Prima i Prof, adesso i saggi. E l’Italia resta a bagnomaria

Nella squadra non c’è nessuno in grado di risolvere l’emergenza dell’economia

I dieci "saggi" nominati da Giorgio Napolitano

Il gruppo di «saggi» creato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è un tampone, per placare i mercati, mentre si è deciso di non decidere. Questi esperti del presidente che dovrebbero servire a importanti compiti di interesse generale, hanno in realtà questo altro scopo: quello di creare un nuovo strumento dilatorio per arrivare sino all'elezione del nuovo capo dello Stato.

Ciò crea incertezza. E l'incertezza, come dice il capoeconomista di Unicredit, Marco Valli, non piace ai mercati. Ecco così che, dopo una telefonata con Mario Draghi, presidente della Bce, Napolitano affianca il ministero Monti con Salvatore Rossi, vicedirettore generale della Banca d'Italia, una sorta di pre-commissariamento dell'Italia, da parte della Bce, che ha al suo vertice, per l'appunto Draghi, di cui Rossi è stato stretto collaboratore. A parte questa longa manus del direttorio della Bce e di quello della Banca d'Italia, che della Bce fa parte, nel nuovo comitato c'è solo un altro economista, a cui si può dare la qualifica di super esperto: Enrico Giovannini presidente dell'Istat, che costituisce una foglia di fico, per dare dignità all'operazione.

In effetti, data la sua carica istituzionale di capo dell'Istituto statale che fa le statistiche economiche e le previsioni congiunturali, può (anzi deve) essere consultato dal governo quotidianamente. Comunque, si tratta di un professore di statistica economica, non di un tecnico della finanza pubblica e dei tributi oppure di politica del lavoro: i temi urgenti dell'emergenza nei prossimi 45 giorni.

Cioè i debiti della Pubblica amministrazione, l'Iva, la Tares, gli esodati, la cassa integrazione in deroga, i contratti di lavoro flessibili, il rilancio dell'economia tramite le opere pubbliche, la crisi del Mezzogiorno.

Né il presidente dell'Istat può far da pontiere per l'eventuale programma del governo sorretto dai due maggiori partiti Pd e Pdl, l'altro compito ufficiale di questo anomalo, ennesimo surrogato «tecnico» della politica democratica.

Il ricorso ai «tecnici» è un espediente che campeggia in Italia, dal 1993, cioè da quando gli ex comunisti hanno preteso di governare l'Italia , però senza rinnovarsi: e, invece, assorbendo il peggio della vecchia socialdemocrazia benesserista, che aveva fatto, già allora, il suo tempo. La politica economica non è cosa neutrale di puri tecnici. Il programma neoliberale del Pdl mira a rilanciare la crescita tutelando il risparmio e il pareggio del bilancio, con alienazione di beni pubblici per ridurre il debito e dare spazio al taglio delle imposte che comporta la diminuzione della spesa.

Questa impostazione vuole rilanciare le imprese con basse aliquote, deregolamentazione, contratti di lavoro decentrati basati sul merito, vuole (come quella della Lega Nord) che sanità ed enti locali ubbidiscano a costi standard e siano responsabili.

La sinistra Pd intende tutelare lo Stato sociale, tassare i risparmi e i patrimoni, seguire la Cgil, aumentare le regole e i redditometri. Mario Monti, fino a ora, ha vissuto di rigore senza crescita, di tasse, e dell'intreccio banche e nuove imprese pubbliche nella Cassa Depositi e Prestiti. Un compromesso tra le due linee non è facile, ma si può tentare. Ma con chi? Tolti Rossi e Giovannini, nel gruppo di saggi c'è solo un altro economista, l'onorevole Giancarlo Giorgetti, della Lega Nord, presidente della Commissione parlamentare speciale per i crediti della Pubblica amministrazione, che già espleta questo compito.

