Gli interessati ultimatum di via Solferino

Come i vecchi barbari che la storia ci ha tramandato, anche gli interessi economici premono alle porte della cittadella della politica assediata. In particolare premono sulla porta della casamatta dei Democratici di Sinistra. A spingere la vecchia testa d'ariete per sfondare quella porta questa volta è la penna di Pierluigi Battista dalle colonne del Corriere della Sera, il vero quartier generale di quegli interessi finanziari debolissimi sul piano internazionale e nei mercati e abbastanza forti in Italia per via del controllo che hanno su parte rilevante della grande stampa d'informazione. Dinanzi ad un partito come quello dei Democratici di Sinistra che non sa più che cosa è e, cosa ancor più grave, non sa cosa vuole essere, Pierluigi Battista fa un editoriale che è quasi una intimidazione ed un ultimatum sul piano culturale e su quello politico. Battista dice, nella sostanza, a Fassino e a D'Alema «sbrigatevi a dirci una data certa per la costituzione del partito democratico. Ditelo ora, subito o altrimenti mai più». Se non è un ultimatum questo è segno che non capiamo più nulla della politica. Cosa sempre possibile naturalmente.
Per evitare questo rischio poniamo a noi e a tutti una piccola semplice domanda. Perché il Corriere e Battista vogliono subito, ora o mai più, il partito democratico? E perché non spiegano ai democratici di sinistra, al loro popolo ma anche a tanti come noi che non sono di sinistra, che cosa mai è questo partito democratico? Chiarirne le radici per capirne il futuro è un passo obbligato per qualsivoglia partito politico la cui natura non può esaurirsi nella stesura di un programma à la page in grado di toccare le sensibili corde dei mercati finanziari. Un partito politico è cosa ben diversa da un centro studi e di consulenze quale fu e quale è l'area dell'Arel e del Mulino. Un partito politico è l'insieme di uomini e donne, di giovani e anziani che hanno in comune una visione della vita, un'analisi dei nuovi fenomeni economici e sociali che sono dinanzi alle società nazionali, una voglia comune di militanza effettiva per raggiungere orizzonti in cui speranza e concretezza si possano facilmente mescolare. Un partito politico, insomma, deve avere un'anima anche se con mille sfaccettature se vuole essere un inno alla democrazia e deve coltivare e difendere quell'autonomia di pensiero e di azione che ne fa un soggetto politico distinto dai poteri economici e dai tanti altri poteri legittimamente presenti all'interno di una società industrializzata. Un partito politico, insomma, accanto a radici certe, riconoscibili e accettate da tutti i militanti, deve avere nella sua testa un progetto in cui larga parte del Paese vi si possa riconoscere. Questo, e non altro, è un partito politico che si rispetti.
E a questo partito, come a tutti quanti gli altri, non è possibile dare un ultimatum come fa Pierluigi Battista che sa molto bene quanto lunghi siano i processi politici allorquando hanno la natura e la dignità dei processi politici. Spiace dirlo, ma quell'ultimatum ci appare per quello che è, un ordine da caporale di giornata con sullo sfondo anche l'alea di una minaccia implicita quasi che si volesse mandare un messaggio ai democratici di sinistra di questo tipo: «Abbandonate subito il vostro passato e il vostro presente, convergete su questo partito degli interessi, diversamente non sarete garantiti contro altre iniziative giudiziarie capaci di colpire quella ridicola diversità morale sulla quale vivete da dieci anni a questa parte». È terribile ciò che diciamo e vorremmo che qualcuno ci dimostrasse il contrario. È terribile perché l'Italia è il solo Paese europeo in cui si rischia di estinguere tutte le tracce di quelle famiglie politiche che governano tutti gli altri 24 Paesi dell'Unione. Una vera e propria pulizia etnica perché i nuovi barbari, gli interessi finanziari nazionali e internazionali, possano fare le loro scorribande arricchendo sempre di più chi ha ricchezze personali e società indebitate nel silenzio complice di uno schieramento politico, quello del centrosinistra, guidato per l'appunto da quegli interessi diventati partito. Chi ha coraggio politico e onestà intellettuale all'interno dell'intera sinistra respinga con forza l'ultimatum di Battista e il disegno del partito degli interessi.
C'è un sistema elettorale proporzionale che con tutti i suoi limiti consente a ciascun partito di presentarsi alle elezioni per quello che è, con la faccia del suo gruppo dirigente e con la propria identità. Questo Paese ha bisogno più che mai di identità politiche riconoscibili e noi che non siamo democratici di sinistra difendiamo la loro identità perché, come diceva Giuseppe Mazzini a proposito della libertà, amiamo la nostra identità diversa ed alternativa a quella della sinistra ma pur sempre distinta da quei poteri economici che non hanno la legittimità di governare il Paese.
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