Quel futuro diverso della nuova Mediobanca

Meno partecipazioni, riduzione sotto al 10% della quota in Generali. L'unico progetto sensato è quello di stringere i rapporti con Unicredit

La sede di Mediobanca in piazzetta Cuccia, a Milano

Se c'è una cosa che appare del tutto chiara nei recenti movimenti della finanza milanese, è il disimpegno di Mediobanca. Cerchiamo di essere più chiari. Non è che dalle parti di Via Filodrammatici sono lì a fischiettare le canzonette di Emma. Tutt'altro. Ma danno l'impressione, e qualcosa di più, di volersi tirare fuori dalle partite che infiammano l'asfittica Borsa italiana. Due casi su tutti: Rcs e Telecom. Due partecipazioni, un tempo considerate davvero strategiche da Mediobanca, e oggi ritenute un peso.

Su Rcs il ruolo di Mediobanca è stato del tutto defilato, nonostante la sua importante quota azionaria. Avrebbe molte probabilità di vincere chi scommettesse sul fatto che Piazzetta Cuccia non farà più parte del patto di sindacato che nel futuro dovesse governare la società editoriale.

Il pallino è passato in mano a Enrico Cucchiani, attivo numero uno di Intesa Sanpaolo, e Giovanni Bazoli. Se fosse per Mediobanca quella partecipazione si potrebbe azzerare. In questo la posizione sembra coincidente con quella del ribelle Diego Della Valle. Che, in assemblea Rcs di due giorni fa, si è fatto rappresentare da Sergio Erede (nella seconda foto a destra), l'avvocato di molti affari che contano, ma soprattutto consigliere di amministrazione della Repubblica. Il paradosso era che il rappresentante di Della Valle (che per la verità è il suo legale da anni) è anche il maggior concorrente del Corriere. Non che la cosa sia nuova per la bottega Erede. Basti ricordare i due cappelli tenuti prima in Impregilo e poi negli scalatori di Salini. Il punto è che Della Valle non fa le cose senza pensarci su bene. E l'utilizzo di un «cagnaccio» (nel senso che non molla mai l'osso) come Erede può solo stare a significare che la partita, per Della Valle, è tutt'altro che chiusa.

Ritorniamo a Mediobanca e al secondo dossier che scotta: Telecom. Anche in questo caso Nagel e soprattutto Pagliaro (i due uomini forti della banca) vorrebbero scappare alla velocità della luce. O per essere più precisi, sono del tutto stufi della gestione di Franco Bernabè. Non amano l'operazione con i cinesi (che farebbe passare il controllo della società di fatto ad H3G), ma sarebbe per loro il modo migliore per chiudere la partita.

Insomma, la nuova Mediobanca sta pensando a un futuro molto diverso. Meno partecipazioni che contano, riduzione sotto al 10 per cento della quota in Generali e... Questo è il punto: per fare cosa? L'unico progetto sensato, che oggi è ancora nella testa di pochi, ma che contano, è quello di stringere i rapporti con Unicredit. Ma non come certi banchieri d'affari hanno pensato: cioè vendendosi. Al contrario. Una Mediobanca meno ingolfata nelle partecipazioni calde e meno forte in Generali, potrebbe diventare la banca d'affari di Unicredit. Le ipotesi tecniche sono premature, ovviamente. Ma lo schema è semplice. Mediobanca si porta a casa la divisione affari di Unicredit, la banca di Piazza Cordusio aumenta la sua quota a Piazzetta Cuccia e l'istituto di Ghizzoni fa solo banca commerciale. Un marchio forte come Mediobanca che continua a fare affari e Unicredit che si concentra sul suo core business.

Ps. Qualche volta i commissari Consob, oltre a guardare gli affari con parti correlate dei propri vigilati, dovrebbero occuparsi dei propri dipendenti. La casa editrice Ediesse, nobile braccio editoriale della Cgil, ha appena pubblicato La Moneta Incompiuta. Si tratta di un testo di Marcello Minenna prefato da Susanna Camusso. Minenna è un ottimo studioso e cultore della materia economica. Nonché a capo dell'Ufficio analisi quantitative e innovazione finanziaria della Consob. Ufficio che è stato appena riallocato nell'ambito della Divisione mercati (articolo 4 di una recente direttiva che chiunque può trovare sul sito della Consob). Un ufficio che predispone anche i cosiddetti scenari probabilistici che possono (è facoltativo, ma molto richiesto) finire nei prospetti informativi dei prodotti assicurativi. Sapete chi ha pagato la pubblicazione di Minenna, funzionario Consob a capo di un ufficio che qualche legame con le assicurazioni lo ha? Unipol Assicurazioni spa (l'ad Carlo Cimbri, nella prima foto).

Commenti

rr

Sab, 01/06/2013 - 16:08

Stiamo parlando di Mediobanca nella quale Berlusconi, attraverso Mediolanum, ha dei forti interessi economici. Aggiungiamoci il caso Berlusconi / Generali. Detto questo l'articolo puzza di scarsa imparzialità. Molta puzza. Troppa puzza.. o forse pensate che i vostri lettori non se ne accorgano?