Il gallo di Bari non fa male a una mosca

La squadra di calcio del Bari ha eliminato il Galletto come suo simbolo. Ai russi non piace

Voi direte, saranno contenti i gay, arcigay e trans che «la Bari», ossia la squadra di calcio del Bari, ha eliminato il Galletto come suo simbolo. Era il blasone turpe del gallismo, fare il galletto vuol dire da noi accimendare le minenne (in barese, infastidire le ragazze). E invece no, accusano il nuovo presidente russo di omofobia. Mi sono detto: ma no, è un refuso, vorranno dire ovofobia, rimproverano al russo di detestare gli ovini. Invece leggo: è omofobia perché il galletto nelle prigioni russe è il maschietto preda di sodomie carcerarie. Dunque eliminarlo vuol dire prenderne le distanze. Quei gran figli di Putin...

E così va in scena «Galline in fuga dall'omofobia». Ora aspettiamo gli animalisti e il circo è al completo. Ah, questa Bari gallofoba come il Napoli asinofobo che eliminò il ciuccio...

Un tempo nel barese c'era una figura apposita di ovo-killer, u'scannagaddein, specialista in eutanasia dei gallinacei. Del galletto i russi hanno lasciato nel simbolo della squadra solo la cresta; non sanno, i tapini, che la cresta di gallo da noi è una fastidiosa malattia venerea... Ai russi che sono sbarcati a Bari sulla scia di San Nicola, vorrei ricordare che non porta bene toccare il gallo, è associato a eventi funesti. Ricordatevi che Gesù disse «prima che il gallo canti mi rinnegherai». E Socrate prima di bere la cicuta ricordò misteriosamente ai suoi discepoli di portare un gallo ad Esculapio.
Per il bene dei biancorussi, lasciate stare il galletto. Non ha fatto mai male a una Mosca.

Commenti
Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Sab, 05/07/2014 - 17:57

numismatici ricordano una bella serie di monete d'oro da 20 franchi, coniata e circolante in Francia nei primi del 1900 e raffigurante un galletto per intero. Fu una mia prozia barese doc che ne importò un esemplare da Parigi e, giusta responso referendario popolare locale del 1928, la donò alla società e l' effige fu assunta pari pari come segno distintivo della “squadra della Bari”. Povero galletto nel pollaio, che brutta fine, dopo aver messo in riga tutte le galline “desiderose di attenzioni”. Stiamoci zitti, va. Chissà, potremo dire ancora “zitto e mosca!?” senza urtare la suscettibilità padronale moscovita? Se salta la mosca al naso a qualcuno, rischiamo l' annessione.

Ritratto di brunodoimo

brunodoimo

Sab, 05/07/2014 - 18:07

Veneziani...ma che problema c'è?? Siamo sicuri chequesta modifica ci sia proprio tutto questo ragionamento machiavellico? mah, comunque se anche fosse...nuovo padrone, nuove regole

gigggi

Sab, 05/07/2014 - 19:44

No signor veneziani ...non ci siamo...torni a settembre lei in dialetto barese è rimandato! E glielo spiego: infastidire in barese si scrive e pronunzia "aggimindare" con doppia g e gallina si scrive "gaddìne".. ne finale appena sussurrata e forte accento sulla i e non gaddeine. Quello che lei scrive e pronunzia, è della provincia a nord di bari e...dove cade l'accento segna la provenienza dagli ex 48 comuni della provincia del capoluogo. Con ciò non dico è meglio o non ...ma è differente e connota il dialetto barese da quello della provincia...non solo... a soli 8/10 kilometri sempre in città nel rione carbonara a sud est o nel quartiere di palese/santo spirito a nord , gli accenti... sono diversi.Si prepari!

Ritratto di Runasimi

Runasimi

Dom, 06/07/2014 - 00:53

Di questo passo ci ritroveremo a dover sottostare alle ubbìe di qualsiasi investitore straniero. DOVE FINIRÀ LA NOSTRA CULTURA? CANCELLATA DAI SOLDI DI QUALCHE NABABBO?

Ritratto di brunodoimo

brunodoimo

Dom, 06/07/2014 - 08:13

dov'è il problema?

Ritratto di mariosirio

Anonimo (non verificato)

gigggi

Dom, 06/07/2014 - 09:17

Lo pubblicate questo????Allora: caro signor veneziani...lei sbaglia... in barese "infastidire" si dice e scrive "aggimindare" con due g e "gallina" si dice "gaddìne" connotando la i fortemente accentata ...quello che usa lei è pronuncia provinciale a nord della città...si prepari e torni alla prossima sessione.

Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Dom, 06/07/2014 - 11:33

Condivido le correzioni mosse da alcuni lettori; in effetti Veneziani non è di Bari. Quella del morfologia e delle ortografia del dialetto barese è questione che fa confliggere duramente i letterati locali, da molto tempo e senza prospettive di esito. Infatti, le premesse non tengono conto e del fatto che si tratta di un idioma vivo e, come tale, costretto a riconoscere e ad accettare nel proprio ambito nuove realtà per indicare le quali è necessario usare una terminologia “neologistica” aggiunta e disusare quelle tradizionali riferibili a realtà trapassate. In ogni caso, la vitalità dei dialetti ( v.si anche il napoletano, il romanesco, il veneziano, il genovese, etc. che hanno avuto la fortuna di essere nobilitati dalla interazione tra scrittori di grande spessore e una ricca diffusione nazionale, diversamente da quelli periferici ) li espone alla fenomenologia temporale e territoriale, già variabilissima, oltre che a quella personale per via della commistione anche delle piccole inflessioni che scaturisce al fenomeno dell' urbanesimo e del pendolarismo. Saremmo più precisi, se parlassimo dei dialetti baresi, napoletani, romaneschi, etc. Confrontate cadenze, terminologie, inflessioni e pronunzie di Eduardo e di Troisi, di Cesco Baseggio. Di Giberto Govi, Belli, di Trilussa, etc. e, volendo scriverne un ' opera, ci sforzassimo di non mescolare a casaccio, e rispettassimo il coordinamento dei contesti temporali, territoriali e linguistici. Il teatrino dialettale barese contemporaneo non decolla non solo per via della povertà terminologica del dialetto per mancanza di testi significativi ( anche a livello comico ) che non debordino puntualmente nella gratuita volgarità, ma anche perché letterariamente anarchico, raffazzonato nella improvvisazione, inventato quattro stagioni.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 06/07/2014 - 11:49

Gent. #brunodoimo, per Lei non è un problema (e buon per Lei); e il problema non è neanche il padrone; il problema siamo tutti noi che, almeno a parole, dovremmo far vedere che ci ribelliamo! Ma il risultato, per come è ormai la nostra cultura e il nostro destino, sarebbe solo il 'baeu geste', il sacrificio di fronte alla tracotanza dello straniero (vedi finale tragicomico de 'La Grande Guerra' di Monicelli). Con grande gusto di chi resta e si è 'accordato' (DNA degno di sopravvivere!) - Caro #gigggi, alle Sue considerazioni nulla da dire. Tuttavia, poi, mi parlano di 'Italia Unita'?