Intercettazioni Unipol, è scontro Roma-Milano

Gianluigi Nuzzi

da Milano

L’ultima stesura, seppur sempre in quel freddo e asettico linguaggio istituzionale, è più morbida e smussata. Eppure il messaggio è chiaro. Il procuratore capo del tribunale di Roma, Giovanni Ferrara, chiede ai colleghi di Milano atti, documenti, brogliacci telefonici e quant’altro, visto che entrambi gli uffici stanno sviluppando analoghe indagini. Sia sul caso Unipol-Bnl, sia su Antonveneta-Bpi. Questo perché, evidentemente, la documentazione ricevuta finora dal capoluogo lombardo e spedita dai pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti non soddisfa i colleghi che lavorano a piazzale Clodio.
La missiva, indirizzata al procuratore capo di Milano Manlio Minale, in tutto una paginetta, sembra che ancora non sia stata spedita. Ma rappresenta un segnale evidente di quanto la Procura di Roma non desidera replicare quell’assenza di collaborazione o, se preferite, quella difficoltà di rapporti che si erano vissuti, sempre sull’asse Roma-Milano, per le doppie indagini sul crac Cirio. Con doppi sigilli che talvolta - solo per fare un esempio - erano stati messi agli stessi locali perquisiti sia dagli inquirenti milanesi che da quelli romani. Grande mediatore è di sicuro il procuratore aggiunto reggente di Milano, Francesco Greco. In queste settimane, è riflessione comune, ha cercato sia di compattare i pm del suo ufficio sia di migliorare le relazioni con i colleghi di piazzale Clodio. Riuscendoci.
Ora questa lettera. «Mandateci le carte». A iniziare dalle intercettazioni su Unipol. La missiva segue i veleni e gli schizzi di fango di settimana scorsa. Quelli sulla presunta talpa, che talpa non era, individuata in quel giudice Francesco Castellano che, malignava qualcuno, appartiene alla stessa corrente moderata di Achille Toro. Ma pensare che Castellano potesse provare a far pressioni su Toro è davvero impensabile. E non solo per l’integrità dei due magistrati, ma anche perché è evidente che in queste indagini la Procura di Roma voglia sfatare una volta per tutte l’infame adagio del «porto delle nebbie». Così la relazione di servizio ricevuta nella capitale sulla presunta talpa è stata letta senza emozionare particolarmente gli inquirenti romani. «Ma la notizia di reato - si sono detti - dov’è? E contro di chi?».
Insomma, bastava percorrere i corridoi della Procura di Roma in questi giorni per avvertire l’aria pesante, l’insofferenza. Anche se nessuno, a partire da Toro sino alla collega romana Perla Lori, intendono apertamente polemizzare con i colleghi di Milano. Un caso tra tutti: perché da Milano non è arrivata copia dei decreti della Forleo? Per giorni i magistrati di piazzale Clodio leggevano i sunti offerti dai quotidiani, senza averne copia. Ancora: le intercettazioni che riguardano Unipol, sono state inviate, tutte?
Rimane infatti la questione più generale delle intercettazioni telefoniche. Si tratta di oltre 15mila telefonate registrate in un mese di tempo. Ma di queste quante sono state trascritte? I pm di Milano, nella loro richiesta di sequestro delle azioni Antonveneta, ne hanno utilizzate una dozzina come fonte di prova. Il gip Clementina Forleo, invece, nei suoi provvedimenti di convalida del blocco del 40 per cento e dell’interdizione temporanea di Fiorani, Boni, Ricucci e Gnutti ne ha riportate quasi 70 tra riassunti e testi integrali. E le altre 14.900? Qui gli inquirenti milanesi stanno cercando di trascriverne quante possibili. Sarebbero arrivati a 4-500 telefonate. Questo vuol dire appena il 3-4 per cento. Un dato pressoché irrilevante negli exit poll elettorali. Immaginiamoci in un’indagine di questa portata. Questo però significa anche che per sbobinare tutto il materiale raccolto ci vorranno non mesi ma anni di lavoro. Un calcolo ovviamente approssimativo. Per difetto.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it