Smettete di sparare ai gattopardi

C'è in giro un libro famoso di Alan Friedman che andrebbe denunciato alla Lega protezione animali

Ma la finite di sparare contro i gattopardi? C'è in giro un libro famoso di Alan Friedman che andrebbe denunciato alla Lega protezione animali. S'intitola Ammazziamo i gattopardi e riprende il solito falso luogo comune sul gattopardismo in politica. Molti pappagalli abusano di una frase celebre e fraintesa del romanzo di Tomasi di Lampedusa per confondere il ceto ignobile dei camaleonti, bisce e saltafossi con la nobile stirpe dei Gattopardi.

Sbagliate animale. Il Gattopardo è un fiero e aristocratico felino e la sua trasfigurazione araldica lo conferma. Ma ancor di più lo conferma il Principe di Salina, sia nella versione del romanzo sia in quella del film di Visconti. Il Gattopardo è il contrario di un opportunista, di un voltabandiera, uno che vuol cambiare tutto perché tutto poi resti come prima. È un disincantato signore che con elegante malinconia abdica alla vita, si ritira dal mondo ed entra con regalità nel regno del passato. Don Fabrizio cede il passo con distaccata galanteria e un velo di disgusto ai parvenu e ai nuovi dominatori. Dopo di noi gattopardi, dice, verranno gli sciacalletti, le iene.

Il gattopardo non è un manuale di sopravvivenza per galleggiare, ma un trattato di stile sulla nobiltà del ritirarsi. Il gattopardo affonda col proprio mondo accennando una smorfia di sorriso, è un vinto alla sua cerimonia d'addio, non un furbetto arrivista e trasformista. Quelli che stanno sempre a galla quando cambiano i regimi non sono i Gattopardi di Salina ma i Caporali di Totò. Altro rango.

Commenti
Ritratto di Euterpe

Euterpe

Gio, 27/03/2014 - 18:22

La rettifica di Veneziani è giunta gradita. Che gente...non ha neanche letto il libro di Tomasi di Lampedusa.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Gio, 27/03/2014 - 19:24

Ci voleva, Dr. Veneziani! Il Gattopardo viene a torto identificato con quella frase ('Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi!'). E, giustamente, va detto che la dice il nipote Tancredi e non don Fabrizio. Il Principe, tutto sommato, nonostante l'irruenza e gli scrupoli del nipote, ha la consapevolezza che il suo mondo non cambierà poi tanto. In fondo l'invasore' è anche lui un re; che, a Teano, ha tenuto a fermare Garibaldi e la Repubblica di don Pippo Mazzini! E, in fondo, tutto il dramma del Gattopardo è solo che non può sposare Angelica! Invece un personaggio che non è ricordato (che forse è il 'vero' Gattopardo e nessuno se ne è accorto), ma che riscuote tutta la mia simpatia è don Ciccio Tumeo, l'organista (nel film era Serge Reggiani): l'unico di tutta Donnafugata che vota 'no' al Plebiscito per l'annessione, che ribadisce tutta la sua riconoscenza a quella classe borbonica che lo ha fatto studiare e che manifesta senza peli sulla lingua, a don Fabrizio, tutta la sua indignazione per come tutta la società sta cambiando. E lo dice anche lui con una sorta di 'nobiltà', non minore di quella del Gattopardo e con una rassegnazione, non complice e 'tartufa' (come troppi italiani), ma come uno 'snob', affezionato a quella classe nobiliare. E sa che Sedara è "l'uomo nuovo come deve essere: è peccato però che debba essere così". Insomma un italiano orgoglioso che sa, però, essere fedele, senza obblighi di consorterie, e rispettoso e riconoscente (cosa rara). Dal romanzo: "Imitare e, soprattutto, non far pena a chi stimano di levatura sociale superiore alla loro, è legge suprema di vita': lo 'snob', infatti è il contrario dell'invidioso". E di Gattopardi e di Sedara ve ne sono tanti in questo paese, anche se molto pochi del primo e troppi del secondo. Abbiamo, invece, bisogno sempre più, di tanti Ciccio Tumeo!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Gio, 27/03/2014 - 20:42

@Rosario Francalanza - mi sembra di aver capito che lei interpreta 'snob' nel significato di 'sine nobilitate',come colui che, pur non potendo dire "gentil per sclatta torno" , tuttavia, senza invidia, possiede o cerca di acquisire una sua nobiltà morale, un codice di onore, mutuandoli da coloro che reputa migliori.Ora mi pongo e le pongo una domanda: un Ciccio Tumeo dei nostri giorni chi potrebbe imitare, a quale classe sociale dovrebbe essere fedele?

