Internet e Viagra, è in Azerbajan la cassa di un business mondiale

Una ricerca di una università americana segue le tracce dei pagamenti dei farmaci on line: e scopre che il 95 per cento del traffico finisce in un triangolo tra Baku, Russia e India

É il fenomeno di spamming più gigantesco dell'intero web planetario: miliardi di messaggi che pubblicizzano farmaci contro l'impotenza, principalmente il Viagra, con sconti fino al 95 per cento del prezzo ufficiale vengono recapitati quotidianamente a utenti di tutto il mondo. L'acquisizione degli indirizzi di posta elettronica avviene principalmente attraverso l'acquisizione - a pagamento o con incursioni informatiche - degli indirizzi Ip di chi visita siti pornografici: ed è questo il motivo per cui la pubblicità delle «pillole blu» riesce ad arrivare solo (o quasi) agli utenti maschi del web. Di fatto, i siti a luce rossa sono una miniera inesauribile di indirizzi, visto che il 98 per cento degli internauti maschi si collegano almeno una volta alla settimana ad essi, e da quel momento in poi risalire al loro indirizzo di mail è un'operazione discretamente facile.
Ma se l'assalto agli indirizzari è una pratica agevole e diffusa, e verosimilmente messa in pratica da una vasta pluralità di soggetti, un dato proveniente da una ricerca scientifica apre scenari inattesi su quanto accade dopo: quando, cioè, un utente Internet decide di accettare l'offerta di farmaci on line e attiva le procedure di acquisto e pagamento. Una percentuale altissima - ben il 95 per cento - delle transazioni di Viagra e prodotti similari confluisce infatti in tre sole casseforti. Uno dei conti d'approdo è in Danimarca, uno in Azerbajan, uno a Nevis, nelle West Indies.
A ricostruire la rete sono stati alcuni studiosi della università californiana di San Diego, affascinati dalla pervasività del fenomeno dello spamming di Viagra. Un gruppo di specialisti informatici ha proceduto ad accettare offerte per alcune migliaia di dollari, ha provveduto al pagamento utilizzando una carta di credito Visa, dopodichè ha tracciato i flussi del denaro e delle comunicazioni Internet.
Per diffondere lo spam, secondo la ricerca, è stato utilizzato un botnet, cioè una rete di computer infettati da trojan e in questo modo controllabili da un singolo computer, chiamata «Grum». La rete utilizzava connessioni Internet basate in Russia, Cina e Brasile. Quando i ricercatori hanno effettuato il pagamento, la disposizione è stata accettata dalla Azerigazbank Joint Stock Investment Bank di Baku, in Azerbajan. I farmaci sono stati inviati all'acquirente da Chennai, in India. La persona che ha utilizzato il botnet Grum per effettuare la campagna di spamming, individuata nella ricerca unicamente con il nickname di Mailien, avrebbe incassato il 40 per cento di ogni transazione.
Gli studiosi hanno effettuato oltre 120 acquisti, e hanno raggiunto la convinzione che - mentre la rete di furto e riciclaggio degli indirizzari email è così polverizzata da risultare praticamente inattaccabile - il punto debole del network è invece la catena dei sistemi di pagamento, che è centralizzata su pochi canali. Legalmente, almeno per ora, la rete commerciale non è attaccabile, perchè attraverso di essa non vengono commessi reati: i clienti non vengono ingannati, i farmaci vengono effettivamente consegnati, e si tratta davvero dei prodotti pubblicizzati dallo spam. Sarebbe interessante comprendere la provenienza dei farmaci, ma questo è un tema che riguarda soprattutto i diritti delle aziende produttrici (come la Pfizer, titolare della licenza del Viagra. Ma sarebbe ancora più interessante scoprire chi sono i signori di questo traffico, quelli che controllano il conto di Baku. Ma l'Azerbajan non è famoso per la sua facilità nell'aprire i segreti delle sue banche.