Intercettazioni scandalo a Londra si dimette il capo di Scotland Yard

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Le dimissioni in diretta televisiva: &quot;Non avevo idea della portata dello scandalo&quot;. In mattinata l'arresto di Rebekah Brooks. La donna, che venerdì si era dimessa dalla guida di News International, doveva essere ascoltata martedì dalla commissione Cultura dei Comuni. James
Murdoch sarebbe indagato da Scotland Yard per aver tentato di
coprire le dimensioni &quot;su scala industriale&quot; dello scandalo delle
intercettazioni telefoniche
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Londra - Dopo Rebekah Brooks cade anche il capo di Scotland Yard.
Sir Paul Stephenson si è dimesso, travolto dallo scandalo delle intercettazioni. "Non avevo idea della portata dello scandalo" ha detto Stephenson in una conferenza stampa in diretta Tv. Sir Paul è rimasto intrappolato nella bufera delle intercettazioni per aver accettato doni loschi - un soggiorno di 20 giorni in una spa di lusso - da uno degli indagati, l'ex vice direttore di News of the World Neil Wallis, che lui steso aveva tra l'altro assunto come consulente di Scotland Yard.

In manette "la rossa" Rebekah Brooks, indagata per lo scandalo intercettazioni al News of the World, è stata arrestata. La donna, che venerdì si erà dimessa dalla guida di News International, il ramo britannico dell’impero mediatico di Murdoch, doveva essere ascoltata martedì dalla commissione Cultura dei Comuni, insieme a Rupert e James Murdoch. Secondo Scotland Yard, la donna è stata arrestata, dopo essere stata convocata in un commissariato di polizia. In una nota si spiega che la donna è accusata "perchè sospettata di associazione a delinquere per aver intercettato illegalmente le comunicazioni di terzi e di corruzione". Rebekah Brooks è l’ultima pedina dell’impero mediatico di Murdoch ad essere stata arrestata. Il primo è stato l’ex direttore del News of the World ed ex portavoce del premier David Cameron, e il suo vice Neil Wallis.

Braccato anche Murdoch jr Proprio quest'ultimo sarebbe indagato da Scotland Yard per aver tentato di coprire le dimensioni "su scala industriale" dello scandalo delle intercettazioni telefoniche. A scriverlo oggi è il Sunday Telegraph citando fonti in seno a Scotland Yard. La polizia londinese sta cercando di capire perché una serie di mail, alcune risalenti al 2006, siano state messe a disposizione degli inquirenti solo a gennaio, fatto che ha dato il via alle attuali indagini che, a loro volta, nel giro di due settimane, hanno portato alle chiusura del News of the World, alle dimissioni della numero uno del gruppo britannico Rebekah Brooks, all’arresto di Andy Coulson e al ritiro dell’offerta di Murdoch per l’acquisto di BSkyB. La fonte ha detto al Sunday Telegraph: "News International avrebbe cercato di coprire lo scandalo. Questo, potenzialmente, è un comportamento illecito per deviare il corso della giustizia. Bisognerà provare che James Murdoch, Rebekah Brooks o altri manager del gruppo erano già a conoscenza delle informazioni, che consegnate nel 2011, era invece già nel sistema dal 2006, e hanno tentato di cancellarle".

Milliband contro l'impero di Murdoch Il leader laburista, Ed Miliband, ha reclamato lo smantellamento della divisione britannica del gruppo del magnate Rupert Murdoch, in seguito allo scandalo delle intercettazioni telefoniche praticate da alcuni giornali del gruppo, in particolare il News of the World. "Credo che una simile concentrazione di potere nelle mani di una sola persona - ha detto Miliband al domenicale The Observer - sia un fatto malsano e che possa condurre ad abusi di potere in seno al gruppo". "Ritengo - ha proseguito il leader laburista - che bisognerebbe riflettere sul fatto che una persona possa detenere più del 20% del mercato della stampa". "Questo tipo di concentrazione del potere è veramente pericolosa". Fin dall’inizio dello scandalo del News of the World, Ed Miliband aveva preso la guida dell’offensiva contro il magnate australo-americano, reclamando ad alta voce le dimissioni di Rebekah Brooks, direttrice dei giornali britannici del gruppo Murdoch. Su richiesta di Miliband, inoltre, il premier britannico David Cameron aveva annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta. E era a firma Miliband la mozione presentata in Parlamento con la quale si chiedeva a News Corporation di ritirare l’offerta per l’acquisto di BSkyB.