Non sono economisti Giovanni Pitruzzella, professore di diritto costituzionale e avvocato amministrativo, che presiede l'Antitrust e che, diventato consulente del presidente della Repubblica, perde il suo ruolo di autorità «garante» superpartes, l'architetto Filippo Bubbico, storico leader politico del Pd in Basilicata, né il principe Enzo Moavero, ministro degli Affari europei del governo Monti e, pertanto, con il piede in due scarpe.

Come possono questi «saggi», tra cui non ci sono esperti economici dell'area del Pdl, mentre abbondano quelli di altre aree, dare una base economica per un governo che guidi l'Italia, con il consenso del Pd e del Pdl?

Questo espediente serve solo per tenerci in recessione, a bagnomaria, con bonaccia dei mercati: purché ciò basti. E ne dubito, se non si smetterà l'ammuina tra poche settimane.

Commenti

scott

Mar, 02/04/2013 - 08:36

10 persone da vomito.

egi

Mar, 02/04/2013 - 09:10

Se Violante è un saggio io sono un santo, ricordiamoci il reato di associazione esterna, fatto apposta per far fuori gli avversari politici chi lo ha inventato?? Violante Caselli si sono accaniti contro andreotti senza riuscire a condannarlo con perdita di tempo e soldi a favore della mafia.

Emmet

Mar, 02/04/2013 - 09:27

Vien da pensare che se questi sono i dieci saggi di cui abbiamo necessità, gli altri mille parlamentari sono meno saggi?

Ritratto di dbell56

dbell56

Mar, 02/04/2013 - 09:44

La cosa tragica è constatare che a nessuno frega un caxxo dell'Italia. Tutti dicono di darsi da fare per essa ma in realtà pensano solo a conservare i loro privilegi e le loro prebende milionarie mentre il popolo è tassato quasi al 70% delle sue entrate e non riesce più a tirare la carretta. Qui urge, per cambiare le cose, lo scoppio di una guerra civile? Ma possibile che questi (tutti!) non si sono accorti che tra un po' non potranno girare più per il paese che dicono di avere nel cuore perchè a rischio la loro incolumità?

max.cerri.79

Mar, 02/04/2013 - 09:58

Una cosa sola faranno, aumenteranno qualche tassa

linoalo1

Mar, 02/04/2013 - 10:08

A bagnomaria si!Ma in che cosa?Lino.

michele lascaro

Mar, 02/04/2013 - 10:10

La conoscenza personale di qualche saggio, mi fa dubitare del buon esito dell'operazione.

Ritratto di GABRIELE FOGLIETTA

GABRIELE FOGLIETTA

Mar, 02/04/2013 - 10:19

Ai tecnici furono affiancati i supertecnici, dopo i saggi chi verrà consultato? Qualche santo? Ho sentito che si sta preparando una commissione ad hoc, per decidere a quale santo rivolgersi.

MEFEL68

Mar, 02/04/2013 - 10:23

Le domandea sorgono spontanee: Allora i Prof. non erano saggi? I circa 1000 parlaqmentari non sono saggi? Il Popolo Italiano che, vista la situazione, chiede di riandare al voto, magari con una legge elettorale che impedisca questi stalli, non è saggio? Possibile che in Italia i SAGGI sono solo questi 10 più Colui che li ha nominati?

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Mar, 02/04/2013 - 10:28

Saggi de che?

morovalmontone

Mar, 02/04/2013 - 10:49

RE GIORGIO NOMINA DIECI CIUCCI PER FINIRE DI ROVINARE L'ITALIA " VIOLANTE CHE FACCIA DA SAGGIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO CHE HA

mnemone44

Mar, 02/04/2013 - 12:02

Il saggio n°1(per dogma)nomina il saggio n°2 per curare un Paese in pericolo per lo spread alto.Il saggio n° 2 chiama a raccolta un gruppo di altri saggi per risolvere i tanti problemi.C'è pure un mezzo saggio di lungo corso per risolvere una spinosa questione di privilegi bicamerali.Di costui non si saprà più niente.Il saggio n° 2 e il gruppo di saggi arruolato devastano il Paese reale, lasciandolo senza speranze.Poi,a seguito di elezioni abortite,il 1° saggio incarica il saggio(???)n°3 per risolvere i problemi del Paese.Ma il 3° saggio abortisce.Allora il saggio n° 1 sfodera l'arma risolutiva:nomina 10 saggi!!! E' difficile capire il percorso,per cui è legittimo il seguente dubbio:ma siamo sicuri che tutti costoro siano saggi?