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Gio, 27/03/2014 - 20:53

Rosario, non ho ben capito " E, in fondo, tutto il dramma del Gattopardo è solo che non può sposare Angelica!" Ho cercato d'interpretare a mio modo questa sua affermazione, ma le sarei grata se fosse lei a renderla più chiara.

Ritratto di Adriano Romaldi

Anonimo (non verificato)

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Gio, 27/03/2014 - 22:45

Gent. @Euterpe, la definizione di 'snob' che ho riportato nel post, l'ho presa dal libro di Tomasi. Un Ciccio Tumeo di oggi non avrebbe certo una classe sociale di riferimento a cui essere fedele; piuttosto delle tradizioni o una Storia che lo possa almeno consolare dal troncare ogni rapporto con un mondo al quale non serve più. "Una potente manacciata sulle spalle servì da segno di riconciliazione e da richiamo di potenza; l'ultimo fedele di casa Salina se ne andò alle sue povere stanze": così esce di scena don Ciccio nel romanzo. Quanto poi all'interpretazione 'sessuale' del romanzo, essa è risaputa, essendo tutto incentrato sullo 'scacco' del Principe di fronte alle sconfitte su due fronti: sociale ("Noi fummo i Gattopardi, i Leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalletti, le iene") e affettivo (una moglie di cui non ha mai visto l'ombelico e un'Angelica che non potrà mai essere sua). Se andiamo alla celebre scena del ballo vediamo che la sconfitta dell'ancora gagliardo Principe, pur nel fascino represso che si trasmette tra lui e Angelica, è totale. E poi il capitolo sesto (che è poi come si conclude il film) è la famosa, significativa, invocazione a Venere, stella del mattino: "Quando si sarebbe decisa a dargli un appuntamento meno effimero, lontano dai torsoli e dal sangue, nella propria regione di perenne certezza?". Per cui ogni cosa che richiama alla decadenza e alla morte, nel romanzo, non è altro che il riflesso delle occasioni perdute del Principe (anche le stanze abbandonate del Palazzo di Donnafugata!), di cui Angelica, giovane e irraggiungibile, è la personificazione implacabile. Come la giovane signora che gli compare, bellissima, vista da lui solamente, tra quelli che lo assistono nel momento del trapasso, e che si solleva il velo: "Era lei, la creatura bramata da sempre, che veniva a prenderlo".

Ritratto di Runasimi

Runasimi

Ven, 28/03/2014 - 01:39

Le osservazioni di Veneziani sono sempre puntualissime e precise. Un intellettuale colto che per fortuna non appartiene al culturame rosso.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Ven, 28/03/2014 - 10:55

Prendo al volo lo spunto soltanto per l 'aspetto filologico, per evidenziare un fenomeno che, per certi aspetti potremmo definire abusivismo lessicale. Un uso distorto delle parole o delle locuzioni, forse frutto di un apprendimento sbrigativo, conoscenze indirette, consuetudine al sentito dire, interpretazione teleologica. Ecco come il gattopardo ha potuto riprodursi in gattopardismo ma con le sembianze attribuite dai maître à penser accreditati da una vulgata distorta sino al significato opposto a quello originale. Un giorno, forse, sapremo esattamente cosa debba intendersi per il berlusconismo che vado chiedendo da tempo ma senza esito. Salto, ma sarebbe ipocrita rinunciarvi per scampare agli intolleranti dell' ineleganza, pessimo motivo. Mi riferisco ad uno dei termini più diffusi – salva l'archeologia della mia generazione che trovò ovvia l' esperienza – 'casino'. Facciamo casino, c' è casino, ti amo un casino, etc. col codazzo delle variabili. A parte la tenerezza del riferimento amoroso, il termine viene impropriamente usato per indicare situazioni altamente disordinate, confuse, affollamenti, disordini, casciare, laddove queste case, a mia memoria di ex utente finale, erano rigorosamente organizzate e controllate da organi di P.S., ronde militari (oltre che sanitari), e operatrici e clienti non erano certamente in condizioni di “sgarrare” a regole ben precise imposte e accettate (condicio sine qua non) con la firma dell' atto di sottomissione da parte dei tenutari i quali, come i gestori delle case da gioco, perdevano alcune libertà e diritti (voto, etc.) e rischiavano la chiusura. Ecco la distorsione, la contraddizione stanno nella fantasia e nella non conoscenza. Chiedo scusa, ma il mio – se pur non fu reato – è ampiamente prescritto. Volevo soltanto esemplificare restando sul fenomeno linguistico. E, per ora, visto che ci siamo, aggiustiamo anche un altro tiro mancino che si sta facendo una strada abusiva in questa nostra lingua a saldo: non esistono veli pietosi o empi; quelli che si stendono correttamente, se proprio vogliamo farlo davvero, sono quelli “di pietoso silenzio”. Se no, diciamo una fesseria.

