La morte di Zincone Le mie scuse tardive a un grande giornalista

Il rapporto fra Zincone e me divenne quasi fraterno. Poi si guastò per una fregnaccia. Era, mi pare, il 1999

Ignoravo che Giuliano Zincone fosse gravemente malato, altrimenti gli avrei chiesto scusa prima che fosse troppo tardi. È morto due giorni fa e l'ho scoperto ieri leggendo il ricordo che ne ha fatto Francesco Cevasco sul Corriere della Sera. Ci sono rimasto male. Non immaginavo che l'irreparabile sarebbe successo tanto presto. Pensavo, anzi, che l'avrei preceduto nel viaggio definitivo, cosicché ho sempre rimandato a cuor leggero il momento di scrivergli due paroline per chiudere una piccola polemica ingigantita dall'incomprensione.
Per anni lavorammo insieme. Entrambi inviati del Corriere, Giuliano principe e io principiante, un paio di volte ci trovammo impegnati all'estero sullo stesso servizio; in Messico, in occasione dei Mondiali di calcio 1986, e in Corea, Olimpiadi 1988. Il nostro incarico non era sportivo in senso stretto: ci toccava descrivere i contorni, il clima, i costumi; raccontare non le manifestazioni ma i luoghi in cui si svolgevano. Ci spartivamo il da farsi. Zincone era la star e gli spettavano le cronache degli avvenimenti più importanti, a me rimanevano le frattaglie. Le gerarchie stabilite dall'anzianità e dalla bravura andavano (e vanno ancora) rispettate.

La cerimonia d'inaugurazione dei Giochi fu affidata a lui. Ma alle 4 di mattina (si tenga conto del fuso orario) fui svegliato dagli squilli del telefono: era Giulio Anselmi, vicedirettore. Un po' trafelato mi comunicò che Giuliano era irreperibile, non riuscivano a rintracciarlo. Per cui ricevetti l'ordine perentorio di buttare giù 70 righe per la prima pagina su una cerimonia che non avevo seguito. Nel nostro mestiere capita anche di peggio: in mezz'ora riempii un paio di cartelle, inventando di sana pianta lo sfavillante spettacolo cui non avevo assistito, e le dettai agli stenografi, dato che per imperizia non usavo i computer da poco in commercio (e non li uso tuttora).

La mattina seguente bussai alla porta di Giuliano e un po' nervosetto gli chiesi che cosa avesse combinato: «Ieri eri latitante e mi hanno rifilato un compito che era tuo». Scoppiò a ridere: «Dormivo della grossa, ma non lagnarti: così ti ho valorizzato». Replicai alla Grillo: «Ma vaffa...».
In Messico le cose erano andate meglio. Ci avevano destinato a Guadalajara, dove giocavano le squadre favorite: Brasile e Francia. Hotel fantastico. Occhio, però, a non mettere in bocca neanche un goccio d'acqua che non fosse minerale, con la quale ci lavavamo persino i denti. Forte era il rischio della vendetta di Montezuma, esiziale per una parte del corpo assai delicata.

Di quel Paese color pomice non sapevamo nulla, ci servivano informazioni per i nostri reportage. Che fare? Conoscemmo due sorelle, figlie di un avvocato di rango, con le quali stringemmo amicizia. Praticamente stavamo sempre con loro. La sera il padre ci invitava a cena nella sua villa di pregio, in una zona residenziale. E ci riempiva la testa di nozioni e notizie. Una pacchia. A scanso di equivoci preciso che non eravamo «fidanzati in casa» delle ragazze. Diciamo che la compagnia era piacevole. Quando partimmo per rientrare in Italia, all'aeroporto le sorelle lacrimavano. Baci, abbracci. Una storia innocente e, quindi, indimenticabile.

Il rapporto fra Zincone e me divenne quasi fraterno. Poi si guastò per una fregnaccia. Era, mi pare, il 1999. Dirigevo il Quotidiano Nazionale (Carlino, Nazione, Giorno) quando arrivò un dispaccio di agenzia: il nome di Giuliano compariva nella cosiddetta lista Mitrokhin. Pubblicammo per intero l'elenco. E lui si arrabbiò moltissimo. Al punto che mi querelò. Devo aggiungere che fui assolto (capita, talvolta, anche se raramente). Ma, al di là di questo dettaglio, capisco la sua ira. Era impossibile che egli fosse stato al soldo dell'Urss e avrei potuto risparmiargli l'onta di una citazione in quel contesto. Invece non lo feci in ossequio a una malintesa completezza d'informazione.

