Gli interessi ambientalisti delle ecomafie

Franco Battaglia

Le associazioni ambientaliste dicono di avercela con le ecomafie. Io ho sempre sostenuto che le ecomafie sono esse stesse, e operano come le associazioni mafiose fanno. E non sono il solo: Il racket ambientale (21° Secolo editore), è un disincantato libretto, già alla sua seconda edizione, del prof. Paolo Sequi, direttore dell'Istituto nazionale sperimentale per la nutrizione delle piante. Nella nostra società, osserva Sequi, vi è una consistente porzione di popolazione dedita ad attività produttive di essenziali beni di consumo, nell'agricoltura o nell'industria. Nel caso dell'agricoltura si producono beni di prima necessità per l'uomo, e chi vi è dedito svolge un'attività, appunto, primaria. Le attività industriali, dall'impresa artigianale alla grande industria, sono attività secondarie. Poi c'è il terziario, che produce servizi, e a cui si dedica, oggi, la maggior parte di noi. Un'attività, questa, a volte altrettanto essenziale, a volte pleonastica, a volte, a dire il vero, proprio improduttiva. Ma persino chi svolge la parte improduttiva del terziario non deve nutrire sensi di colpa, visto che esiste anche un nuovo peculiare tipo di attività: quelle quaternarie.
Le attività quaternarie sono quelle che prendono a cuore l'obiettivo di distruggere le altre attività. Non potendo presentare apertamente il loro volto, prima creano un problema, rigorosamente finto, e poi si presentano per risolverne altri, tra cui i preferiti sono quelli della protezione dell'ambiente da quel finto pericolo. Tipicamente, le attività quaternarie sono inventate per essere costosissime, in modo da creare un indotto vasto, il più vasto possibile, che mantenga alti i consensi sulle azioni: i prodotti, ossia i risultati, possono essere irrilevanti. Le azioni delle attività quaternarie devono essere obbligatorie per legge, la cui trasgressione deve prevedere responsabilità penali. Se si prova a depenalizzarle ne consegue sempre un coro di proteste ben orchestrato. Esse, inoltre, devono essere assoggettate ad un regime autorizzatorio estremamente rigido. Un tale regime, non è difficile da intuire, ha la potenzialità di fruttare, mediante tecniche di incasso molto sofisticate, più introiti delle tangenti della mafia sugli appalti.
Ovunque nasce una nuova iniziativa o tecnologia che abbia anche il pregio di promettere nuovo benessere e, quindi, di godere i favori di un potenziale ampio mercato, ecco che piombano, come avvoltoi, le attività quaternarie. L'obiettivo ufficiale di molte attività quaternarie è, come detto, la protezione dell'ambiente. Il primo posto, quindi, tra coloro che sono dediti alle attività quaternarie, spetta a molte associazioni cosiddette ambientaliste. Il secondo, ad alcune di quelle sedicenti in difesa dei consumatori. Nel complesso, queste costituiscono il racket ambientale. Le ecomafie, appunto.
Tipico esempio di attività quaternaria è stata, appunto, quella di inserire bastoni tra le ruote della macchina delle grandi opere che il governo Berlusconi aveva avviato. Oppure l'invenzione, a opera dell'attuale ministro Pecoraro Scanio e collaboratori, dell'elettrosmog, un inquinamento inesistente, che mirava a colpire le società di telefonia mobile e i loro ricchi proventi; e che il governo Prodi vuol far risorgere per mettere i propri tentacoli sulla ricca torta dell'interramento dei cavi di trasmissione dell'energia elettrica. Altro esempio: la Regione Emilia-Romagna conta di «bonificare» oltre 1200 scuole ove sarebbe presente l'amianto. Una bonifica che - posso garantire - priva di alcuna giustificazione sia sanitaria che ambientale, è però un'altra ricca torta da spartirsi. Se i carabinieri ci guardassero bene, ne scoprirebbero delle belle. Per intanto, pare abbiano beccato con le mani nella marmellata un dirigente di Legambiente.