spiegato al Tg 5 - Queste delle intercettazioni erano barbarie ieri e lo sono oggi che è intercettato D’Alema. Non mi piace questa indignazione a intermittenza».
Le sanzioni «in Italia non ci sono o, quando ci sono, sono ridicole - ha insistito Mastella dal Lussemburgo - non si deve fare il giornalista in maniera pigra, acquisendo atti da fonti senza neppure stabilire quali siano». Se il giornalista «scopre cose che mi riguardano e sono magagne, va bene, altrimenti, se non sono vere, è giusto che paghi il giornalista».
Far finire qualcuno «nel ludibrio generale» per la pubblicazione di telefonate su «una fuga d’amore» per esempio, ha continuato il ministro della Giustizia, «può servire come lotta politica, alterando la fisionomia del nostro Paese». In questi casi «ci deve essere - a parere di Mastella - il diritto di rivalersi sul giornalista che pubblica queste cose».
La giustizia, ha sottolineato comunque il Guardasigilli, «non è una fiction. Guardare dal buco della serratura mettendosi anche gli occhiali non è democrazia».
Ma così si distoglie l’attenzione dal merito delle vicende emerse dalle ultime intercettazioni sulla vicenda Unipol, lo critica qualcuno. E tra questi c’è il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. «Il clima di incomprensione tra classe politica e cittadini - avverte l’ex pm - è determinato non dalla diffusione delle intercettazioni, né dagli atti dei magistrati che fanno le intercettazioni ai fini di indagine, ma dai rapporti sempre più stretti fra politica, affari e finanza». L’obbiettivo prioritario dovrebbe essere quello di riportare «la politica a un rapporto più monacale, forse questo sarebbe più nell’interesse trasparente di tutti».
La soluzione del problema, sottolinea anche Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, «non può essere un ddl che rischi, come nel caso della legge sul conflitto di interessi, di essere l’ennesimo pannicello caldo». In un Paese normale, conclude, «sarebbe normale che la politica non faccia il tifo per una cordata finanziaria piuttosto che per un’altra».
Per quanto riguarda il ddl, c’è il rischio di un ritorno alla Camera. Verranno svolte anche numerose audizioni. «Alcuni rappresentanti di categoria, soprattutto giornalisti - ha chiarito Casson - hanno chiesto di essere ascoltati». Le modifiche dell’ex magistrato verteranno su «normativa sulla pubblicazione e deposito e custodia degli atti».
Sulla necessità di un ddl concorda anche il centrodestra. «Il governo intervenga d’urgenza a modificare le norme - chiede il senatore di Forza Italia e avvocato di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini -. Ai politici coinvolti, anche se magari non gradita, va tutta la mia solidarietà per la indecente gogna mediatica a cui sono esposti». \