Intercettazioni, sì alla fiducia: il ddl alla Camera Napolitano: "Niente firma? Parlano a vanvera"

Il governo incassa la fiducia sul
ddl intercettazioni. Il Pd non vota. La Finocchiaro: "Libertà massacrata". Fnsi: "Il 9 luglio informazione ferma". Protesta anche la Fieg. Napolitano: "I professionisti
della richiesta di non firmare parlano a vanvera"

Roma - "I professionisti della richiesta al presidente di non firmare" il ddl sulle intercettazioni, oggi approvato al Senato, "sono numerosi ma molto spesso parlano a vanvera": è quanto ha detto il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, a margine di un convegno organizzato a Napoli. "Io comunque non ho nulla da dire su questi argomenti, su cui ho detto e ho fatto dire negli ultimi giorni. Non ho nulla da aggiungere", ha commentato il presidente della Repubblica. A stretto giro di posta la risposta di Di Pietro: "Noi dell’Italia dei Valori non abbiamo né intenzione né soprattutto tempo per polemizzare con il Capo dello Stato. Piuttosto ribadiamo che la responsabilità di questa legge è del governo Berlusconi e della sua maggioranza complice".

Fiducia al Senato Palazzo Madama ha votato la fiducia al Governo approvando il ddl intercettazioni. Il provvedimento passa ora alla Camera. I voti favorevoli sono stati 164, i voti contrari 25. Hanno votato sì Pdl e Lega: "Questa legge utile e importante". Hanno votato no Idv, Udc, Api e radicali. Non hanno partecipato al voto Mpa, Svp, i sette senatori a vita e l’ex presidente del Senato Marcello Pera. Anche i Democratici non votano e, lasciando l'Aula, accusano: "Così si massacra la libertà". Ma il Pdl ribatte: "Questo non è un comportamente democratico". Il segretario Fnsi, Franco Siddi, fa sapere che sarà il 9 luglio la "giornata del silenzio per la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl intercettazioni".

Alfano: "Realizzato un punto del programma" Con il voto di fiducia sul ddl intercettazioni e con la conseguente approvazione delle nuove norme in Senato "abbiamo realizzato un punto del programma" elettorale del Pdl. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sottolinea che "il testo approvato oggi dal Senato ha la stessa filosofia di fondo di quello che fu varato in Consiglio dei ministri e raggiunge gli stessi obiettivi, anche se con mezzi diversi". Il ddl, infatti, è "un ottimo punto di equilibrio" tra la "necessità di garantire la privacy dei cittadini" e l’esigenza di "condurre indagini approfondite". Commmentando infine l’iter parlamentare del ddl, Alfano ha ribadito che "è rimasto nelle Aule due anni, tempo che mi sembra congruo a un lavoro di confronto tra maggioranza e opposizione. Mi sembra che abbiamo dimostrato disponibilità e ragionevolezza parlamentare", consentendo, con questa legge, "l’uso delle intercettazioni ma non l’abuso".

L'Aventino dei Democratici Il Pd non parteciperà al voto di fiducia sul ddl intercettazioni. Ad annunciarlo è stato il presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, che accusa: "Da qui comincia il massacro della libertà". Tutti i deputati del Pd si sono alzati in piedi per applaudire la Finocchiaro. La standing ovation è durata diversi minuti tanto che il capo gruppo del Pdl Maurizio Gasparri non riusciva a prendere la parola. Mentre continuava il battimani Anna Finocchiaro ha fatto cenno ai suoi di abbandonare l’Aula. E così gli esponenti della maggioranza sono rimasti da soli in Aula insieme ai senatori del gruppo misto. Gasparri, mentre i Democratici lasciavano l’emiciclo, li ha criticati accusandoli di non avere "un comportamento democratico".

