«Gli interessi della Liguria prima dei partiti»

Diego David

Sviluppo della portualità ligure e in particolare genovese intesa come portualità italiana, il progetto «Selex» per Genova, la Piaggio, le infrastrutture, il «caso» rappresentato da Sanremo, i problemi energetici, le sfide della politica, il rapporto con Marcello Dell'Utri all'interno di Forza Italia, le riforme e naturalmente i tanti temi locali che dovrebbero fare di «Imperia la porta d'Europa» come recitava, sottotitolo della stessa conferenza stampa pubblica, chiamata dagli organizzatori «Il punto sul Ponente», sono stati alcuni tra gli argomenti dibattuti domenica pomeriggio dal ministro delle Attività produttive Claudio Scajola, stimolato dalle domande delle più importanti firme del giornalismo ligure.
L'iniziativa è stata di «Motore Azzurro» il braccio operativo della macchina elettorale di Silvio Berlusconi, presieduto a livello locale da Rodolfo Leone. L'intero incontro, moderato dalla conduttrice di Tele Nord Marzia Taruffi, e stato trasmesso in diretta dalla Calata Anselmi di Porto Maurizio, sulla quale il giorno prima si era posata la prima pietra del nuovo porto turistico che si annuncia capace di oltre 1300 posti barca, sulle frequenze di Imperia Tv, l'emittente di Francesco Zunino visibile dalla Costa Azzurra fino al ponente savonese.
A dar letteralmente «fuoco alle polveri» (non è mancato anche un gustoso siparietto polemico tra il ministro Scajola e il rappresentante del Secolo XIX), è stato il nostro capo redattore Massimiliano Lussana, il quale ha chiesto al ministro se il centrodestra non sia stato in questi cinque anni troppo generoso, addirittura «troppo signore» con la Liguria rossa (ed evidentemente ingrata), avendo fatto piovere finanziamenti come mai era accaduto in passato. Scajola ha detto che il trend è cominciato con la giunta regionale guidata da Sandro Biasotti, in base al concetto vincente di considerare la Liguria non per il numero complessivo di abitanti «un quartiere di una media città europea», ma per la posizione baricentrica della nostra regione rispetto all'Italia e all'Europa. La sconfitta di Biasotti con la nuova maggioranza di via Fieschi «rossa, ma molto rossa» secondo Claudio Scajola - non poteva interrompere questo trend. «Io ho sempre sostenuto e sosterrò sempre - ha affermato il ministro - che prima viene l'interesse dei cittadini, poi quello delle parti».
Dubbi? «Proprio ieri, insieme a Claudio Burlando - ha chiosato Scajola - abbiamo posato la prima pietra del nuovo porto turistico di Imperia. Un rapporto collaborativo con la Regione, pur portato avanti essenzialmente con la giunta di centro-destra e solo conclusosi con quella guidata da Burlando, in effetti, c'è stato. Ma non dobbiamo dimenticare che la sinistra, quella storica e quella attuale ha sempre osteggiato e osteggia questo progetto. Ciononostante, noi, i nastri, siamo disposti a tagliarli con tutti!».
Nel corso del dibattito Scajola ha poi svelato un retroscena che riguarda i cospicui finanziamenti per Genova, «residuo» delle Colombiane: «Ho telefonato a Berlusconi dicendogli che avremmo dovuto firmare i contratti, ma secondo Berlusconi alla vigilia delle elezioni vedere lui e me allo stesso tavolo con Pericu e Burlando avrebbe disorientato gli elettori. Ma quando gli ho detto che c'era il rischio di perderli, Silvio Berlusconi ha esclamato che non si poteva rischiare di cagionare un danno ai genovesi e che quindi bisognava procedere».
A questo punto si è inserita la suddetta polemica, comunque con il sorriso sulle labbra, con «Il Secolo XIX» rappresentato in sala dal caporedattore della redazione imperiese, Roberto Berio. «Il Secolo XIX, che è il giornale che di più dovrebbe puntare sui temi locali - ha detto Scajola (anche se il caporedattore de La Stampa Sandro Chiaramonti non appena ha potuto si è affrettato a rivendicare un ruolo di leaderschip del suo giornale) ha, di fatto, auspice forse il periodo pre-elettorale, ridimensionato la notizia».
«Quello che voglio dire - ha precisato il ministro delle Attività produttive - non è che mi interessi mettere in prima pagina quello che hanno fatto Berlusconi o Scajola, ma far sapere ai Liguri: vedete, il vostro futuro è questo!».
Rimanendo a Imperia non poteva mancare un quesito su che fine farà lo scalo commerciale di Oneglia, uno dei più caratteristici dell'intero Mediterraneo, «più bello di quello di Saint-Tropez» per il ministro. Scajola ne ha approfittato per tracciare il futuro dell'intero sistema portuale ligure: «Genova, Savona, e la Spezia hanno gli spazi per sviluppare questo settore e per questo mi sono battuto. Imperia, invece, ha visto ridursi drasticamente i traffici con conseguente calo dei posti di lavoro da 300 addetti ai soli sette attuali, proprio perché questi spazi non li ha. Quindi è giusta la scelta turistica, salvaguardando il traffico commerciale esistente come l'amministrazione sta facendo stando attenti a non disperdere la tradizione dei pescherecci che rappresentano anche una attrattiva turistica».
«Facciamola bella la nostra Liguria - ha proseguito Claudio Scajola - anche usufruendo dei sedimi dimessi della ferrovia evitando di fare opere che poi si rivelano inutili doppioni». Per quanto riguarda il mancato finanziamento della tratta ferroviaria Andora-Finale, Scajola ha «invitato» le comunità a mettersi d'accordo, «perché senza i progetti e senza scelte talvolta dolorose, non si ottiene nulla». Una tirata d'orecchi non poteva mancare alla maggioranza civico-progressista che governa Sanremo: «Sanremo deve darsi un progetto urbanistico di sviluppo economico, perché da soli Casinò e floricoltura non bastano più. Sanremo deve farsi un bell'esame di coscienza. Io quale che sia il ruolo che avrò, sarò sempre vicino a loro, ma devono scegliere che cosa vogliono!». Il tema della floricoltura è stato sollecitato dal direttore del settimanale «La Riviera» Andrea Moggio. Claudio Scajola ha risposto che il settore agricolo nella provincia di Imperia si può salvare solo se investe in tecnologia, mentre Andrea Pomati di Imperia Tv ha sollevato il problema energetico che secondo Scajola va affrontato «diversificando, riconsiderando il nucleare e puntando su carbone pulito e fonti alternative».
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