Interessate 10mila abitazioni Giro d’affari fino a cinque miliardi

RomaSenza ombra di dubbio il «piano casa» del governo costituirà una bella boccata d’ossigeno nella semi-apnea causata dalla crisi. Forse in misura maggiore rispetto ad altre città, Roma potrebbe trarne grossi benefici, visto che nella «capitale del terziario e degli uffici» gran parte dell’economia locale ruota proprio attorno all’edilizia. E quando si punta sul «mattone», la sfida della ripresa può dirsi già a buon punto. Ne è convinto il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo il quale, dimenticata in fretta l’iniziale contrarietà ai progetti del governo Berlusconi, si è messo a fare due conti per calcolare la portata del «piano casa» e le ricadute positive che ci saranno per l’occupazione e il rilancio produttivo a livello locale.
In attesa della normativa regionale che entro tre mesi stabilirà i criteri applicativi del piano casa, il governatore ha fatto sapere, durante una trasmissione televisiva, che nel Lazio le abitazioni interessate ai lavori di ampliamento e ristrutturazione dovrebbero essere tra le 7.500 e le 10mila. I tecnici della giunta Marrazzo hanno calcolato che il volume dello sviluppo economico sarà fra i tre e i cinque miliardi di euro. Bisogna, comunque, precisare che a Roma l’85 per cento degli abitanti vive in condomini e, quindi, solo il restante 15 per cento delle abitazioni è costituito da unità mono o bi-familiari. Se si toglie dal computo tutta l’area del centro storico, sottoposta a vincoli storici, architettonici, ambientali e paesaggistici, resta una percentuale esigua di case a un piano o ville in quartieri semiperiferici di pregio come l’Eur, o addirittura ex borgate appena fuori le mura dove, però ci sono villini costruiti tra gli anni Venti e Quaranta, come il Pigneto, dove c’è la villetta dei «Cesaroni» o la Garbatella, dov’è ubicata la «bottiglieria» della seguitissima fiction di Canale 5. Il vero «asso nella manica» degli amministratori locali di Roma e del Lazio è, invece, la possibilità di ampliare anche del 35 per cento la volumetria delle case popolari che possono essere abbattute e ricostruite utilizzando materiali eco-compatibili. Sarebbe un modo per dare una risposta concreta e definitiva all’emergenza abitativa che affligge da decenni la capitale. La strada per utilizzare il piano casa del governo a questo scopo non è delle più semplici, ma probabilmente si arriverà in fretta a una soluzione grazie al nuovo clima di collaborazione tra il Campidoglio (centrodestra) e la Regione (centrosinistra). L’assessore regionale alla Casa Mario Di Carlo ne è convinto: «Dipende solo da noi e dal Comune prevedere la possibilità di individuare le aree dove costruire le nuove case prima di abbattere quelle vecchie e degradate. Ma c’è di più. Con il piano casa abbiamo la possibilità di correggere lo sviluppo urbanistico della città. Dovremmo costruire lungo gli ultimi 14 km della linea C del metrò, sulla Casilina, dove c’è una bassa densità abitativa che non giustifica una struttura di trasporto così imponente».