Intercity o binario morto

(...)di non lasciare la propria casa, la propria terra. I treni sono condivisione di pensiero, di modi di essere, di vivere tra Città diverse.
I treni scandiscono le stagioni: sai che è aprile perché le risaie si allagano, come oggi, come ventun'anni fa mentre tornavo col congedo in mano, dopo un anno da soldato, a casa.
Riprendo ora, dopo molto tempo, a dividermi tra Genova e Milano: ritrovo volti lasciati sui treni e ci salutiamo come fossimo scesi ieri, insieme, dal vagone. Penso a loro, ai miei amici pendolari, che con ostinazione, giorno dopo giorno hanno resistito. Incontro un mio amico genovese, splendido chitarrista, che insegna a Riva del Garda e due giorni alla settimana sale e due giorni alla settimana scende: non so dove trovi la forza, ma continua implacabile.
Se lasciamo, caro Sindaco, che altri treni vengano soppressi in silenzio, se lasciamo da solo questo esercito di pendolari infaticabili e silenziosi che rubano al sonno le ore per viaggiare, tradiamo ancora una volta Genova, impedendo a molti giovani di potersi formare a Milano senza dover sostenere gli affitti impraticabili del capoluogo lombardo, costringendo molte famiglie a vivere separate durante la settimana o a incrementare lo stuolo degli esuli che passeggiano sul naviglio per ricordare il Porto Antico.
Il Sindaco di Milano festeggia le vittoria su Smirne e il conto alla rovescia verso il 2015 è partito, el nost Milan non si farà sfuggire l'occasione, sarà di nuovo la Milano da bere capitale dell'economia, della moda, della cultura, sarà di nuovo la Milano vicina all'Europa. Sta a noi capire se vogliamo, pretendendo Intercity puntuali ogni ora, rimanervi agganciati o se ci facciamo scaricare su qualche binario morto, su qualche banchina assolata ad aspettare un rassicurante regionale per Ronco Scrivia.