L'ultima scommessa di Lanza Far vincere il gioco d'azzardo

È rischioso, distruttivo: "Ma chi gioca con la testa impara a vivere". E va difesa la libertà di giocare

Roma - Il gioco d'azzardo provoca dipendenza? È una piaga sociale. Va contenuto? Va combattuto? A un primo e sommario sguardo sembra di sì. Eppure ci sono voci che avanzano delle obiezioni. Una è quella di Cesare Lanza, giornalista e autore tv, nonché appassionato del gioco. Ed è questa sua passione, unita all'idiosincrasia per ogni forma di proibizionismo, che lo hanno spinto a redigere un piccolo trattatello in difesa di questa attività che, ricorda, è antica come il mondo. Il volumetto, appena uscito per i tipi de L'attimo fuggente editore si intitola Elogio del gioco d'azzardo. Lanza ha sentito l'urgenza di dire la sua sull'argomento partendo dai più alti valori liberali. «Le regole vanno rispettate - spiega -, questo è ovvio, ma non bisogna demonizzare un'attività che è pur sempre tra le più antiche che l'uomo abbia mai praticato. Sono contro ogni forma di proibizionismo». D'altronde il gioco è anche istruttivo. «Tutta la vita è un susseguirsi di sfide - spiega -. Chi gioca d'azzardo, senza eccessi, impara a saper vincere come a saper perdere. Insomma impara le regole primarie che regolano la nostra vita». Ma anche chi, come Enzo Ghinazzi (in arte Pupo), gli eccessi li ha più che sfiorati, difende il gioco come strumento istruttivo. «Sono dieci anni che non gioco più - ricorda Pupo - ma solo quel continuo rimbalzare dalle sconfitte alle vittorie, quel continuo dover ricominciare da zero mi ha allenato a sufficienza per non soccombere. Mi ha dato la forza di reagire alle avversità». Lanza ricorda che la libertà individuale va sempre preservata, almeno fin quando l'attività del singolo non entra in contatto con la libertà di altri. E considerare chi beve un bicchiere di vino alla stregua di un alcolizzato è una brutalità che si ritrova pari pari nel modo di vedere gli appassionati dell'azzardo. E chiama a sostegno della sua tesi un altro campione libertario e liberale. «È come la questione dei pacchetti di sigarette - spiega Vittorio Sgarbi, che ieri ha partecipato alla presentazione del libro di Lanza -. Perché lo Stato sente la necessità di scriverci sopra che il fumo fa male, mentre allo stesso tempo incassa le accise sulla loro vendita? Io non fumo ma lo farei solo per quella stupida scritta». D'altronde, ricorda Lanza, che del gioco è anche un attento storico, la Chiesa e alcuni Papi hanno evitato di demonizzare il gioco. E propone l'esempio di Clemente XII che per primo liberalizzò il gioco d'azzardo con il fine di finanziare l'arte. «In ogni epoca e sotto ogni regime - puntualizza - le lotterie sono state sfruttate a dovere per rimpinguare le casse statali». Da esemplare libertario Lanza ha comunque chiamato alla presentazione del suo nuovo libro anche le voci scettiche, se non oppositive, della parlamentare Paola Binetti (Scelta civica) e dello psichiatra Domenico Mazzullo. La prima lamenta apertamente la schizofrenia dello Stato che da un lato, con il Ministero della Salute, si occupa della malattia sociale del gioco, dall'altro, con il Ministero delle Finanze, incassa grosse quote erariali grazie a questa attività. «Il nostro cervello - aggiunge Mazzullo - è programmato per provare piacere sia dal gioco d'azzardo che nell'assunzione di droghe. Come psichiatra mi sento in dovere quindi di avvertire del pericolo insito nell'abuso del gioco e della droga». Molto, però, è stato fatto per correre ai ripari di questi potenziali pericoli. A ricordarlo è Massimo Passamonti, presidente di Sistema Gioco Italia (federazione che raggruppa tutte le aziende della filiera del gioco e dell'intrattenimento). «Ancora nel 2003 - spiega - il gioco d'azzardo era illegale e quindi gestito dalla criminalità. E fatturava quasi 20 miliardi l'anno. Ora normative e regolamenti fanno del caso italiano un'eccellenza nel mondo che attira investitori. E i 17,5 miliardi di spesa annua per il gioco non vanno demonizzati».

Commenti
Ritratto di Ausonio

Ausonio

Ven, 28/06/2013 - 09:18

tra Lanza e Dostoevskij con il suo "Il giocatore" so chi scegliere

Ritratto di Dragon_Lord

Dragon_Lord

Ven, 28/06/2013 - 10:31

tanto quando perdi al gioco e diventi povero insieme alla famiglia, al 90% ti suicidi oppure divieni alcolizzato oppure ladro e violento. Chiunque trae vantaggio dalle debolezze altrui è destinato a pagarne il prezzo non importa se è lo Stato stesso a creare il male e dolore tutto tende all'equilibrio naturalmente e spontaneamente