Ritratto di Adriano Romaldi

Adriano Romaldi

Ven, 28/03/2014 - 11:23

Se Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo è un anonimo allora io sono un sinonimo; ho detto che tutto è perfettibile e non perfetto e quello che è vero oggi domani sarà meglio; intendo parlare di tutte le Realtà compresi gli animali come i gattopardi. La S. Scrittura dice che quando l'uomo è nella prosperità, o è sempre onorato, diviene come le bestie selvatiche che periscono; in fondo questo genere di Gattopardi sono simili a quello detto poco fa. Shalom

Ritratto di mauriziogiuntoli

mauriziogiuntoli

Ven, 28/03/2014 - 12:54

Oplà, eccoci qua ancora in mezzo a iene e sciacalli dopo ben tre regimi: sabaudo, fascista e antifascista. Ciccio Tumeo è il più raffinato (sissignori) uomo politico del mancato risorgimento italiano. Aveva votato contro.. E par che dica : perché consegnare l'Italia ad un sabaudo e perché non ai ducati di Parma o Piacenza o al granduca in Toscana e perché Cattaneo durante le cinque giornate rifiutò l'aiuto dei sabaudi? Viva l'Italia, a reti unificate.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Ven, 28/03/2014 - 16:37

@Rosario francalanza - Io credo che nel romanzo Eros e Thanatos siano strettamente legati,anzi penso che il primo sia in funzione,amplifichi e renda ancor più drammatico e pervasivo,quasi ossessionante, il secondo elemento. .Ma vorrei permettermi di fare un paragone estemporaneo, forse inaccettabile e inadeguato, che mi è venuto in mente all'improvviso leggendo il suo post, quello tra Hemingway e Tomasi di Lampedusa, che però ci aiuta a riflettere sulle diversità che si pongono tra l'uomo europeo e quello americano.In entrambi gli autori troviamo la nostalgia, in senso proprio etimologico, anche se espressa in modi diversi, per la giovinezza,i valori e le aspettative che la caratterizzano,ma mentre in don Fabrizio la loro perdita conduce al 'taedium vitae',ad uno scetticismo cosmico,che investe anche le ideologie (ricordiamo il dialogo con Chevalley),proiettando il tutto in una visione di rassegnato pessimismo che impedisce l'azione una forma di fatalismo,nello scrittore americano conduce ad un' amarezza che resta però sempre intrisa di vitalismo,ed è proprio quest'ultimo che paradossalmente lo farà decidere al suicidio, ad agire, sia pure in direzione estrema.Per questo forse diciamo che quello europeo,e in particolare l'italiano, è un popolo vecchio,per la sua storia millenaria,che lo rende forse saggio,ma anche carico delle carenze e dei difetti tipici della vecchiezza.Visto che siamo qui,citerò anche il caso di Obama, il quale di fronte al Colosseo ha detto che era più grande di un campo di baseball,evocando così nell'immagine di un gioco quel carattere di forza, di azione, di sicurezza di sé,di fisicità concreta, che sono elementi tipici della forma mentale dell'americano, ma che nello stesso tempo indicano anche un suo problema, cioè l'assenza della dimensione del pensiero astratto. E così il Colosseo,"col grave e taciturno aspetto", è stato associato ad un campo di baseball,ad altri invece avrebbe forse fatto ricordare le "morte stagioni e la presente e viva e il suon di lei", credo che il Gattopardo si potrebbe collocare fra questi ultimi. Le chiedo scusa in anticipo per tutto ciò che di improprio il mio post contiene,ma l'ho scritto di getto,sull'onda di pensieri improvvisi e non sufficientemente meditati.