Emmet

Mar, 02/04/2013 - 12:11

Ho l'impressione che Napol si sia attorniato di 10 paggi per dar tempo a Bersa di riordinare le fila dei suoi.

Garpaul

Mar, 02/04/2013 - 12:14

Il cav. pifferaio, l'ha tenuta per 8 anni e mezzo in bagnomaria, di che preoccuparsi?

GUGLIELMO.DONATONE

Mar, 02/04/2013 - 12:37

Ed ecco alla ribalta del teatrino dei pupi altri 10 sapientoni del piffero. Un altro carrozzone che, dopo aver ovviamente e ulteriormente riempito le proprie tasche, dichiarerà - come già fatto in passato da uno dei suoi componenti - di non aver potuto assolvere il compito assegnatogli per..."motivi mai capiti dagli italiani". Ed ecco servito il supersapientone napolitankamon! Speriamo che il prossimo 25 aprile ci porti un'altra...liberazione!

Reginaldo Danese

Mar, 02/04/2013 - 12:49

Questa è l'Italia che ci ha lasciato Berlusconi!!!!!!!!!!

ciro4113

Mar, 02/04/2013 - 13:32

Reginaldo non capisci una mazza questa é la Italia che se so magnata i tuoi Kompagnuzzi del centro sinistra aiutati dai tuoi scansafatiche dei sindacalisti,che per avere consensi hanno fatto aumentare il costo del lavoro all'infinito provocando la situazione in cui ci troviamo.Possibile che voi compaknuzzi non siete capaci di vedere niente altro oltre a Berlusca siete proprio tarati.

precisino54

Mar, 02/04/2013 - 14:00

Il paradosso è lo stesso di sempre: si pretende di affermare che il tecnico sia un asettico operatore senza inclinazioni politiche. Ma il discorso così posto presenta almeno due grandi errori: il primo più evidente è dato dalla estrema complessità della macro economia spesso non univoca ma influenzata da orientamenti di parte; l'altra, forse più grave, che un tecnico asessuato politicamente, non potrà mai prendere quei provvedimenti che alla logica dei numeri devono aggiungere quella dell'indirizzo sociale. Ulteriore punto critico del tecnico quello di doversi fermare a quanto le regole economiche prevedono e non poter derogare dalle medesime per dare particolare impulso-supporto a determinate categorie sociali. Un tecnico non sarà mai un computer che freddamente elabora dei dati, e d'altra parte anche un computer necessita di una programmazione che necessariamente sarà fatta da un "uomo". Ecco la necessità della politica: fare quello che in teoria sarebbe sbagliato col consenso popolare del voto. In effetti un governo tecnico potrebbe aver ragione di esistere per il disbrigo degli affari correnti, ma non per prendere le decisioni epocali che possono e debbono dare la svolta. Un governo tecnico è come un pilota automatico, prende le decisioni già previste e catalogate dal software, ma non potrà mai assumersi la possibilità di fare scelte magari illogiche ma richieste dalla gente. Tutto ciò non escludendo poi che le teorie economiche non sono univoche ma soffrono di una componente politica, diversamente le ricette sarebbero facili. Oltretutto occorre pure individuare non solo il percorso da fare ma anche la destinazione, e questa non può che essere puramente politica. Amministrare uno stato poi, è come il gioco degli scacchi in cui le mosse vanno di volta in volta valutate, non esiste una sola partita vincente, nel confronto con quanto fatto dagli altri giocatori (amministratori esteri) che certamente fanno di tutto per trarne il massimo profitto a scapito di chi è più debole o meno furbo. In guerra spesso non si fanno prigionieri!