Da allora non ci vedemmo più. Spesso fui tentato di telefonargli per rappacificarmi, ma all'ultimo istante mi tirai sempre indietro. Per imbarazzo. Ora gli porgo le mie scuse fuori tempo massimo con un rimpianto: non saprò mai se le avrebbe accettate. Zincone non era soltanto un grande giornalista, una penna d'oro come non ne nascono più, ma era una persona specchiata, elegante e di spessore. Peccato che avesse smesso presto di scrivere assiduamente per il Corriere. Il motivo mi è oscuro. Posso dire di non avere mai letto un suo pezzo mediocre. Da lui c'era solo da imparare.

Commenti

rataplan73

Mar, 04/06/2013 - 16:03

ma mi sa che molte lezioni l'autore dell'articolo non le ha mica imparate. e voglio sperare che, citando in maniera signorile come suo solito l'episodio del messico 86, il feltri non abbia messo in qualche modo nei guai il signore di cui si parla anche da morto.

rataplan73

Mar, 04/06/2013 - 16:04

credo comunque che sia il primo articolo che leggo di feltri che non sia intriso di astio verso qualcuno, di insulti o di viscida piaggeria verso il datore di lavoro. bravo, c'è sempre tempo di cambiare, nonostante l'età

cgf

Mar, 04/06/2013 - 16:16

astio verso qualcuno? non è che lei legge troppo tra le righe e/o ci mette del suo?

hectorre

Mar, 04/06/2013 - 16:37

rataplan....che commenti inutili e privi di argomentazioni........

Libertà75

Mar, 04/06/2013 - 16:38

@rataplan e su coraggio, è un saluto e una chiesta tardiva di scuse, servirebbe a lei come a tutti (me compreso) quale esempio per chiedere scusa a qualcuno che ci sta vicino e invece sempre e solo a giudicare sul perché e sul quanto e sul come e sul dove. L'autocritica appartiene a chi ha gli attributi, la critica gratuita a chi non li ha. Si metta dalla parte che vuole!

mister_B

Mar, 04/06/2013 - 16:40

"caro" signor Feltri, non si rammarichi delle sue scuse tardive. Voi del Giornale prima pubblicate balle conclamate e diffamate persone solo perchè osano criticare il vostro padrone Berlusconi, poi se vi avanza tempo vi scusate quando ormai è tardi. In caso contrario, il più delle volte quindi, si fa come Sallusti che non si vergogna mai di quello che fa. prego pubblicare grazie

BlackMen

Mar, 04/06/2013 - 16:50

Per Boffo aspettiamo che schiatti anche lui?

CALISESI MAURO

Mar, 04/06/2013 - 17:02

rataplan 73. Su avanti stia un po zitto, lei non ha mai fatto errori o incomprensioni che le hanno provocato problemi con il prossimo? A me e' capitato e me ne dolgo anche se sono passati tanti anni. Ma se e' cosi perfetto prosegua pure. a proposito di astio a me sembra che lei ne sia provvisto o sbaglio?

hectorre

Mar, 04/06/2013 - 17:12

mister b,lei chi legge per conoscere le veritá assolute...barbabianca,travaglio? o il blog di grillo........e può evitare di chiedere la pubblicazione,qui chiunque può dire la sua...non come su certi siti o giornaletti a lei tanto cari........

Ritratto di trebisonda

trebisonda

Mar, 04/06/2013 - 17:20

complimenti,Feltri per l'articolo,mi è piaciuto molto,sicuramente all'amico Zincone sarebbe piaciuto due intelligenze non si incontrano mai per caso.Cordialità

rataplan73

Mar, 04/06/2013 - 17:22

Signori Calisesi, hectorre e libertà75, ok, ok, me ne torno a misurarmi gli attributi. il veleno lo sputo anch'io fuori, come tutti, ma non nelle quantità prodotte dal Signor feltri, a mio personalissimo avviso. e rimane il dubbio che, citando l'episodio delle due sorelle, non si sia prodotto un ulteriore, magari involontario, sgarbo al de cuius

Ritratto di carla s.

carla s.

Mar, 04/06/2013 - 17:23

Non ho mai letto un elogio funebre così bello. Trasuda dolore e rimpianto; ma è stringato, composto, assolutamente privo di retorica.

odifrep

Mar, 04/06/2013 - 17:30

Dott. FELTRI, queste belle e sentite parole espresse nei confronti di ZINCONE, non avrebbero sortito -a mio avviso- alcuno effetto qualora fosse stato ancora in vita. Oggi, invece, credo che possano dare un valido riscontro al giudizio che i famigliari hanno sempre avuto per il loro congiunto. Cordialmente.

hectorre

Mar, 04/06/2013 - 17:35

rataplan....a ridaie....perseverare è diabolico o forse più semplicemente mancanza di buonsenso........