Agev

Ven, 28/03/2014 - 18:18

Principi e Signori .. A breve governeranno il mondo . Una nuova razza .. che è poi un antichissima razza di Principi/Signori/gentilhomme .. vivrà sulla nostra amata Terra e trasmuterà tutta la realtà/mondo . Gaetano

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Ven, 28/03/2014 - 21:27

Cara @Euterpe, Barak l''abbronzato' non passerà certo alla Storia per la sua battuta piuttosto banalotta! Anche Gandhi, nel 1930, in visita a Roma, si lanciò in lodi estemporanee verso l'urbanistica del quartiere romano della Garbatella, ma non è certo per questo che lo ricordiamo! Certo, la sua uscita ricorda un po' quella di don Calogero Sedara di fronte ai dodici candelabri d'argento, dono del Re di Spagna, che decoravano la sala del ballo del nostro romanzo: "Chissà a quante salme di terreno equivarranno!": indubbiamente Goethe, Gregorovius e Stendhal di fronte al Colosseo avrebbero avuto ben altra reazione! Però questa è la caratteristica degli americani, la loro 'costituzione': il loro guardare tutto con gli occhi di Disneyland (ma anche noi stiamo acquisendo quest'occhio!). Tra l'altro è proprio questa 'purezza' di base, questa formazione che rende plausibile la loro 'accoglienza', il loro essere terra d'immigrazione per eccellenza, 'costruita' dal lavoro di tutto il mondo. L'Italia è un Paese che si è ormai costituito, si può dire, 'definitivamente' con i contributi delle civiltà più antiche, più grandi del mondo. Ed è proprio questo che dice don Fabrizio a Chevalley: "i siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che si credono perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine, sia anche, se Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla". Parliamo della Sicilia, parliamo dell'Italia. L'immigrazione 'forse' (sottolineo forse) salverà l'Europa economicamente, ma la distruggerà culturalmente. Ma mi sa che ho divagato e pure io mi sono lasciato andare a pensieri in libertà 'uscendo' dal tema del 'Prof Veneziani'! Vorrei terminare con quello che disse il Belli, 'troppo' romano, ma forse un tantinello più ispirato di Obama: "Cqua llòro (gli imperatori) se pijjaveno piascere/De sentí ll’urli de tanti cristiani/Carpestati e sbramati da le fiere./Allora tante stragge e ttanto lutto,/E adesso tanta pasce! Oh avventi umani!/Cos’è sto monno! Come cammia tutto!

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Ven, 28/03/2014 - 23:41

Dottor Lamacchia, bene ha fatto a sottolineare il carattere incongruo dell'uso di 'casino'nella sua accezione attuale. Anche a me sembrava strano,perché ritenevo che nei casini vigessero una severità e un ordine quasi prussiani, ovviamente per sentito dire, ma la sua testimonianza ha fugato ogni dubbio.

Ritratto di michele lamacchia

Anonimo (non verificato)

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Sab, 29/03/2014 - 12:39

Dottor Lamacchia, vado fuori tema, ma mica tanto.Trovo molto bello e significativo il suo avatar, che ricorda la pittura del Caravaggio e di Georges de La Tour, e che simboleggia quella famosa luce della ragione che dovrebbe sconfiggere i mostri generati dal suo sonno. E' una fiammella di speranza nell'ampio buio.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Sab, 29/03/2014 - 13:16

Che senso di frustrazione incontrollabile; qualcuno mi ha rinfacciato che, tra commentatori seri, io spesso mi infilo, elemento spurio e senza vergogna, come un cavolo a merenda. Dovrò essere più circospetto e saggio quanto basta. Non lo prometto.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Sab, 29/03/2014 - 16:55

Dottor Lamacchia, adesso non è che mi dice che la lucina è solo quella del fiammifero che serve per accendere una sigaretta? Detto da lei, andrebbe bene anche così.Chi è che ha osato muoverle rimproveri? Confidiamo nella sua non promessa finale.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Dom, 30/03/2014 - 06:51

Gentile Euterpe, in effetti, altrove nel mio blog dei poveri che coltivo a spizzichi e bocconi, uno dei commentatori ( da tenersi caro) ed evidentemente anche lettore di Veneziani, mi ha tirato le orecchie per via delle mie 'stravaganze' nel salotto buono di Marcello. Amabilmente. Intanto La ringrazio, e Le assicuro: nella mia vita non ho mai mancato ad una mia non promessa.