Il Pdl: "Votiamo sì con orgoglio" "Votiamo sì orgogliosi e convinti, come sempre, questa legge utile e importante". Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, spiega che "alla Camera, col voto segreto, avremo più voti della maggioranza. Molti di voi si vergognano di votare contro questa legge, perciò uscite dall’aula". "L’atteggiamento dei colleghi non è un atteggiamento democratico, manifestano il disprezzo delle istituzioni e l’arroganza", attacca Gasparri che poi nel merito della legge la difende con puntiglio. "Se tutto è pubblicabile si fa un favore ai criminali", sostiene assicurando che "il giornalismo di inchiesta è tutelato da questa legge". "Le intercettazioni - sostiene Gasparri sono solo l’extrema ratio per le indagini e invece ora se ne fa un uso costante, continuo per indagare, anzi si comincia intercettando". 

L'espulsione dei senatori Idv Mattinata concitata a Palazzo Madama dopo una notte di picchetti e proteste. I senatori dipietristi hanno alzato il tiro dello scontro occupando i banchi del governo. Immediato l'intervento del presidente Schifani che li ha espulsi. I senatori dell’Idv hanno lasciato l'Aula e sono stati accompagnati all’uscita dell’emiciclo. I senatori sono usciti con le loro gambe, non sono stati portati via di peso. I giornalisti non hanno però potuto assistere all’uscita dall’aula dei senatori Idv, perché il Senato, a seduta sospesa, ha disposto la chiusura delle tribune stampa.

Di Pietro: "Illegalità permanente" Antonio Di Pietro non ha digerito l’espulsione dal Senato dei suoi: "Ancora una volta maggioranza e presidente del Consiglio usano un atto di forza per rimuovere un ostacolo". Ormai, insiste l’ex pm, "in Parlamento c’è uno stato di illegalità permanente", dove la maggioranza "ha compiuto un atto di prevaricazione che nemmeno il fascismo". Il riferimento di Di Pietro è "l’aver lasciato i senaotri a discutere di un testo quando si sapeva già dal 25 maggio che sarebbe stata posta la fiducia, peraltro su un testo diverso. Come se i senatori stessero qui a giocare a bussolotti". Di Pietro, quindi, esprime "il rammarico di essere stati lasciati soli", nel campo dell’opposizione, "a dire no alle iniziative di questo governo piduista. Essere come Ponzio Pilato e lavarsi le mani è peggio che essere come Erode".

Lehner: "Il Pdl non sta troppo bene" Il Pdl "non si sente troppo bene...". Giancarlo Lehner fotografa così lo stato del suo partito alla luce della partita sulle intercettazioni e dei recenti problemi in aula, dove la maggioranza è andata più volte "sotto". "Prodi - ricorda - deluse e sprofondò anche perché‚ condizionato dai ricatti dei partitini dell’1%. Noi incerottiamo il ddl intercettazioni (parola di Bocchino) per 'favorire la convergenza di Berlusconi e Fini'. In luogo di un sonoro chissenefrega delle convergenze, portiamo a casa una legge-cerotto, scontentiamo l’universo mondo, deludiamo il 99,9% del Pdl, pur di dare credito allo 0,1%. Intanto, alla Camera, a conferma che non ci sentiamo tanto bene, stressati da doppi e tripli incarichi, continuiamo ad andare sotto".

Il popolo viola protesta Dall'Aula alla piazza. Anche fuori dal Senato la protesta del popolo viola che si è radunato in Piazza Navona per protestare contro il ddl intercettazioni. Dal Senato si sente ritmato il grido "vergogna, vergogna". Il passaparola si è diffuso stanotte tramite le pagine di Facebook, le e-mail e gli sms. Il presidio del popolo viola ha come tema "Tagli & bavagli" e alcuni manifestanti hanno indossato un tampone in bocca e una tunica tagliuzzata per esprimere "lo stato in cui Berlusconi e la sua cricca ha ridotto l’Italia".

La protesta della Fieg "La Federazione Italiana Editori Giornali in una nota esprime "la ferma protesta per l’approvazione del ddl intercettazioni da parte del Senato. Il testo licenziato dal Senato non realizza l’obiettivo dichiarato di tutelare la privacy, ma ha semplicemente un effetto intimidatorio nei confronti della stampa. Ne sono dimostrazione le pesantissime sanzioni agli editori".