Ritratto di pipporm

pipporm

Mar, 04/06/2013 - 18:20

Di Feltri se ne comprende l'età ma non è più chiaro ciò che pensa, una volta attacca uno, un'altra un'altro, da renderlo tardivo

Ghiringhelli Mario

Mar, 04/06/2013 - 19:14

rataplan73, non è per piaggeria verso Feltri, ma l'astio lo vedi solo tu e/o tuoi simili forse. Impara a valutare il livello e poi, se ti senti maior, pensaci su ancora una volta prima di fare appunti a gente come Feltri.

Ghiringhelli Mario

Mar, 04/06/2013 - 19:18

mister-Bamba, ma ti diletti con così poco? è talmente moscia la tua azione che fai pena anche perchè preghi di pubblicare: mo ta set cuntent?

redy_t

Mar, 04/06/2013 - 19:18

rataplan era il nome del cane scemo di Luky Luke (fumetto spassosissimo). Omen nomen ....

Holmert

Mar, 04/06/2013 - 19:56

Giuliano Zincone era discendente diretto di una famiglia di giornalisti di razza. Da giovane leggevo Il Tempo, di cui una penna di punta era Vittorio Zincone, editorialista e notista di valore, insieme ad Enrico Mattei, Domenico Bartoli, Mino Caudana etc.. Giuliano era figlio di Vittorio, si direbbe figlio d'arte. Giornalista ,scrittore, sceneggiatore molto versatile, rappresentava quella categoria di giornalisti in via di estinzione, quando dare la notizia o scrivere di politica era anche cultura ed intelligenza. Ormai resta solo una accozzaglia di gente che scrive per dileggio o per mistificare avvenimenti con invenzioni psichedeliche. Cambiano i tempi e cambiano gli uomini, mi chiedo se in melius o in peius. Io sono convinto in peius. Molti che si definiscono giornalisti sono solo dei straccipennivendoli da strapazzo, salvo eccezioni.

ghorio

Mar, 04/06/2013 - 20:27

Per uno che guarda al giornalismo con grande considerazione, questo ricordo di Feltri di Giuliano Zincone l'ho apprezzato. Nel mondo dei giornali spesso la morte di giornalisti, anche bravi, passa inosservata. Per un mistero che non ho mai capito infatti spesso non vengono dedicate nemmeno due righe, quando invece per i personaggi dello spettacolo magari vengono dedicate 10 pagine. H0 seguito gli scritti di Zincone sul Corriere e ricordo le sue inchieste di un giornalismo che è quasi scomparso. Un'altra cosa: negli ultimi anni non ci si registrano polemiche tra giornalisti, per quanto mi riguarda preferivo la stagione del giornalismo polemico, come i corsivi "Formicaio" e "Disco rosso" del grande "Tempo di Roma" o le rubriche, anche su vari settimanali, di giornalisti che si chiamavano Enrico Mattei. Giovanni Mosca, Indro Montanelli, Giovanni Ansaldo, Egidio Sterpa, Vittorio Zincone, padre di Giuliano, Curzio Malaparte, con i miei ricordi di adolescente. Giovanni Attinà

sergio bussani

Mar, 04/06/2013 - 22:27

bravo direttore

sergio bussani

Mar, 04/06/2013 - 22:28

sempre grande feltri

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Mar, 04/06/2013 - 22:40

Com'è spietata e stupida questa legge della privacy che ormai si è instaurata: persino fra i giornalisti (che le notizie le dovrebbero sapere) vige questo muro che chiude ogni genere di particolari sulla salute e sulla vita delle persone. "Morto in silenzio", "se ne è andato senza far rumore", e tutte le simili locuzioni che proteggono da quelle che non è detto siano per forza curiosità morbose! Però poi capita che la notizia ci sorprende, col risultato che, come in questo caso, non siamo più in tempo a compiere dei gesti riparatori (che solo un ingrato pensa siano ipocriti), che chiariscano il significato di una amicizia al di là delle incomprensioni.

maxvinella

Mar, 04/06/2013 - 23:23

prima l'offesa, il dileggio, il metti il mostro in prima pagina. poi ops mi sono sbagliato. se questo modo la fa stare tranquillo dott feltri sono contento per lei. per quanto mi riguarda è inqualificabile.